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8 novembre 2011

Who's Afraid of the Art of Noise Reprints?

Non so esattamente quando sia uscita questa ristampa del classico album degli Art of Noise, io l'ho vista solo da pochi giorni e nonostante abbia tentato di resistere, alla fine l'ho presa.

Non mi metto a raccontarvi quanto Who's Afraid of the Art of Noise abbia rivoluzionato la storia del pop. Chi ha conosciuto quei tempi, ricorderà benissimo la sensazione di straniante novità che emergeva dai solchi del vinile, e il sentimento che niente sarebbe più stato come prima.

La storia della band, del membro fondatore Trevor Horn e della sua etichetta discografica, meriterebbe un intero volume. Cerco dunque di evitare. Le note di copertina di questa riedizione mi hanno però portato a ripercorrere la storia discografica dell'album e a fare alcune considerazioni sulle ristampe, i bonus, gli inediti (e tutto quanto).

L'album fu originariamente pubblicato dalla ZTT in vinile e cassetta (con 3 diverse cover per diversi mercati) in epoca pre Compact Disc nel 1984. Fu poi brutalmente ristampato su CD nel 1986, per la Island, senza alcuna modifica alle tracce e un artwork impoverito (il retro era costituito dalla stampa della tracklist su uno sfondo anonimo, comune a tutte le uscite Island).

In casa ZTT lo smembramento del gruppo originale (che continuerà a pubblicare con lo stesso nome, ma per un'altra etichetta) porterà alla pubblicazione, curata da Trevor Horn, di una edizione antologica in CD intitolata Daft, contenente tutte le tracce dell'album, parte dell'EP Into Battle, e un paio di versioni dal maxi single Moments in Love. Il disco aveva il suo perchè (tanto è vero che per anni ne ho preferito l'ascolto rispetto all'album per la maggiore ricchezza) ma in nessun modo si poteva considerare l'edizione in CD di Who's Afraid.

E infatti, come le note di copertina del curatore Ian Peel tengono a precisare, questa è la prima vera edizione in CD dell'album (se non altro da parte dell'etichetta d'origine). Come si potrà dedurre dalla tracklist riportata in fondo a questo post, il materiale aggiuntivo è stato per una volta tanto selezionato con cura, e risponde ad un criterio cronologico e filologico molto rigoroso.

Lo stesso Peel aveva curato nei primi mesi di quest'anno la ristampa dell'EP del 1983 Into Battle, riproposto col running order originale, ma con l'aggiunta dell'intera sessione di registrazione successiva della band. La sessione conteneva il materiale grezzo che sarebbe stato poi usato per l'album del 1984 oggetto di questa seconda ristampa definitiva, che dunque non aggiunge altro materiale di studio o versioni alternative, ma due sessioni live per la BBC (sul CD audio), e tutto il materiale video riconducibile all'album (sul DVD).

Questo è un criterio sufficientemente corretto, per il mio approccio sempre più schizzinoso (e sempre più attento alla tasca). A questo punto, sembra scriteriato invece il metodo di selezione usato alcuni anni fa per la compilazione del cofanetto And What Have You Done With My Body, God? contenente una incredibile mole di tracce relativa al periodo ZTT (1983-84) tra versioni alternative, sessioni scartate, prove di studio e così via, ma anche, ad esempio, il medesimo EP Into Battle per intero. Ma vabbè, ormai ce l'ho, me lo tengo. Sarà una sofferenza dura ma necessaria.


Who's Afraid of the Art of Noise reprint tracklist:

CD1 (audio)

Original album:

01 A Time for Fear (Who's Afraid)
02 Beat Box (Diversion One)
03 Snapshot
04 Close (to the Edit)
05 Who's Afraid (of the Art of Noise)
06 Moments in Love
07 Memento0
8 How to Kill0
9 Realisation

Radio 1, November 1984 BBC live session:

10 'too busy talking'
11 Close (to the Edit)
12 'exploring the jungle'
13 Moments in Love
14 'arranged in a circle'
15 Beat Box (Diversion Seven)

Radio 1, March 1985 BBC live session:

16 From Science to Silence
17 Beat Box
18 Moments in Love

CD2 (DVD):

A Feast of Reason -- All Art:

01 'so what happens now?'
02 Beat Box
03 Close (to the Edit) (version one)
04 Closer (to the Edit) (cinema version)
05 Moments in Love
06 Art of Noise (live at The Value of Entertainment, June 1985)
07 Moments in Love (live around the world, Summer 1999)
08 Beat Box and Close (to the Edit) (live at Coexistence, June 2000)

All Noise:

09 When Art of Noise met Kenneth Williams (and Other Commercial Breaks) (Parts 1-9)
10 Close (to the Edit) (version three)
11 Moments in Love (version two)
12 Close (to the Edit) (version two)
13 Beat Box (edit)
14. so what happened next?

5 dicembre 2010

The Influence of the AoN

"The Art of Noise is paranoid" (dal testo di Something Always Happens).

La storia della mia passione smodata per gli AoN inizia da qualche parte tra il 1985 e il 1986, a casa di un amico che aveva appena scoperto il maxi single di Moments in Love, e subito a seguire l'album Who's Afraid (of the Art of Noise)?

Ripercorrere in poche righe la storia di questo progetto ambizioso e a tratti incredibile è difficile, perchè al di là dei dati biografici è necessario ricostruire il "prima" e il "dopo" AoN, una differenza che per i più giovani può essere arduo afferrare.

Negli anni '70 la musica elettronica era dominata dall'influenza di Kraftwerk e Tangerine Dream. Era il dominio assoluto dei sintetizzatori, dei beat minimali e dei primi sequencer, una mescolanza di fantascienza e atmosfere cosmiche, qualcosa che aveva a che fare con i viaggi nello spazio ed una visione del futuro tra utopia e distopia: Asimov ma anche l'incubo atomico tradotti su vinile.
Nei primi '80 il pop assimilò queste tendenze fondendole con la tradizione punk, dando vita al "synth pop": semplici melodie di sintetizzatore sovrapposte a fragili schemi basso/batteria/chitarra. Una formula dotata di grande fascino ma velocemente abusata, tanto che tra il 1980 e il 1983 si era già trascinata sul declivio di un declino imminente.

Ma nei primi anni '80 una dirompente innovazione tecnica si stava affacciando nel mondo della musica: il campionamento. Era una tecnologia costosissima e ancora dai grandi limiti. Pochi poterono iniziare a sperimentarla, ed erano in genere personaggi già dentro l'establishment musicale e con una certa disponibilità di mezzi. Uno tra questi fu ad esempio Peter Gabriel, che iniziò ad utilizzare i campionatori dal terzo album omonimo. Ma si trattava di musica ancora elitaria, molto concettuale, mescolata con influenze world e ancora dallo scarso potenziale pop (fino alla svolta di So, ma quella è già un'altra storia).

Trevor Horn (già produttore e musicista, vedi Buggles e Yes) decise invece di fondare qualcosa di totalmente nuovo. Raggruppati i musicisti Anne Dudley, JJ Jeczalik, Gary Langan e il giornalista musicale Paul Morley, diede vita ad un progetto che mescolava in modo inedito musica classica, influenze futuriste e un utilizzo aggressivo del Fairlight, all'epoca l'unico strumento in grado di gestire il campionamento in modo duttile e potente. Il nome "Art of Noise" fu mutuato dall'opera l'Arte dei rumori di Russolo, mentre l'immagine del gruppo, basata su maschere, sculture e citazioni dal sapore di inizio Novecento, erano opera di Morley, il cui apporto fu fondamentale ma limitato a questo aspetto.

Dopo il primo album le tensioni interne iniziavano già a sgretolare la coesione del gruppo: da un lato Horn e Morley puntavano molto sulla concettualità e sulla non-immagine, dall'altro Dudley, Langan e Jeczalik desideravano uscire allo scoperto come una vera band e ottenere anche riconoscimenti commerciali. La ebbe vinta il secondo gruppo, che mollò la ZTT di Horn e approdò alla China Records, con la quale pubblicò altri tre album prima di sciogliersi nel 1990. Seguì un profluvio di raccolte e collezioni di remix, fino a quando, negli ultimi anni del secolo ci fu una fugace riunione della band (escluso Jeczalik) con un album ispirato all'opera di Debussy.

L'importanza degli AoN potrebbe essere misurata sul numero di campionamenti che hanno a loro volta subìto. Il più noto è quello utilizzato dai Prodigy nel singolo Firestarter. Ma la loro influenza sulla musica degli anni '80 e '90 è ben più vasta e diffusa. L'intera scena "big beat" potrebbe essere considerata una rielaborazione di pezzi come Close (to the Edit), mentre l'approccio alla cover come momento di riappropriazione di una melodia in un contesto totalmente differente (Peter Gunn, Kiss) è una eredità ancora evidente nella produzione musicale degli anni '00.
La raccolta Influence appena sbarcata nei negozi non potrebbe dunque avere nome più appropriato.

L'edizione consta di 2 CD. Il primo è una sorta di vero e proprio best of, sebbene si discosti da quello già esistente per due ragioni: la scelta delle versioni che privilegia quelle finora inedite su CD (vedi i casi di Close (to the Edit), Legs, Paranoimia), e l'inserimento di 3 brani dall'ottimo album del 1999, che sebbene evidenzino la grossa frattura con lo stile del passato, dimostrano anche l'enorme potenzialità della nuova incarnazione della band. Il secondo disco consiste di unreleased experiments; contiene solo versioni totalmente inedite e qualche chicca sorprendente (un esempio su tutti: l'intera sequenza delle voci registrate da Camilla dalle quali furono estrapolate risate, "ehi" "yes" e cosa vià). Una vera e propria miniera per gli appassionati di questa band fondamentale per la storia del pop occidentale.

L'Arte è servita.

"The Art of Noise is paranoid. The Art of Noise is weird."