John Lydon dice che sì, questi sono proprio i PIL, e in apertura del primo brano lo proclama con soddisfazione: "Lucky you, this is PIL!".
Qualche dubbio, diciamolo subito, è lecito nutrirlo, anche se è vero che l'unico membro permanente della band negli anni dal 1978 al 1992 è stato il solo Lydon. Certamente, l'"immagine pubblica" della sigla non fu altro che quella dello stesso Johnny Rotten, che intendeva riciclarsi al momento dello scioglimento dei Sex Pistols.
Ma quell'immagine veniva trasposta in qualcosa che voleva essere innovativo, personale e commercialmente associabile all'immagine come prodotto in senso Warholiano. Un prolungamento della Rock & Roll Swindle di McLaren, in definitiva, ma sotto il controllo di Lydon e con ambizioni di qualità.
E il primo, ma soprattutto il secondo album della band - costruita attorno allo stesso Lydon ed alle figure allora praticamente sconosciute di Keith Levene e di Jah Wobble - dimostrarono che il gruppo era ben altro, e comunque non solo, che un tentativo di stare sul mercato a tutti i costi giocando sulla notorietà del leader. Il loro dub allucinato, e la miscellanea fino allora inedita di new wave, reggae, psichedelia, punk e techno ante-litteram fecero dei PIL una delle manifestazioni più esplosive, seminali ed enigmatiche del panorama tra la fine dei '70 e i primi '80.
Tra alterne fortune, cambi di formazione e mutamenti di stile - notevole l'episodio di Album del 1986, in cui confluirono personalità come Ginger Baker, Bill Laswell, Steve Vai, Ryuichi Sakamoto e Shankar - il gruppo infilò diverse buone prove, salvo poi perdersi un po' soltanto a fine percorso, pur avvalendosi all'epoca dell'apporto del sempre valido John McGeoch. Una carriera di cui andare ben fieri, a cui si aggiunse pochi anni più tardi l'interessante e molto sottovalutato Psycho's Path, a nome del solo Lydon.
Da allora ad oggi, un gran silenzio, e forse era semplicemente indice del fatto che non ci fosse più nulla da dire. Questo nuovo disco, a vent'anni dal precedente That What Is Not, dimostra ampiamente che era proprio questo il caso. C'è qua e là qualche giro di basso indovinato, qualche trovata orecchiabile, qualche momento nostalgico. Ma, per dirla ribaltando una orgogliosa affermazione del vecchio re del punk, non si sente traccia di sperimentazione, ossia proprio la ragione di esistenza del collettivo. Passi che la voce del nostro vecchio eroe non sia più la stessa, passi che le idee a livello compositivo non siano freschissime, ma certi arrangiamenti con la muffa, quelli no, proprio non li posso perdonare.
Per la cronaca: l'organico comprende Lu Edmonds (già alla chitarra nella formazione 86-88), Bruce Smith (batterista dall'86 al 90) e il polistrumentista Scott Firth, entrato nella band nel 2009. Nel frattempo Levene e Wobble, dopo aver rigettato la proposta di reunion, sono andati in giro a suonare Metal Box, facendo imbestialire Lydon. Dispettucci tra vecchi nemici-amici, si dirà, ma anche un'altra storia gloriosa che si chiude un po' in vacca. Il tempo passa e non è un galantuomo.
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27 maggio 2012
14 febbraio 2012
Aspettando la primavera
Dalis Car: Più di un anno dopo la morte di Mick Karn, sembra stia finalmente per vedere la luce l'EP dei Dalis Car che il bassista aveva registrato con Peter Murphy nell'autunno del 2010. Come vi avevo già riferito a suo tempo, si tratta di una collezione di cinque nuove tracce registrate dal duo, riunito a ben 26 anni dall'unico album, The Waking Hour. Il breve sodalizio artistico, nato dopo lo scioglimento delle band di origine (per chi fosse proprio capitato qui per caso: Japan e Bauhaus), si era chiuso quello stesso anno (1984) senza un seguito.Il titolo dell'Ep è InGladAloneness, e sarà distribuito in formato CD la prossima primavera, soltanto attraverso il negozio online di Karn su BurningShed.com. È possibile pre-ordinarlo già adesso per farselo spedire il 5 di aprile.
Fino ad ora la famiglia di Karn aveva reso disponibile una sola traccia dall'EP, una versione rimaneggiata di Artemis, uno strumentale proveniente da The Waking Hour, che è stato riassemblato dal duo con l'aggiunta della voce di Murphy. All'EP hanno contribuito Steve Jansen, Theo Travis e Jakko M. Jakszyk.
Public Image Limited: A 20 anni dall'uscita dell'ultimo album That What is Not, i PIL, nella nuova formazione assemblata da John Lydon, daranno alle stampe, in una data ancora imprecisata tra maggio e giugno di quest'anno, il nuovo disco di inediti, che sarà intitolato This is PIL.Si tratterà di 12 nuove tracce, anticipate per ora da un EP di 4 tracce che sarà disponibile solo nella versione in vinile. Il primo singolo, One Drop, è stato anticipato da Lydon in un programma della BBC, e può essere ascoltato qui.
Il leader - nonchè unico membro rimasto delle varie formazioni succedutesi dal 1978 al 1992 - ha dichiarato che l'album è stato "completato l'estate scorsa, e masterizzato a settembre", e che l'EP di One Drop è costituito da "quattro canzoni per dare un assaggio di cosa sia l'album, che conterrà 12 canzoni; si tratta di un sacco di musica che abbiamo messo assieme, ed è tutto materiale valido".
Colourbox: La 4AD ha pianificato per la prossima primavera un cofanetto che celebrerà i 30 anni dal debutto dei Colourbox, una band elettronica piuttosto atipica nel catalogo dell'etichetta. All'epoca il parco artisti 4AD era infatti dominato da formazioni new wave come Cocteau Twins, Clan of Xymox, X-Mal Deutschland, mentre i Colourbox proponevano un mix eclettico di dub, industrial, reggae, soul, r&B.Il box conterrà 4 CD per un totale di 59 tracce, e coprirà tutta la discografia della band, dal 1982 al 1986, incluso l'introvabile mini album che era stato accluso gratuitamente alle prime copie del debutto del 1985.
La selezione delle tracce è stata effettuata dallo stesso Martyn Young (uno dei due membri fissi della band assieme al fratello Steve). Il primo disco contiene il primo album del 1985 (intitolato Colourbox come tutte le uscite della band) ed il mini album di 7 tracce. Il secondo disco contiene tutti i singoli 7 pollici, mentre il terzo raccoglie tutte le versioni originariamente edite su 12 pollici. Sul quarto disco sono inclusi il debutto del 1983, un mini album di 4 tracce, una BBC session di 8 canzoni ed una versione inedita della canzone Arena.
Tracklist: Colourbox, Colourbox
DISC 1:
1. “Sleepwalker”
2. “Just Give ‘em Whiskey”
3. “Say You”
4. “The Moon Is Blue”
5. “Inside Informer”
6. “Punch”
7. “Suspicion”
8. “Manic”
9. “You Keep Me Hanging On”
10. “Arena”
11. “Edit The Dragon”
12. “Hipnition”
13. “We Walk Around The Streets”
14. “Arena II”
15. “Manic II”
16. “Fast Dump”
17. “Sex Gun”
DISC 2:
1. “Baby I Love You So” (7-inch)
2. “The Official Colourbox World Cup Theme” (7-inch)
3. “Hot Doggie”
4. “The Moon Is Blue” (7-inch)
5. “Breakdown (Version 1)” (7-inch)
6. “Tarantula (Version 1)” (7-inch)
7. “Philip Glass”
8. “Looks Like We’re Shy One Horse” (7-inch)
9. “Say You” (7-inch)
10. “Fast Dump” (7-inch)
12. “Keep On Pushing”
13. “You Keep Me Hanging On” (7-inch)
14. “Breakdown (Version 2)” (7-inch)
15. “Tarantula (Version 2)” (7-inch)
16. “Shadows In The Room”
17. “Punch” (7-inch)
DISC 3:
1. “Looks Like We’re Shy One Horse/Shoot Out” (12-inch)
2. “Baby I Love You So” (12-inch)
3. “The Official Colourbox World Cup Theme” (12-inch)
4. “Breakdown (Version 1)” (12-inch)
5. “Tarantula (Version 1)” (12-inch)
6. “Say You” (12-inch)
7. “Fast Dump” (12-inch)
8. “The Moon Is Blue” (12-inch)
9. “You Keep Me Hanging On” (12-inch)
10. “Breakdown (Version 2)” (12-inch)
11. “Tarantula (Version 2)” (12-inch)
12. “Punch” (12-inch)
DISC 4:
1. “Shotgun”
2. “Keep On Pushing”
3. “Nation”
4. “Justice”
5. “Arena” (Extended Version)
6. “Punch” (BBC Session)
7. “Kill It” (BBC Session)
8. “Bleach” (BBC Session)
9.” Water Up The Tap” (BBC Session)
10. “The Look Of Love” (BBC Session)
11. “You Keep Me Hanging On” (BBC Session)
12. “The Wanderer” (BBC Session)
13. “Low Rider” (BBC Session)
16 gennaio 2012
Public Image Remaster
Sono state pubblicate oggi in UK, e arriveranno a breve anche in Italia, le ristampe degli album dei Public Image Limited e dell'unico album solista di John Lydon. Il piano prevede la pubblicazione contemporanea delle versioni rimasterizzate di 10 album della band post-punk dell'ex leader dei Sex Pistols, ossia tutto il catalogo fatta eccezione per Metal Box (o Second Edition, titolo alternativo del medesimo album nell'edizione standard in jewel case ) che è stato già rimasterizzato e ripubblicato di recente (il primo in 3 CD nel classico box di metallo nel 2009, il secondo in unico CD, con le stesse versioni del primo, nel 2011).I titoli interessati dalla ristampa sono Public Image (1978, anche noto come First Issue), Paris In The Spring (1980, noto anche col titolo Paris Au Printemps), Flowers Of Romance (1981), Live In Tokyo (1983), This Is What You Want… This Is What You Get (1984), Compact Disc (1986, titolo dell'edizione in CD dell'album uscito originariamente col titolo Album per la versione in vinile oppure Cassette per quella in cassetta), Happy? (1987), 9 (1989), That What Is Not (1992). A questi si aggiunge Psycho's Path, l'unico disco a nome del solo John Lydon, uscito nel 1997 dopo lo scioglimento della band e considerato da molti l'ultimo album dell'era PIL, tenendo conto anche del fatto che il gruppo era ormai da molti album considerabile un progetto solista del cantante.
Non so se la qualità audio di queste edizioni sia migliorata in modo sensibile, sarà però un'occasione per quanti attendono da anni di mettere finalmente le zampacce su Happy? e 9, che sono da lungo tempo fuori catalogo e ormai impossibili da trovare anche girando per negozi dell'usato. Se proprio siete curiosi in merito alla possibilità di un ascolto migliore, vi sarà utile sapere che il remaster è quello già usato per l'edizione giapponese del 2011, quindi se vi va potete cercare in rete una recensione di quest'ultima. Io penso che mi terrò, almeno per ora, le mie brave vecchie copie. Non sarebbe la prima volta che mi butto su una serie di remaster e poi me ne pento, o per la spesa o per le differenze non gradite.
16 marzo 2010
Plastic Box reprint
Plastic Box è una raccoltona in 4 CD di materiale vario dei Public Image Limited di John Lydon.Pubblicato originariamente nel 1999, il box è stato recentemente ristampato e si trova di nuovo nei negozi a un prezzo piuttosto abbordabile.
L'operazione in se' sarebbe discutibile: gran parte del materiale proviene dai dischi di studio ed è dunque reperibile altrove; di contro, l'antologia è ben lungi dal comprendere l'opera omnia della band, anzi è compilata in modo da lasciar fuori almeno uno o due brani da tutti gli album, rendendo dunque indispensabile, per i completisti, l'acquisto di tutti i CD che compongono l'opus del gruppo.
Ma questo rientra nelle solite regole del gioco discografico, si tratta dunque di un peccato veniale ben perdonabile.
Quello che va valutato allora è cosa il box aggiunge alla discografia dei PIL. E da questo punto di vista si tratta di un lavoro ben fatto, in quanto il cofanetto recupera quasi tutto il materiale rimasto fuori dai dischi ufficiali, pubblicato finora soltanto sui singoli o altrimenti irreperibile.
Peccato soltanto che la nuova edizione lasci fuori il libretto di 36 pagine incluso nell'edizione del 1999 (sostituito da un più striminzito booklet di 8 pagine), e che il materiale inedito proposto da Martin Atkins non sia stato preso in considerazione dalla Virgin per la pubblicazione.
Disc 1:
01. Public Image (da First Issue)
02. The Cowboy Song (B side of Public Image single)
03. Theme (da First Issue)
04. Religion I (da First Issue)
05. Religion II (da First Issue)
06. Annalisa (da First Issue)
07. Low Life (da First Issue)
08. Attack (da First Issue)
09. Poptones (Radio 1, John Peel Session 17.12.79)
10. Careering (Radio 1, John Peel Session 17.12.79)
11. Chant (Radio 1, John Peel Session 17.12.79)
12. Death Disco (12” Remix)
13. 1/2 Mix - Megamix (Death Disco Remix)
14. No Birds Do Sing (da Metal Box)
15. Memories (da Metal Box)
Disc 2:
01. Another (B side of Memories single)
02. Albatross (da Metal Box)
03. Socialist (da Metal Box)
04. The Suit (da Metal Box)
05. Bad Baby (da Metal Box)
06. Radio 4 (da Metal Box)
07. Pied Piper (from Machine compilation)
08. Flowers of Romance (12")
09. Four Enclosed Walls (da Flowers of Romance)
10. Phenagen (da Flowers of Romance)
11. Track 8 (da Flowers of Romance)
12. Hymie's Him (da Flowers of Romance)
13. Under The House (da Flowers of Romance)
14. Banging The Door (da Flowers of Romance)
15. Go Back (da Flowers of Romance)
16. Francis Massacre (da Flowers of Romance)
17. Home is Where the Heart is (B side of Flowers of Romance single)
Disc 3:
01. This is Not a Love Song (12" Remix)
02. Blue Water (B side of This is Not a Love Song 12")
03. Bad Life (7" edit)
04. Question Mark (B side of Bad Life single)
05. Solitaire (da This is What You Want... This is What You Get)
06. Tie Me to the Length of That (da This is What You Want... This is What You Get)
07. Where Are You? (da This is What You Want... This is What You Get)
08. The Pardon (da This is What You Want... This is What You Get)
09. 1981 (da This is What You Want... This is What You Get)
10. The Order of Death (da This is What You Want... This is What You Get)
11. FFF (da Album)
12. Rise (da Album)
13. Fishing (da Album)
14. Round (da Album)
15. Home (da Album)
16. Ease (da Album)
Disc 4:
01. Seattle (da Happy?)
02. Angry (da Happy?)
03. The Body (US 12” Mix)
04. Selfish Rubbish (B side of Seattle single)
05. Disappointed (da 9)
06. Happy (da 9)
07. Warrior (UK 12” Remix)
08. USLS 1 (da 9)
09. Don't Ask Me (da The Greatest Hits... So Far)
10. Criminal (dalla soundtrack Point Break)
11. Luck's Up (da That What is Not)
12. God (da That What is Not)
13. Cruel (Radio 1, Mark Goodier Live Session 25.2.92)
14. Acid Drops (Radio 1, Mark Goodier Live Session 25.2.92)
15. Love Hope (Radio 1, Mark Goodier Live Session 25.2.92)
16. Think Tank (Radio 1, Mark Goodier Live Session 25.2.92)
15 agosto 2009
Colonna sonora per un ferragosto di città
Mi sveglio presto, fa già molto caldo, ho mal di testa. Le giornata inizia ma non vuole iniziare, l'aria viscosa mi manipola in modo molesto, muovermi mi causa fastidio. E' necessario qualcosa di lieve, che non cerchi di darmi una spinta che non tollererei, ma che mi coccoli un po', mi faccia sentire a casa. From the Heart degli Shadow Project mi sembra la scelta migliore. Le voci decadenti di Rozz Williams ed Eva O, che spiccano sugli arrangiamenti delicati di quest'album, mi tengono in piedi mentre preparo i primi due caffè della giornata.
Dopo questo inizio, è difficile proseguire senza scossoni. Scelgo Cold dei Lycia, un album che dovrebbe far pensare alle distese siberiane ma che a mio modo di sentire si adatta perfettamente anche ad un Sahara desolato e cementificato come la Milano del 15 di agosto.Quest'album è un plagio raffinatissimo di tutto il repertorio 4AD degli anni '80, rimescolato con una sensibilità tipicamente americana. Monotono, ripetitivo, quasi interminabile: i suoi pregi che sono, volendo, anche i suoi difetti (due categorie che spesso coincidono).
Prima di mezzogiorno decido di uscire a fare un giro in bicicletta. Se devo morire per la temperatura e l'afa, voglio che accada in modo eroico, mentre pedalo stoicamente nell'ora più calda dell'anno. Mi accompagna Ballate per Piccole Iene. Per diversi motivi. Perchè gli Afterhours sono la mia colonna sonora di questo agosto. Perchè glielo devo, perchè anni fa li ho snobbati, e perchè loro lo devono a me, per la tristezza che mi infondono. Per quella piccola iena che uccide ma non vuol morire. Per il suono sincero di quest'album maturo che suona come un'opera prima. Perchè l'amore è una malattia dalla quale non si sa guarire.
Sulla strada del ritorno cambio tutto. E' necessario che nel lettore scivoli qualcosa come Infini dei Voivod perchè io abbia la forza di tornare indietro, di non svenire per strada, di non lasciar andare la ruota anteriore della bicicletta nei binari del tram, così da rompermi la testa sul pavè.Che grande album, quest'ultimo dei canadesi.
La cosa che amo di più dei dischi dei Voivod è che ogni volta che li ascolto li trovo un po' più belli, un po' più incredibili, un po' più imprenscindibili.
E, ora e sempre, onore a Piggy, eroe immortale nel paradiso del metal.
Pomeriggio a casa. Gli occhi incollati allo schermo del PC, le dita lente sulla tastiera, mentre dalle casse dello stereo si spandono con cupa indolenza le note di Blues For The Red Sun dei Kyuss.Un disco nato dal deserto, che non si può non ripescare il 15 di agosto.
Cupo, sudato, pesante, ipnotico, lento, distorto, psichedelico, valvolare, tellurico, rovente, brutale, acido, corposo, pulsante, un lungo inno lisergico che macina tutto l'hard rock dei settanta e lo filtra in un amplificatore per basso.
Nel tardo pomeriggio mi trascino sul lenzuolo, trasformandolo subito in sindone. Eleggo Second Edition dei PIL a traghettatore nel mondo dei sogni confusi che seguiranno. Un disco che rappresenta i miei sedici anni, ed è soprattutto per questo che prediligo l'edizione "normale", quella senza il famoso "metal box": per la copertina che ho amato negli anni '80. Dire di quest'album qualcosa che non sia stata già detta, e molto meglio, mi risulta impossibile. Lascio allora che il basso di Jah Wobble e la voce stidula di John Lydon si scolpiscano fluttuando nella stanza, mentre vi si sovrappongono immagini oniriche della mia camera di adolescente.
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5 luglio 2009
John McGeoch (1955-2004)
Ci sono personaggi che attraversano la storia della musica lasciandovi un'impronta profonda, al punto da essere citati come importante fonte di ispirazione da generazioni di successori, ma che non riescono a raggiungere fama e notorietà, se non in ambienti ristretti agli appassionati ed agli addetti ai lavori.Uno a cui è toccata questa sorte è sicuramente John McGeoch, un chitarrista scozzese molto attivo tra il 1976 e il 1992, anni nei quali si alternò in diverse band dai nomi, questi sì, notissimi: fu infatti nell'organico di Magazine, Visage, Siouxsie And The Banshees, PIL.
McGeoch è stato un artista originale, dallo stile riconoscibile e molto personale. Usciva spesso dagli schemi di genere, ribaltando i clichè chitarristici abituali, e spesso ha delineato nuove traiettorie per lo sviluppo delle band alle quali ha contribuito.
Mi piace sottolineare in particolare un suo tratto caratteristico, quello di scegliere spesso di suonare l'ultima cosa che ci si potesse attendere dallo sviluppo del brano. Non fu un grande solista, ma il suo approccio armonico e il tipico stile negli arpeggi, oltre all'uso creativo dell'effettistica, lo pongono una spanna più sopra e dieci anni più avanti di molti contemporanei.
Iniziò la carriera artistica in pieno punk collaborando a band come The Skids e i Generation X di Billy Idol, prima di approdare ai Magazine di Howard Devoto. Con loro pubblicò i primi tre splendidi album, negli anni tra il '78 e l'80. Il suo apporto a questa grande band è fondamentale, ed anche alla sua creatività si devono gemme come Shot By Both Sides, The Light Pours Out of Me e A Song from Under the Floorboards.
Fece parte anche della formazione dei Visage, il gruppo seminale del movimento new romantic, nato per volontà di Steve Strange. Dal primo album va ricordato almeno il singolo Fade To Grey (1980), baciato da un grande successo commerciale e tuttora presente in qualsiasi compilation anni '80 che si rispetti.
Passò poi ai Banshees, una formazione nella quale, forse per i delicati equlibri interni della band, si sono alternati innumerevoli chitarristi. Tra tutti fu il più stabile (partecipò a 3 album tra l'80 e l'82), e più volte Siouxsie ha dichiarato che John è stato il miglior chitarrista della band e quello che maggiormente ha contribuito a definirne il sound, arrivando una volta a definirlo "il mio chitarrista preferito di tutti i tempi". Gli album nei quali appare in organico sono dei classici e contengono molti dei brani più noti della band: Happy House, Christine, Spellbound, Cascade, Melt!...
Lasciò il gruppo a seguito di un esaurimento nervoso (destino che lo unisce a Robert Smith, che mollò Siouxsie prima di un tour per il
medesimo motivo).Si dedicò poi agli Armoury Show, con i quali pubblicò il primo album, e a vari progetti e collaborazioni (da citare almeno la partecipazione al primo album solista di Peter Murphy).
Entrò infine nei Public Image Limited di John Lydon, gruppo che nella seconda metà degli anni '80 si affacciava al proprio declino, ma che darà alle stampe ancora tre album ricchi di spunti interessanti sebbene non sempre riusciti. Il gruppo si scioglierà definitivamente nel 1992.
Qui in pratica si spegne la carriera discografica di McGeoch. Dopo alcune ulteriori collaborazioni con diversi artisti, e qualche tentativo abortito di mettere insieme una nuova band, si dedicò infine all'attività di infermiere. Morirà nel sonno nel 2004, all'età di 48 anni.
A citarlo come grande fonte di ispirazione sono stati, tra gli altri, The Edge, John Frusciante, Dave Navarro, Johnny Marr, i Radiohead.
Per ulteriori approfondimenti potete partire dalla pagina a lui dedicata su Wikipedia, o dalle note sul sito dei PIL.
Vi propongo una discografia minima:
Magazine: Real Life (1978)
Magazine: Secondhand Daylight (1979)
Magazine: The Correct Use of Soap (1980)
Visage: Visage (1980)
Siouxsie And The Banshees: Kaleidoscope (1980)
Siouxsie And The Banshees: Juju (1981)
Siouxsie And The Banshees: A Kiss in the Dreamhouse (1982)
The Armoury Show: Waiting for the Floods (1985)
Peter Murphy: Should The World Fail To Fall Apart (1986)
Public Image Limited: Happy? (1987)
Public Image Limited: 9 (1989)
Public Image Limited: That What Is Not (1992)
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25 settembre 2007
La parola a Johnny
Finalmente. In questo 2007 solcato da un commercialissimo quanto poco sentito revival del punk, è stato infine pubblicato qualcosa di utile. L'avevo notato con la coda dell'occhio in libreria qualche giorno fa, ma l'usuale giallo della copertina e la solita foto di Johnny Rotten me l'avevano fatto frettolosamente catalogare come ennesimo libro sul '76-'77, come altri ne avevo visto spuntare negli ultimi mesi.E invece no, questa autobiografia di John Lydon viene a gettare un po' d'aria fresca su un fenomeno generalmente frainteso e vissuto ormai dall'editoria come puro folklore.
C'è da dire che l'edizione originale è del 1994, ma festeggiamo quanto meno l'edizione italiana e facciamo finta di niente.
Perchè mi piace tanto l'idea di questo libro (e sottolineo l'idea: non l'ho ancora letto, in effetti). Innanzi tutto, mi piace l'autore: Johnny Rotten è stato una delle teste pensanti del punk, molto più di quanto si fosse immaginato all'epoca, ed è stato anche uno dei più genuini esponenti di un'epoca e di una generazione, che non sempre sapeva cosa stava facendo. Lydon ha parlato poco, finora, della storia dei Sex Pistols. Quanto meno, ne ha parlato meno di molti giornalisti e di quel Malcolm MacLaren che lo stesso Lydon in questo libro definisce semplicemente "uomo di merda" (ebbene si, non l'ho letto ma una sfogl
iatina l'ho data).E poi mi piace il taglio: nessuna mitologia, nessuna apologia, nessuna esegesi, sembrano trasparire dal volume. Semplicemente, il racconto di ciò che è stato, vissuto dall'interno. Ossia, esattamente l'unica cosa che ci possa interessare, e che importi qualcosa.
"Alcuni s'immaginano l'era dei Sex Pistols in diverse gradazioni di bianco e nero. A dire il vero, i colori che ho in mente io sono verde neon o militare con rosa fluorescente: basta che diano fastidio. Può darsi che in fondo sia un intellettuale, ma ho sempre pensato che i colori, come le parole, come le intonazioni, influiscano sulle persone".
"(Sid) era diventato tutto quello che non volevo fossero i Sex Pistols: l'ennesimo rockettaro sfigato e drogato."
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