18 febbraio 2010

White Lies live: non male, ma l'audio...

Ieri sera mi sono dato una spolverata all'acconciatura anni '80, ho tirato fuori il chiodo dall'armadio, ho verificato allo specchio di non sembrare ancora un nonnetto (non rivelerò qui il risultato del test) e mi sono andato a ficcare in un contesto che più giovanilistico non si può: il live dei White Lies all'Alcatraz di Milano.

Età media del pubblico forse sui 18 anni e grande entusiasmo per una band che ha esordito da appena un anno con un buon album di pop-rock epico, arrangiato come se fosse un disco dei Joy Division (linee di basso e tom in grande evidenza, chitarra minimale) ma composto per i cori da stadio come un album degli U2 e venato di linee di tastiera furbette ed efficaci. Una carrellata di potenziali singoli che la band ha riproposto per intero sul palco dell'Alcatraz, dimostrando una buona tenuta dal vivo nonostante l'esperienza internazionale ancora molto breve.


Note positive: bella la scenografia, minimale ma di gran classe e molto funzionale allo stile della band; buona la performance del cantante Harry McVeigh (che in novembre aveva dovuto far slittare parte del tour per problemi alla voce) anche se calante qua e là (ma niente di grave); molto piacevole soprattutto vedere una band che nel 2010 sale sul palco senza un click in cuffia come guida, rischiando qualche svarione ritmico qua e là ma restituendo in compenso un "effetto live" che ultimamente viene un po' a mancare.

Ma tocca ora alla pesante nota dolente: possibile mai che si debba ascoltare un concerto a volumi assurdi (da far male ai timpani, e lo dice uno che non si fa scrupolo di farsi maltrattare sotto al palco) e distorsione dei bassi a livelli pazzeschi, a causa di una evidente cattiva gestione del PA? E dire che a fine concerto i fonici si stringevano la mano e si davano gran pacche sulle spalle per complimentarsi a vicenda. Questi dovrebbero essere dei buoni professionisti, ma o sono sordi, o sono in malafede, o hanno uno strano concetto del proprio mestiere. Non mi capitava da tempo di dover arretrare di venti metri per riuscire ad ottenere un ascolto decente, nemmeno fossimo sotto al palco di San Siro.

1 commento:

Michele ha detto...

Neanche noi usiamo il click :)

Complimenti bel blog e bella recensione.

Mik - On the loose