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20 aprile 2013

Diaframmate varie: demo, live, eventuali

Era datato 2009 il ciclo di ristampe in CD + DVD dedicato a 4 album "storici" dei Diaframma: Siberia (1984), 3 Volte Lacrime (1986), Boxe (1988) e Anni Luce (1992).

Non avendo la possibilità (o meglio, non essendo pratico ne' conveniente, ché volendo si potrebbe pure) di ristampare i titoli "assenti" Gennaio (EP, 1989) e In Perfetta Solitudine (1990), nel 2011 Federico Fiumani ha pubblicato il doppio LP (solo in vinile) Imperfetta Solitudine, raccolta delle demo dei due album in questione con l'aggiunta di alcuni inediti.

Due anni dopo esce, stavolta solo in CD, questo Studio Sessions ('95-'96), che raccoglie le demo (in questo caso però incomplete) dei due dischi successivi a Il Ritorno Dei Desideri (quest'ultimo, 1994, mai andato fuori stampa): Non È Tardi (1995) e Sesso E Violenza (1996). Ci sono 6 brani dal primo, 10 dal secondo, 3 inediti e una bonus track dal vivo.

Pur auspicando che prima o poi vengano comunque ristampati gli album originali, ho accolto con piacere quest'operazione per la freschezza delle versioni demo, che oltre a presentasi in una qualità non troppo dissimile da quella delle registrazioni finite su disco, offrono qualche ruvidezza di interpretazione o di arrangiamento che non mi dispiace affatto.

Segnalo inoltre qualche altro titolo recente che ripesca nel probabilmente sterminato archivio dello stesso Fiumani: Live 83 (anche questo solo su vinile) e Demos 1982 (idem). Una uscita in più per una band di culto come i Diaframma non è mai un problema. Ma questa confusione di formati mi lascia un po' perplesso. È vero che il vinile è di moda e che probabilmente il calcolo è corretto da un punto di vista commerciale, ma chi come me si intestardisce a non volerne acquistare (complici la mancanza del piatto e di ulteriore spazio in casa) si sente un po' tradito. Mannaggia Federico, al prossimo concerto ti cazzio (e poi ti lamenti che non vendi i CD).

7 aprile 2013

Saint Julian is back (from Cope Island)

Saint Julian è il terzo album solista nella complessa discografia di Julian Cope, e quello che segnò la svolta (provvisoria, col senno di poi) rispetto alle sue prime uscite soliste, marcate da una forte componente psichedelica e surreale, verso una fase più chiaramente pop.

Una scelta sottolineata dal passaggio alla Island Records, nonché dall'immagine sfoggiata da Cope in copertina: capelli corti, abbigliamento curato ed in linea con lo stile mainstream del 1987, fotografia patinata (un confronto con la cover del precedente Fried consente di farsi un'idea).

Da un punto di vista musicale l'album è un passo indietro rispetto all'eclettismo ed al fascino emanato dalle due opere precedenti. La produzione è tesa ad ottenere un suono pulito e potente, con un effetto di spersonalizzazione che mal si adatta al musicista di Liverpool. Anche la scelta dei brani, che in alcuni casi provengono da vecchie sessioni, uno addirittura dall'eopca pre-Teardrop Explodes, contribuisce a rafforzare la sensazione di una mancanza di coesione e di tensione artistica.

Eppure, come affermato dallo stesso Cope, l'album, pur non essendo uno dei suoi migliori, "ha i suoi momenti". Col senno di poi, sarà un buon banco di prova per il successivo Nation Underground, che pur appartenendo dal punto di vista sonoro allo stesso filone, si dimostrerà molto più interessante. E c'è qualche bel brano degno di memoria: i singoli Trampolene e Eve's Volcano, oltre alla stessa title track e ad una rilavorata World Shut Your Mouth.

Assente dai cataloghi da un bel po' di tempo, l'album è stato finalmente ristampato dalla Universal in edizione doppia, recuperando in pratica la Expanded Edition della Island del 2004. Il secondo CD è la riproduzione integrale della compilation The Followers Of Saint Julian edita nel 1997, una raccolta di tutto il materiale realizzato da Cope nel "periodo Saint Julian": recupera 3 EP degli anni 86-87 con tanto di remix, b-sides e una manciata di live.

Per i fan di Cope, una edizione praticamente necessaria. Per gli altri, compratevi prima Peggy Suicide e Jehovahkill, porca miseria. Nota di servizio: il prezzo che vedo in giro è sui 22 euro, e mi pare troppo esoso. Se lo cercate online ve la cavate con 16-17 euro, una cifra molto più sensata per un album che, comunque, ha il suo bravo quarto di secolo di età.

31 marzo 2013

Young Gods, ristampa del primo album

Il terzetto svizzero degli Young Gods, composto agli esordi da Franz Treichler (voce), Cesare Pizzi (sampler) e Frank Bagnoud (batteria, percussioni), prese il nome dal un EP del 1984 degli Swans.

Curioso come una delle band più influenti degli anni '80 abbia dato il nome ad un'altra delle band più influenti della medesima decade (il cui impatto si riverserà però soprattutto sugli anni '90). Ma poco accomuna i primi ai secondi, se non l'appartenenza ad una non meglio identificata onda "post industriale", ossia tutti quei musicisti che sentivano l'influenza dell'opera fatta da gruppi come i Throbbing Gristle alla fine degli anni '70, e la assorbivano in contesti spesso diversissimi.

Gli Young Gods aggiunsero agli ingredienti del genere (drumming brutale, atmosfere oscure, rumorismi spesso in evidenza), almeno una novità epocale: l'uso del campionatore come strumento dominante. E in particolare, i tre fanno uso, soprattutto nel primo album e nei due successivi, di abbondanti campionamenti di chitarre elettriche di matrice heavy metal. Una sorta di inclusione di un genere nell'altro, ma con l'ulteriore mescolanza di elementi diversi, vedi la canzone brechtiana, la musica sinfonica, e qualsiasi altra cosa capitasse nel calderone.

A tutto va aggiunta la voce, roca e spesso luciferina, di Treichler (ad oggi unico membro permanente) il quale condiva tutti i brani con la propria inconfondibile presenza. Alternando tra l'altro inglese, francese e tedesco, ossia aggiungendo una babele linguistica a quella sonora.

Il primo disco, omonimo, è del 1987, segue di un anno l'EP Envoyé! ed è il prodotto più grezzo ed oscuro degli Young Gods, i quali due anni dopo con L'Eau Rouge inizieranno un percorso di raffinamento forse inevitabile (ma indubbiamente interessante). Sparito dai cataloghi da molti anni, The Young Gods è stato finalmente ristampato, in edizione doppia con l'aggiunta del live at Fri-Son, finora inedito, dello stesso anno, dall'etichetta svizzera Two Gentleman.

Chi ama i primi Einstürzende Neubauten, o gli stessi Swans dei primordi, troverà qui materia di sicuro interesse. Ma anche chi volesse scoprire da dove viene quella mescolanza di metal ed industrial che imperverserà negli anni '90, e sulla quale capitalizzeranno (come al solito) altri nomi molto meno innovativi.

Comunque, si tratta appunto di un album classico, e non mi metterò a farne adesso una recensione nei dettagli. Trovo invece interessante sottolineare l'ottima qualità del secondo CD, che fotografa una band molto sicura di se' e assolutamente in grado di riprodurre dal vivo le proprie composizioni senza alcuna sbavatura di sorta. L'incedere marziale dei brani e l'orchestrazione di tastiere e campionamenti sembrano quasi uscire da un lavoro di studio, così come i grugniti e le urla del cantante, sempre frutto di un controllo preciso e non di uno sfogo giovanile. Il che è piuttosto sorprendente, visto che spesso il confronto tra i primi album delle band industrial e i loro live coevi offrono fratture anche molto marcate, qui del tutto inesistenti.

9 marzo 2013

The Sound, Durutti Column, JAMC... ristampe dalla 1972

Si chiama 1972 (un nome piuttosto enigmatico), è una etichetta californiana (sconosciutissima), ma si sta dando da un paio d'anni ad una serie di ristampe molto interessanti di band (soprattutto anglosassoni) degli anni '80 (e un po' di '90).

Profluvio di parentesi a parte (mai usarne troppe, mi insegnarono i miei maestri), mi sembra utile in particolare segnalare che dopo i primi due album dei Sound, ristampati l'anno scorso, tocca adesso al terzo album All Fall Down - stavolta in edizione cartonata, sempre senza bonus.

Contemporaneamente escono le ristampe dei primi due bellissimi dischi di Vini Reilly alias Durutti Column: Return of the Durutti Column ed LC. Il primo era introvabile da un po', del secondo potreste apprezzare l'edizione fedele all'originale e preferirla a quella in due CD ancora reperibile in giro.

Nuove edizioni anche per Barbed Wire Kisses (B-sides And More) e Sound of Speed dei Jesus And Mary Chain, dei quali la stessa etichetta aveva già ristampato altri titoli.

Una lista (incompleta?) delle ristampe della 1972 (che comprendono anche Aphex Twin, Television Personalities, Echo & the Bunnimen, Stereolab ed altri) la trovate qui.

La scelta dei titoli può sembrare un po' caotica (qualche album davvero irreperibile, qualcosa che invece si può ancora trovare nelle edizioni di qualche anno prima...) ma chissà che non vengano fuori altre belle sorprese (tanto per dirne una: ma nessuno pensa mai ad una ristampa degli Wah! di Pete Wiley?)


31 dicembre 2012

Falco!!!

Ora vi racconto una storia, una storia molto semplice, alquanto banale e praticamente priva di una trama vera e propria.

Il protagonista è un ragazzino di 13 anni, l'anno è il 1985. Il ragazzino, che ovviamente sono io, è timido, curioso e ha qualche problema sul versante socializzazione. La sua visione del mondo ancora è molto libresca e ben poco reale, ma vuole a tutti i costi integrarsi con quei compagni così strani, tutti molto più adulti di lui, o almeno così gli paiono, e dunque quasi irraggiungibili nei loro discorsi misteriosi da cui lui resta inevitabilmente escluso.

Soprattutto però quel ragazzino timido è attratto dalla musica. La musica pop, si intende, perchè è quella la scoperta appena fatta. Prima c'è stata giusto un po' di musica classica, ma in casa non ci sono dischi, se non una vecchia raccolta di canzoni napoletane, un album di canti natalizi e, per motivi che a lui sfuggono, un solo disco di un solo cantante: Innamorarsi alla mia età di Julio Iglesias.

Alla radio però c'è un altro mondo. È il 1985, e non devo spiegarvi niente: c'è una tale esplosione di grandissimi inni pop che il nostro giovanotto problematico potrebbe esplodere di acne, se ne soffrisse. Mi pare di ricordare non ne soffrisse particolarmente, ma per prima cosa decide di comprare un disco di Madonna: Like A Virgin, un titolo ed una copertina che lui allora quasi non capisce, ma il turbamento è assicurato, anzi maggiore, e pure migliore, ammantato com'è di mistero e senso di profanazione di tabù nemmeno immaginati.

Il secondo album a 33 giri sarà Falco 3. Ma, in mezzo, una pletora di 45 giri che non si riesce neppure ad elencarli tutti: Eurythmics, Simple Minds, Ultravox, Duran Duran, e anche tanta robaccia che oggi quasi nemmeno più ce la ricordiamo, cose come Dan Harrow e Samantha Fox. I gusti ancora si devono formare, certi distinguo verranno dopo: è l'epoca della fascinazione, ogni cosa passi per radio sembra importante, i pochi spiccioli messi da parte vengono conteggiati fino a quando si raggiungono le 3000 lire necessarie, e via ad accaparrarsi la canzone mancante.

È anche l'inizio della fine: 27, quasi 28 anni dopo, ancora accumulo dischi. Ma questa è un'altra storia.

Quello che accade ad un certo punto in questa storia è che nel tredicenne, sempre più febbricitante per l'influenza da pop, si affaccia una curiosità: cosa sono quei dischi grandi come un 33 giri ma che si suonano a 45 giri? Sa che si chiamano "remix", ma il concetto gli è poco chiaro. Un compagno di classe, a sua volta poco informato ma abituato a millantare conoscenze che non ha, gli svela che sono elaborazioni elettroniche, lavori di sintesi, che i migliori li fa una certa casa discografica (?), e insomma lo lascia con le idee ancora meno chiare.

Il nostro allora decide di comprare, per forse 7000 lire di allora, quello che porta il tirolo di una canzone che lo fa letteralmente impazzire: Rock Me Amadeus, una hit di Falco dal gusto molto kitsch ma dai suoni potenti, impreziosita dalla voce caratteristica del cantante austriaco che lo colpisce particolarmente.

Il remix si rivela una bomba: la Salieri Version di Rock Me Amadeus, pur raccogliendo il peggio del peggio della cultura della remiscelazione anni '80 (ma anche qualche invenzione genialoide), sarà la porta per un mondo magico in cui la musica si offrirà non solo come materia fissata, come merce da subire, ma si disvelerà anche nella propria natura versatile, porgendo quella malleabilità che era prima insospettata e che da quel momento strizzerà l'occhio al protagonista (che ancora oggi spippola manopole, ahimè).

Quella particolare versione esisteva solo nel vinile del 1985, venduto negli anni '90. Mai ristampata in CD, appare oggi in questa raccolta di materiale di Falco nella serie So80s. Non ho resistito, e nonostante la natura ovviamente un po' dubbia dell'operazione, ho preso il doppio album.

Potevo restare senza Salieri Version? E già che ci siamo, senza il Metternich Arrival Mix di Vienna Calling o senza il Rough Mix di It´s All Over Now, Baby Blu? Certo, ho portato a casa anche tanta robaccia, ma il salto nel passato è stato impagabile.

Dopo quel remix, come già detto, presi il 33 giri di Falco, e poi qualcuno mi regalò Welcome To The Pleasure Dome dei Frankie Goes To Hollywood, che già apriva nuove strade, ma qualcosa iniziò a precipitare con l'acquisto di The Head On The Door dei Cure.

Beh, adesso vado a girare il ragù, pare sia l'ultimo dell'anno, ci vediamo nel prossimo.

CD1 - Der Kommissar (Extended Version) / That Scene (Ganz Wien) / Maschine brennt (Specially Remixed 12" Version) / Auf der Flucht (Specially Remixed 12" Version) / unge Roemer (Extended Version) / Rock Me Amadeus (Salieri Version) / Vienna Calling (The Metternich Arrival Mix) / Jeanny (Extended Version) / Coming Home (Jeanny Part 2, Ein Jahr danach) (Extended Version) / The Sound Of Musik (Extended Rock 'N Soul Version) / Emotional (Extended Version)
CD2 - Body Next To Body (Dance Mix) with Brigitte Nielsen / Wiener Blut (12" Remix) / Satellite To Satellite (Extended Remix Version) / Helden von heute (Extended Version) / Kann es Liebe sein? (Single Edit) with Désirée Nosbusch / Urban Tropical (Extended Version) / Männer des Westens – Any Kind Of Land (Extended Version) / It´s All Over Now, Baby Blue (Rough Mix) / Ganz Wien (Instrumental Single Version) / Junge Roemer (Dub Version) / Vienna Calling (The "Vienna Girls" Sax Mix Max) / The Sound Of Musik (Instru-Mental Version) / Emotional (Her Side Of The Story)


PS: dopo una carriera altalenante, ed una vita non priva di episodi complicati, Falco morì nel 1998, a poco meno di 41 anni, per un incidente stradale.

24 dicembre 2012

Buon Natale con Rowland & Lydia

Il Natale è notoriamente una merda, e nulla può redimerlo. L'unico Natale buono è un Natale morto, come l'unico matrimonio buono è quello in cui vengono offerti agli ospiti confetti di piombo.

Ok, diciamolo per chiarezza, "shotgun wedding" non fa riferimento, come si potrebbe pensare in un sussulto d'ignoranza, ad un matrimonio condito da una sparatoria, ma al classico "matrimonio forzato", quello dovuto per capirci ad una gravidanza non prevista e per la quale i parenti chiedono una "riparazione". Ma insomma, sempre di violenza di tratta, lo sposo rischia la pelle se non adempie, e quindi il concetto ben si accosta a 'sto maledetto 24 Dicembre che è una frzatura annuale a cui tocca sottoporsi in ogni caso.

Perchè sperpero retorica dozzinale per introdurre questo post? Perchè il disco in questione, Shotgun Wedding appunto, mancava all'appello della discografia ufficiale da anni e anni; era diventato insomma uno di quegli oggetti mitologici di cui si inizia anche a mettere in dubbio l'esistenza. Collaborazione tra Lydia Lunch e Rowland S. Howard, prodotto da Foetus nel 1991, l'album trasuda lacrime, droga, perdizione e disperazione come solo questo simpatico terzetto poteva riuscire a fare.

Non sapevo che fosse stato finalmente ristampato fino a quando non l'ho scovato casualmente nel pomeriggio pre-natalizio di oggi. L'edizione è impreziosita dall'aggiunta del singolo Some Velvet Morning e di una manciata di brani dal vivo. Quale migliore regalo poteva capitarmi? Certo, me lo sono pagato da solo, ma non stiamo troppo a sottilizzare, di questi tempi tutto fa brodo. Ora per favore non fate troppo casino che apparecchio la tavola, mi preparo una mono porzione di tortelli in brodo, mi riempio un bicchiere e mi sparo il CD a palla. Buon 'stocazzo anche a voi.

9 dicembre 2012

Mark Stewart back from the 80's

Ogni tanto la Mute si decide a stampare un po' di copie di qualcuno tra i titoli classici di cui è in possesso, e le mette in circolazione senza troppa pubblicità. Non si tratta propriamente di ristampe, visto che l'edizione è identica e formalmente non c'è neppure alcuna variazione nei codici che possa permettere di distinguere la nuova tiratura dalla precedente. È però evidente il fenomeno, vista l'improvvisa disponibilità di titoli dopo anni di sostanziale irrintracciabilità.

Quest'anno è stato il turno di diversi album dei Cabaret Voltaire, della discografia di Boyd Rice come NON, e adesso di due vecchi album di Mark Stewart.

Il primo è l'omonimo del 1987, capitolo terzo della carriera solista di Stewart, ed è una vera e propria gemma del dub industriale, un disco che fa del plagiarismo la propria missione e che aprirà la strada agli anni '90 influenzando massicciamente le tendenze elettroniche del decennio a venire. Molto materiale è rubato e rimasticato in una modalità all'epoca del tutto rivoluzionaria. Basti citare Stranger, una traccia basata su un frammento delle Gymnopédies di Eric Satie e che sostanzialmente inventa il trip-hop (ascoltare per credere).

Il secondo è Metatron del 1990, un album meno riuscito, esempio di quanto spesso i maestri, dopo aver spianato la strada, non riescano a volte a sfruttare in modo originale le proprie stesse intuizioni. Il dub presentato nelle otto tracce del disco è efficace e a tratti trascinante ma non aggiunge molto di nuovo a quanto già realizzato, e suona stavolta un passo indietro rispetto a quanto accadeva nell'anno in corso. Non per questo meno meritevole di essere acquisito nella discografia dell'ex leader del Pop Group.


16 settembre 2012

Death Box, malloppone per i fan di Rozz

Ancora una volta l'americana Cleopatra Records riesce nel doppio obiettivo di fare opera meritevole da un lato e di far storcere il naso ai puristi dall'altro.

L'opera meritevole, questa volta, consiste nella ristampa di tutto il materiale dei Christian Death degli anni '90 con Rozz Williams, con un ricco book da 50 pagine ad accompagnare il contenuto musicale.

La scelta discutibile è invece quella di aver ficcato tutto quanto in un box di 5 CD, senza alcun rispetto per il formato di pubblicazione originario da cui proviene il materiale proposto.

Col risultato che i vecchi fan, già in possesso di buona parte dei dischi qui raccolti, o si comprano tutto il box per recuperare una manciata di tracce (a prezzo abbordabilissimo, va detto: poco più di 30 euro); oppure lasciano perdere e continuano a cercarsi quel disco originale che gli manca in collezione, ben sapendo che la Cleopatra a ristamparli uno ad uno con la rispettiva grafica d'origine non ci pensa nemmeno (salvo farlo a sorpresa tra qualche anno).

Esaurite le mie valutazioni da collezionista psicopatico, vado a elencarvi quanto viene assemblato in questo Death Box (titolo di grande originalità, nevvero). Chi siano i Christian Death e Rozz Williams, beh, se non lo sapete non vi interessa nulla di quanto qui esposto. Ascoltatevi il fondamentale Only Theatre of Pain (1982) e poi fatevi risentire.

CD1
Iron Mask (1992): l'album di rientro di Rozz alla testa di una band col nome Christian Death, che compila nuove registrazioni di vecchi brani.
Skeleton Kiss (1992): EP con due remix della title track, un altro remix e un brano live
The Original Shadow Project (1990): l'inclusione di questo EP è discutibile, in quanto formalmente attribuito ad un'altra band (che ha dato vita a sua volta a 3 album), ma storicamente fu questo il punto di origine che diede vita ai nuovi Christian Death di Rozz
CD2
The Path Of Sorrows (1993): il primo album di studio composto di brani originali
Invocations (1994): di questo album, raccolta di studio outtakes e live del periodo 81-89, vengono qui inclusi solo i brani di studio; una scelta comunque poco coerente con l'ordine cronologico
CD3
The Rage Of Angels (1994): il secondo album di studio di brani originali
Death In Detroit (1995): raccolta di remix
CD4
Death Mix (1996): remix album
CD5
Sleepless Nights (1990): live album
Every King A Bastard Son (1992): album solista di Rozz, qui incluso senza logica alcuna...
DVD
Live In Los Angeles (1993): il live del decennale, con la formazione originale del periodo 83/84

Ingrandite l'immagine per le tracklist nel dettaglio:

24 giugno 2012

Wishful Remaster

Della ristampa di A Secret Wish vi avevo parlato un paio d'anni fa, vi rimando dunque a quella pagina per storia e considerazioni sui Propaganda e la loro storia con la ZTT.

Stavolta si parla invece di Wishful Thinking, il disco di versioni remix che venne pubblicato nel 1985, pochi mesi dopo l'uscita di quel primo e unico album della band.

Si trattava di un'operazione tipicamente "ZTT anni '80": l'album fu assemblato con cura meticolosa, e realizzato decostruendo, ricostruendo, remixando e ricompilando le canzoni del disco di inediti, dando vita insomma ad un'opera a se' stante. Non esattamente la stessa cosa che limitarsi a mettere in fila le versioni alternative già prodotte per i singoli a 7" e 12", come divenne prassi comune per i "remix album", moda passeggera ma gloriosa (uno degli ultimi avvistati fu negli anni '90 quello delle versioni dub di Protection dei Massive Attack) di cui d'altronde proprio questo è uno dei primissimi esempi.

Sebbene fosse andato incontro ad un fallimento comerciale, il disco è rimasto nel cuore dei fan della band di Claudia Brücken e Susanne Freytag, forse anche per la scarsità d'altro materiale. Non aveva però conosciuto fino ad ora alcuna particolare riedizione, se non l'abituale successione di ristampe in CD per la Island, la Universal, la Repertoire e la stessa ZTT.

Viene rispolverato solo adesso e riceve l'aggiunta di diverse bonus nell'ambito della Element Series della ZTT, che ha già visto ristampe ampliate degli stessi Propaganda, degli Art Of Noise, dei Frankie Goes To Hollywood.

L'operazione è un po' controversa. Il merito principale è quello di portare alla luce due versioni di p:Machinery con la chitarra di John McGeoch, registrata in uno degli infiniti esperimenti dell'etichetta ma mai aggiunta alle versioni date alle stampe all'epoca. Per il resto, il materiale addizionato è di non eccezionale interesse, e poco aggiunge di nuovo. Vero che il collezionista apprezza questo ed altro, ma fa un po' strano osservare che dopo la ristampa in 2 CD di A Secret Wish, e questa edizione ampliata di Wishful Thinking, non si sia ancora trovato posto per il 7" mix di Jewel!

Comunque, se non ce l'avete già in edizione normale, è l'occasione buona per portarlo a casa, considerata anche la saggia politica di prezzi bassi tenuta dall'etichetta per la Element Series. 

Disturbdances
1 Abuse 3:30    
2 Machined 6:54    
3 Laughed!8:54    
4 Loving 0:47    
5 Jewelled 7:44    
6 Loved 6:43    
7 Abuse 4:18    
8 Thought 2:38

Deviations
9 Strength To Dream (Outtake 04.02.84) 2:29    
10 p:Machinery (The Beta Wraparound) 10:47    
11 The Murder Of Love (Murderous Instrumental) 4:29    
12 Dr Mabuse (Outtake 24.04.85) 5:41    
13 Frozen Faces (A Secret Sense Of Rhythm) 5:09    
14 p:Machinery (The Voiceless Beta Wraparound Edit) 4:25

2 maggio 2012

Underworld: The Anthology 1992 2012

Superstar della variopinta ed iperattiva scena elettronica degli anni '90, gli Underworld sono in realtà sulla scena dagli anni '80, quando erano cantante e chitarrista dei Freur, enigmatica band che regalò alla scena synth pop un singolo straniante (Doot-Doot) e sparì alla chetichella dopo il secondo album.

Riformatisi come Underworld, pubblicarono alla fine degli anni '80 due dischi di pop-funk-rock molto strambi e sinceramente poco riusciti (laddove i due dischi a nome Freur erano stati due piccole gemme naive).

Chiunque altro avrebbe mollato, viste anche le vendite deludenti, e invece loro tirarono in barca un noto DJ e realizzarono Dubnobasswithmyheadman, ossia uno degli album fondamentali per l'elettronica di tutti i tempi e per gli anni '90 in particolare.

Da allora hanno inanellato una sequenza di ottimi, sebbene rari, album di studio, una hit planetaria nella colonna sonora di Trainspotting, e svariati trionfi ai festival di mezzo mondo, fino a presenziare quest'anno alle cerimonie delle Olimpiadi (il che non rende migliore la loro valutazione come musicisti, ma testimonia il loro peso sulla scena).

Questa raccolta in 3 CD ne celebra la carriera in modo tradizionale sui primi due CD, che snocciolano i loro brani più noti, e con mia immensa gioia aggiungendo un intero CD di inediti, tra i quali molte composizioni che avrebbero ben figurato sugli album ufficiali.

Che volete di più? Va bene, se proprio chiedete di più, è uscito anche A Collection, raccolta condensata in disco singolo ma con 3 brani in più, altrimenti non presenti in altri dischi a nome Underworld, che testimoniano collaborazioni con altri artisti.

Buona notizia: il tutto a prezzo ragionevole, quindi comprate che gli artisti vivono così.

31 marzo 2012

Talk Talk reprints

Ristampe in arrivo per una delle più grandi band degli anni '80. Nati come gruppo synth-pop e divenuti famosi grazie a singoli di grande presa come It's My Life e Such a Shame, si fecero via via sempre più raffinati e colti, includendo elementi jazz, classici e art-rock, e dando vita a sonorità complesse ed eteree, pervase dalla voce unica dello straordinario Mark Hollis.

Trovarono ancora posto in classifica fino al terzo album, che conteneva la gemma Life's What You Make It (tra i singoli più magici del decennio), mentre col quarto abbandonarono definitivamente ogni commercialità e si diedero ad atmosfere rarefatte che assieme ad una grande solidità musicale ne fanno un classico senza tempo. Dopo un cambio di etichetta seguì un quinto disco, se possibile ancora più lunare del precedente, e poi più nulla.

I primi quattro dischi, editi dalla EMI e già ri-editi negli anni 90, stanno adesso per vedere una nuova ristampa in CD. Niente bonus tracks, solo l'artwork è stato espanso con la supervisione dello stesso Mark Hollis.

Il terzo e quarto album verranno però ristampati anche in vinile, in edizione "super lusso" a 180-grammi, con accluso un DVD audio con le stesse tracce presentate in un nuovo mix stereo in formato LPCM 96 kHz/24 bit. A differenza delle edizioni CD e del vinile, i DVD comprendono una bonus ciascuno (le B-side “It’s Getting Late This Evening” e “John Cope”).

L'anno scorso il quinto album era stato a sua volta ristampato in vinile, ma resta praticamente introvabile in CD, in quanto in quel formato non viene ristampato dai tempi della prima edizione (e lasciatemi dire della soddisfazione provata a suo tempo quando lo trovai finalmente, ancora sigillato, in un mercato dell'usato per pochi spicci).

Non ho citato i titoli degli album nel testo per evitare confusione , ma eccoli qua:

1982 - The Party's Over (ristampa in CD, 2012)
1984 - It's My Life (ristampa in CD, 2012)
1986 - The Colour of Spring (ristampa in CD e vinile + DVD, 2012)
1988 - Spirit of Eden (ristampa in CD e vinile + DVD, 2012)
1991 - Laughing Stock (ristampa in vinile, 2011)

Aggiungo la segnalazione del loro DVD live, pubblicato qualche anno fa, che offre una eccellente performance dal vivo di una band al massimo della forma.

5 marzo 2012

Ristampa per i primi due album dei Sound

L'intera discografia dei Sound (ad eccezione dell'ultimo album, Thunder Up) era stata oggetto di una eccellente opera di ristampa, una decina d'anni fa, da parte della Renascent, una piccola etichetta londinese nata originariamente al solo scopo di dare alla luce l'opera della band di Adrian Borland (salvo poi dedicarsi alla ristampa di altri titoli degli anni '80, vedi ad esempio gli ottimi Comsat Angels).

Sfortunatamente, ad eccezione di pochi titoli (qualche live e le BBC sessions) le ristampe della Renascent sono ormai andate fuori catalogo, rendendo difficile, a chi si avvicinasse adesso a questa eccellente e purtroppo ancora poco nota formazione, accaparrarsene gli album.

I Sound sono stati un gruppo sfortunato sin dalle origini, per motivi che risultano di difficile comprensione a chi si imbatte solo adesso nella loro produzione: i loro dischi contengono elementi seminali che faranno la fortuna di molte altre band (nota la polemica con gli U2). L'ostacolo principale potrebbe essere stata, paradossalmente, proprio la figura di Borland, eccellente interprete in studio ma non particolarmente carismatico sul palco e nelle interviste, a differenza di altri più istrionici personaggi a lui contemporanei che seppero capitalizzare meglio il momento. Una serie di fallimenti commerciali e gravi problemi personali lo porteranno al suicidio nel 1999, senza che una giusta operazione di riscoperta gli avese mai consentito di vedersi riconoscere i propri indubbi meriti storici, se non da una base di fan irriducibili.

I primi due titoli dei Sound, Jeopardy e From The Lions Mouth, vedono in questi giorni una nuova ristampa, ad opera di un'altra piccola etichetta indipendente, la 1972 (artefice nel frattempo di altre ristampe degne di attenzione). I due album vengono rilasciati in una edizione decisamente sobria, in jewel case standard e senza alcuna bonus track. Se non li possedete, vi consiglio caldamente di cogliere l'occasione di porre rimedio a quella che è una mancanza imperdonabile nella vostra collezione.

14 febbraio 2012

Aspettando la primavera

Dalis Car: Più di un anno dopo la morte di Mick Karn, sembra stia finalmente per vedere la luce l'EP dei Dalis Car che il bassista aveva registrato con Peter Murphy nell'autunno del 2010. Come vi avevo già riferito a suo tempo, si tratta di una collezione di cinque nuove tracce registrate dal duo, riunito a ben 26 anni dall'unico album, The Waking Hour. Il breve sodalizio artistico, nato dopo lo scioglimento delle band di origine (per chi fosse proprio capitato qui per caso: Japan e Bauhaus), si era chiuso quello stesso anno (1984) senza un seguito.

Il titolo dell'Ep è InGladAloneness, e sarà distribuito in formato CD la prossima primavera, soltanto attraverso il negozio online di Karn su BurningShed.com. È possibile pre-ordinarlo già adesso per farselo spedire il 5 di aprile.

Fino ad ora la famiglia di Karn aveva reso disponibile una sola traccia dall'EP, una versione rimaneggiata di Artemis, uno strumentale proveniente da The Waking Hour, che è stato riassemblato dal duo con l'aggiunta della voce di Murphy. All'EP hanno contribuito Steve Jansen, Theo Travis e Jakko M. Jakszyk.

Public Image Limited: A 20 anni dall'uscita dell'ultimo album That What is Not, i PIL, nella nuova formazione assemblata da John Lydon, daranno alle stampe, in una data ancora imprecisata tra maggio e giugno di quest'anno, il nuovo disco di inediti, che sarà intitolato This is PIL.

Si tratterà di 12 nuove tracce, anticipate per ora da un EP di 4 tracce che sarà disponibile solo nella versione in vinile. Il primo singolo, One Drop, è stato anticipato da Lydon in un programma della BBC, e può essere ascoltato qui.

Il leader - nonchè unico membro rimasto delle varie formazioni succedutesi dal 1978 al 1992 - ha dichiarato che l'album è stato "completato l'estate scorsa, e masterizzato a settembre", e che l'EP di One Drop è costituito da "quattro canzoni per dare un assaggio di cosa sia l'album, che conterrà 12 canzoni; si tratta di un sacco di musica che abbiamo messo assieme, ed è tutto materiale valido".

Colourbox: La 4AD ha pianificato per la prossima primavera un cofanetto che celebrerà i 30 anni dal debutto dei Colourbox, una band elettronica piuttosto atipica nel catalogo dell'etichetta. All'epoca il parco artisti 4AD era infatti dominato da formazioni new wave come Cocteau Twins, Clan of Xymox, X-Mal Deutschland, mentre i Colourbox proponevano un mix eclettico di dub, industrial, reggae, soul, r&B.

Il box conterrà 4 CD per un totale di 59 tracce, e coprirà tutta la discografia della band, dal 1982 al 1986, incluso l'introvabile mini album che era stato accluso gratuitamente alle prime copie del debutto del 1985.

La selezione delle tracce è stata effettuata dallo stesso Martyn Young (uno dei due membri fissi della band assieme al fratello Steve). Il primo disco contiene il primo album del 1985 (intitolato Colourbox come tutte le uscite della band) ed il mini album di 7 tracce. Il secondo disco contiene tutti i singoli 7 pollici, mentre il terzo raccoglie tutte le versioni originariamente edite su 12 pollici. Sul quarto disco sono inclusi il debutto del 1983, un mini album di 4 tracce, una BBC session di 8 canzoni ed una versione inedita della canzone Arena.

Tracklist: Colourbox, Colourbox

DISC 1:
1. “Sleepwalker”
2. “Just Give ‘em Whiskey”
3. “Say You”
4. “The Moon Is Blue”
5. “Inside Informer”
6. “Punch”
7. “Suspicion”
8. “Manic”
9. “You Keep Me Hanging On”
10. “Arena”
11. “Edit The Dragon”
12. “Hipnition”
13. “We Walk Around The Streets”
14. “Arena II”
15. “Manic II”
16. “Fast Dump”
17. “Sex Gun”

DISC 2:
1. “Baby I Love You So” (7-inch)
2. “The Official Colourbox World Cup Theme” (7-inch)
3. “Hot Doggie”
4. “The Moon Is Blue” (7-inch)
5. “Breakdown (Version 1)” (7-inch)
6. “Tarantula (Version 1)” (7-inch)
7. “Philip Glass”
8. “Looks Like We’re Shy One Horse” (7-inch)
9. “Say You” (7-inch)
10. “Fast Dump” (7-inch)
12. “Keep On Pushing”
13. “You Keep Me Hanging On” (7-inch)
14. “Breakdown (Version 2)” (7-inch)
15. “Tarantula (Version 2)” (7-inch)
16. “Shadows In The Room”
17. “Punch” (7-inch)

DISC 3:
1. “Looks Like We’re Shy One Horse/Shoot Out” (12-inch)
2. “Baby I Love You So” (12-inch)
3. “The Official Colourbox World Cup Theme” (12-inch)
4. “Breakdown (Version 1)” (12-inch)
5. “Tarantula (Version 1)” (12-inch)
6. “Say You” (12-inch)
7. “Fast Dump” (12-inch)
8. “The Moon Is Blue” (12-inch)
9. “You Keep Me Hanging On” (12-inch)
10. “Breakdown (Version 2)” (12-inch)
11. “Tarantula (Version 2)” (12-inch)
12. “Punch” (12-inch)

DISC 4:
1. “Shotgun”
2. “Keep On Pushing”
3. “Nation”
4. “Justice”
5. “Arena” (Extended Version)
6. “Punch” (BBC Session)
7. “Kill It” (BBC Session)
8. “Bleach” (BBC Session)
9.” Water Up The Tap” (BBC Session)
10. “The Look Of Love” (BBC Session)
11. “You Keep Me Hanging On” (BBC Session)
12. “The Wanderer” (BBC Session)
13. “Low Rider” (BBC Session)

16 gennaio 2012

Public Image Remaster

Sono state pubblicate oggi in UK, e arriveranno a breve anche in Italia, le ristampe degli album dei Public Image Limited e dell'unico album solista di John Lydon. Il piano prevede la pubblicazione contemporanea delle versioni rimasterizzate di 10 album della band post-punk dell'ex leader dei Sex Pistols, ossia tutto il catalogo fatta eccezione per Metal Box (o Second Edition, titolo alternativo del medesimo album nell'edizione standard in jewel case ) che è stato già rimasterizzato e ripubblicato di recente (il primo in 3 CD nel classico box di metallo nel 2009, il secondo in unico CD, con le stesse versioni del primo, nel 2011).

I titoli interessati dalla ristampa sono Public Image (1978, anche noto come First Issue), Paris In The Spring (1980, noto anche col titolo Paris Au Printemps), Flowers Of Romance (1981), Live In Tokyo (1983), This Is What You Want… This Is What You Get (1984), Compact Disc (1986, titolo dell'edizione in CD dell'album uscito originariamente col titolo Album per la versione in vinile oppure Cassette per quella in cassetta), Happy? (1987), 9 (1989), That What Is Not (1992). A questi si aggiunge Psycho's Path, l'unico disco a nome del solo John Lydon, uscito nel 1997 dopo lo scioglimento della band e considerato da molti l'ultimo album dell'era PIL, tenendo conto anche del fatto che il gruppo era ormai da molti album considerabile un progetto solista del cantante.

Non so se la qualità audio di queste edizioni sia migliorata in modo sensibile, sarà però un'occasione per quanti attendono da anni di mettere finalmente le zampacce su Happy? e 9, che sono da lungo tempo fuori catalogo e ormai impossibili da trovare anche girando per negozi dell'usato. Se proprio siete curiosi in merito alla possibilità di un ascolto migliore, vi sarà utile sapere che il remaster è quello già usato per l'edizione giapponese del 2011, quindi se vi va potete cercare in rete una recensione di quest'ultima. Io penso che mi terrò, almeno per ora, le mie brave vecchie copie. Non sarebbe la prima volta che mi butto su una serie di remaster e poi me ne pento, o per la spesa o per le differenze non gradite.

30 dicembre 2011

Ciao 2011, ovvero il mega post di fine anno

Ho sempre avuto sulle balle i consuntivi di fine anno (parlo di quelli musical-discografici, ma in altra sede potrei estendere il concetto...).
Non mi metterò dunque a dire cosa salvare e cosa buttare dell'anno passato ne' a tirare giù una classifica dei dischi "importanti". Questa roba non frega a nessuno, e poi in quelle liste si finisce sempre per dire delle cavolate pazzesche (non che non ne dirò lo stesso).

Ho però da parte un po' di titoli di dischi ascoltati, digeriti e per i quali non ho trovato tempo di dare conto qui. Il mega post di fine anno lo dedico dunque a questi album, poche righe ciascuno (almeno, spero di contenermi). Si tratta soprattutto di raccolte e ristampe, mi spiace se a volte so un po' di muffa ma di roba attualissima ho ascoltato proprio poco.
Per ragioni di comodità, procedo a ritroso: da quelli usciti a fine 2011, ad un disco di fine dicembre 2010 che ho amato molto e che per me rientra a diritto nelle uscite di gennaio.

Kate Bush: 50 Words For Snow

Per il suo secondo album di inediti in 18 anni (il precedente era stato Aerial nel 2005, e prima ancora The Red Shoes nel 1993), Kate Bush sceglie di proporci 7 brani lunghi, accomunati da un legame con la neve, anzi, come dice la stessa autrice, "appoggiati su uno sfondo di neve che cade". È un disco invernale ma certo non "natalizio", che si ammanta del fascino di un panorama in bianco e nero, lentamente e silenziosamente coperto dal manto bianco, ma certo non "freddo". La Bush inanella una dopo l'altra sette composizioni ammalianti, dense ma ricche di spazi, caratterizzate da una crescita lenta ma ben sviluppata, e impreziosite da una voce che a 53 anni non conosce incrinature e dai dettagli lasciati qua e là con sapienza dal manipolo di musicisti di valore che la accompagnano. Palma d'oro per la title track, una specie di scherzo teatrale, dove vengono snocciolati 50 nomi per la neve (di cui parte si sospetta inventati), e per Snowed in at Wheeler Street, efficace duetto con Elton John tra due amanti costretti alla separazione.

The Fall: Ersatz GB

Cosa dire del ventottesimo (o ventinovesimo? i pareri discordano...) album di studio dei Fall? Premesso che qualsiasi disco della band di Mark E. Smith, anche il peggiore, è sempre un disco degno di essere ascoltato, e aggiunto che questo non è per nulla il peggiore, sono tentato di dirvi solo che dovreste ascoltarlo, così come tutti gli altri precedenti e probabilmente quelli che seguiranno. Anzi, vi dirò proprio e soltanto questo.
La formazione è la stessa di Your Future Our Clutter (2010) e Imperial Wax Solvent (2009), un primato di longevità per i Fall. Anche la ricetta è la medesima dei due predecessori: rock di stampo assortito, su solidi giri di basso e con la solita, inconcepibile voce ubriaca di Smith a narrare storie strampalate.

Throwing Muses: Anthology

La prima raccolta retrospettiva dei Throwing Muses arriva in coincidenza con il 25ennale del primo album della band della 4AD. Non c'è molto da dire sulla band di Tanya Donnelly e Kristin Hersch che non sia già storia: 8 album di cui l'ultimo nell'ormai lontano 2003, sconfinamenti della Donnelly nelle Breeders e nei Belly (due ottimi side project), una sezione ritmica interessante nelle mani di Dave Narcizo e un songwriting difficilmente inquadrabile se non nella tradizione post punk femminile (Slits, Raincoats), dalla quale comunque si discosta in modo originale. Il doppio CD si giova di una bella edizione cartonata, e di una selezione accurata da parte della band, che in due dischi presenta una scelta di brani dagli album (CD1) ed una raccolta di canzoni che altrimenti sarebbero state disponibili solo in singoli, EP o colonne sonore (CD2). Non è un "greatest hits": mancano alcuni successi, anzi a volte sono stati privilegiati brani meno noti ma evidentemente più cari alla band. Dire che è una bella raccolta è poco. Io l'ho comprato e me lo sono spupazzato un bel po'.

Sixteen Horsepower: Yours, Truly

Sono passati 6 anni dallo scioglimento ufficiale della band di David Eugene Edwards e soci, e 9 anni dal loro ultimo album di studio. Sembra dunque tardiva questa antologia, ma il fatto che il nostro sia ancora in giro con gli splendidi Wovenhand ne fa una scelta dopotutto tempestiva.
La logica applicata per selezionare la compilation è a un tempo simile e diversa da quella del doppio dei Throwing Muses. Il secondo disco è anche qui dedicato agli inediti, che in questo caso sono spesso versioni alternative. Il primo è stato affidato non alle preferenze dei membri della band, ma a quelle del pubblico, che è stato invitato a votare i propri brani preferiti. Ne è uscita una raccolta assassina (per quanto riguarda il primo disco), che è per una volta un vero "best of", ma rappresenta ovviamente un elemento inutile per chiunque possieda la discografia completa. Il secondo disco è interessante, e molto goloso per i fan, ma non all'altezza del primo. Un oggetto un po' strano, nobilitato soprattutto dall'eccellente realizzazione grafica.

Tom Waits: Bad As Me

Il buon vecchio Tom è tornato con un disco di inediti dopo ben 7 anni di silenzio (Real Gone era datato 2004) e una raccoltona in tre CD nel mezzo che aveva quasi fatto temere un ritiro.
L'album è godibile, quasi orecchiabile in confronto alle prove del Waits "seconda maniera".
Una raccolta di belle canzoni che non aggiunge nulla di importante a quanto sappiamo già del "cantautore di Pomona", ma che rinfranca i fan che iniziavano a sentirsi orfani.
Si viaggia tra ballate oscure, momenti di ubriachezza ritmica, crooning malinconico e veloci passaggi all'inferno: gli ingredienti di casa Waits sono serviti in tavola con la perizia di un grande chef.

Mick Harvey: Sketches From The Book Of The Dead

Harvey è noto ai più come (ex) chitarrista dei Bad Seeds di Nick Cave. In realtà ha avuto una carriera ben più complessa, anche se vissuta in buona parte all'ombra del Re Inchiostro: chitarrista dei Boys Next Door, poi dei Birthday Party, infine dei Bad Seeds, ha accompagnato il compagno più famoso per la bellezza di 36 anni (dal 1973 al 2009).
Nel frattempo ha prestato la propria opera anche nei Crime And The City Solutions, e si è pure levato lo sfizio di una carriera solista: quattro dischi a suo nome fino ad ora, i primi due dedicati a reinterpretazioni delle canzoni di Serge Gainsbourg, altri due a cover di vari altri artisti, fatta eccezione per sole 4 canzoni originali. Questo quinto disco è dunque il primo vero album di Mick Harvey, se così vogliamo dire. Costato quattro anni di gestazione, l'album è un concept su un argomento difficile ma caro ad un certo pubblico: la dipartita da questo mondo. Musicalmente il disco è caratterizzato da ritmi lenti, sonorità prevalentemente acustiche e uno stile in generale più intimo di quello tipico degli altri album di Harvey. Non ho gridato al miracolo per le canzoni, che fanno sentire una certa mancanza di originalità, ma il disco nell'insieme è apprezzabile e per qualche motivo mi è caro. Sarà per il primo brano, dedicato a Rowland S. Howard, che da solo vale l'intero CD.

Big Sexy Noise: Trust The Witch

Il secondo capitolo della band capitanata da Lydia Lunch conferma quanto espresso nel primo album, e ne rappresenta se possibile una versione ancora più radicale.
Noise, no wave, hardcore, garage, sono tutte etichette che si potrebbero spendere per descrivere ciò che semplicemente è la fusione di rabbia ed erotismo, ossia cià che da sempre predica la strega evocata dal titolo.
Una dimostrazione di energia e di resistenza allo scorrere del tempo che fa quasi impressione.
Assieme alla ristampa del classico 13.13 ad opera de Le Son Du Maquis, è stato per me uno dei titoli imprenscindibili del 2011.

The Raincoats: Odyshape

Da quanto tempo mancava una ristampa di questo classico del 1981? Almeno 18 anni, a quanto riporta Discogs, e ci credo senza problemi visto che non ne avevo mai visto una copia in circolazione.
Come sempre quando parlo di ristampe, ho qui la scelta tra rievocare la storia dell'album e soprassedere con la considerazione che esiste abbondante materiale in rete per chi volesse approfondire.
Scelgo per una volta la seconda opzione, limitandomi a dire che l'anarchia schizoide di quest'album è delizia per le mie orecchie.
Nota di merito per l'edizione, sobriamente filologica, custodia in cartone con libretto ben fatto.

Radiohead: The King Of Limbs

Se ne è parlato così tanto che al momento avevo evitato di aggiungere le mie modeste impressioni. A distanza di molti mesi, posso dire che confermo l'idea che sia un passo falso.
Avevo ascoltato In Rainbows in rotazione continua (pur con una iniziale diffidenza). Questo invece non è riuscito a entrarmi in testa ne' a farsi amare.
I motivi sono più o meno quelli detti da tutti: poca unitarietà, forse troppi esperimenti mal coniugati tra loro. Le otto composizioni sono tutte interessanti e al di sopra della media di quasi qualsiasi band in attività, ma questo si può dire anche per qualunque b-side inclusa nei loro singoli.
Questo non sembra un album, tutto qua. Tra qualche anno lo ascolteremo con nostalgia.

Oceansize: Self preserved while the bodies float up
Un titolo che nonostante gli sforzi non ho ancora imparato. Eppure il disco l'ho ascoltato molto. Uscito a dicembre 2010, ho iniziato ad ascoltarlo i primi di gennaio in un viaggio in treno. Al primo impatto mi sono detto che si trattava di un capitolo decisamente interessante nello sviluppo della loro discografia, un passo difficile ma fatto nella giusta direzione. Poi ho scoperto che gli Oceansize si erano sciolti nel darlo alle stampe, e ci sono rimasto male: il discorso dello "sviluppo" si ferma qui. Peccato, perchè pur essendo potenzialmente insidioso modificarsi all'interno del proprio stesso elemento - la complessità della proposta e l'originalità delle loro composizioni fanno sì che queste rischino sempre di avvitarsi su se' stesse, come era accaduto parzialmente nel pur bello Everyone Into Position - qui alla band era riuscito il miracolo di innovarsi restando se' stessi. Non semplicemente "il quarto disco degli Oceansize", dunque, ma una raccolta di brani coraggiosi, di musica con mille rimandi ma senza riferimenti espliciti o agganci facili. L'epitaffio di una band che vanta innumerevoli tentativi (falliti) di imitazione.

Postilla: quelli che non mi sono proprio andati giù.

1. Un sincero fanculo ai Rammstein che hanno pensato bene di partorire una inutilissima raccolta (con inedito, naturalmente) in non so quante versioni a prezzi letteralmente incredibili. La carriera degli allegri cattivoni teutonici è in fase calante e questa ne è solo una conferma.
2. Mi sono sorbito un paio di volte l'album di James Blake cercando di capire cosa ci sentissero tutti di nuovo e di entusiasmante, ma non ho trovato ne' novità ne' emozioni. Un esercizio di stile, anzi, piuttosto stantìo.
3. Mi ha deluso il nuovo album di Gary Numan, a quanto pare fatto di materiale scartato da incisioni precedenti - e non me ne sorprendo.
4. Non dico nulla sull'album di Lou Reed e Metallica per non aggiungermi inutilmente al coro degli scontenti. Come disco di Reed non è male. Cosa ci facciano i Metallica non si sa.
5. Sonno profondo, ma proprio profondissimo, sul versante italiano: mi ha annoiato anche l'album di Dente, che al quarto giro è sempre se' stesso ma inizia a stancarmi, mentre ho decisamente aborrito quella bruttura sonora che è Il sorprendente album d'esordio dei Cani (titolo carino, va detto). Cito questi due tanto per fare due esempi ma potrei proseguire. Mi pare che l'inseguimento di mode e tendenze stia alla fine ammazzando la pur fievole ventata di novità che c'era stata negli ultimi anni. Che poi in Italia esca anche qualche bel disco, vabbè, lo sappiamo: succede anche nelle peggiori famiglie. (PS: mi si chiede qualche esempio, eccoli qua: Zen Circus, sulla fiducia il Teatro degli Orrori, e nonostante tutto anche i Verdena.)

20 novembre 2011

Throbbing (and remastered and expanded) Gristle

Non era mai stata data finora una sistemazione che si potesse considerare definitiva al catalogo dei Throbbing Gristle.

Un po' strano considerando l'importanza del quartetto. La Mute Records, che ha gestito le edizioni della band fino al 2010, ha mancato l'occasione di farlo; ci pensa dunque ora la Industrial Records, ossia la storica etichetta fondata dalla band nel 1976 e riattivata circa 12 mesi fa proprio con questo intento.

Gli album sono già pronti, in versione vinile, CD e download digitale, e stanno uscendo con cadenza settimanale, a partire dal 31 ottobre scorso.

Trovate i primi 4 già nei negozi, l'ultimo sarà disponibile dalla settimana prossima:

31 ottobre: The Second Annual Report
7 novembre: D.O.A.
14 novembre: 20 Jazz Funk Greats
21 novembre: Heathen Earth
28 novembre: Greatest Hits

Tutti i brani sono stati rimasterizzati da Chris Carter, ed è stato creato un nuovo packaging in digipak in modo da riprodurre nel miglior modo possibile l'aspetto degli artwork originali.

Ogni uscita include un secondo CD di performance live risalenti all'epoca dell'uscita dell'album. Non ho ancora avuto modo di ascoltarli, quindi non saprei dirvi se la qualità audio degli album è effettivamente migliorata, anche se suppongo sia lecito aspettarselo, e se i live selezionati siano sufficientemente interessanti da meritare la spesa: intorno ai 20 € per uscita, per un totale di 100 € complessivi.

Mi chiedo poi che ne sia stato di tutte le altre uscite che questa serie di ristampe non prende in considerazione. Ci sarebbero ad esempio In the Shadow of the Sun (colonna sonora del film di Derek Jarman), il cosidetto First Annual Report (ossia le prime registrazioni uscite su cassetta e poi oggetto di un classico bootleg con questo titolo), TG Now (uscito in edizione limitatissima nel 2004 e del tutto introvabile). Oltre, naturalmente, a Desertshore, il disco in lavorazione che si attende(va?) per il 2012. Dopodichè, la storia delle leggende dell'industrial si potrebbe dire chiusa, essendo chiaro che nessuno sostituirà Sleazy dopo la sua scomparsa. Ma si sa, mai dire mai.

8 novembre 2011

Who's Afraid of the Art of Noise Reprints?

Non so esattamente quando sia uscita questa ristampa del classico album degli Art of Noise, io l'ho vista solo da pochi giorni e nonostante abbia tentato di resistere, alla fine l'ho presa.

Non mi metto a raccontarvi quanto Who's Afraid of the Art of Noise abbia rivoluzionato la storia del pop. Chi ha conosciuto quei tempi, ricorderà benissimo la sensazione di straniante novità che emergeva dai solchi del vinile, e il sentimento che niente sarebbe più stato come prima.

La storia della band, del membro fondatore Trevor Horn e della sua etichetta discografica, meriterebbe un intero volume. Cerco dunque di evitare. Le note di copertina di questa riedizione mi hanno però portato a ripercorrere la storia discografica dell'album e a fare alcune considerazioni sulle ristampe, i bonus, gli inediti (e tutto quanto).

L'album fu originariamente pubblicato dalla ZTT in vinile e cassetta (con 3 diverse cover per diversi mercati) in epoca pre Compact Disc nel 1984. Fu poi brutalmente ristampato su CD nel 1986, per la Island, senza alcuna modifica alle tracce e un artwork impoverito (il retro era costituito dalla stampa della tracklist su uno sfondo anonimo, comune a tutte le uscite Island).

In casa ZTT lo smembramento del gruppo originale (che continuerà a pubblicare con lo stesso nome, ma per un'altra etichetta) porterà alla pubblicazione, curata da Trevor Horn, di una edizione antologica in CD intitolata Daft, contenente tutte le tracce dell'album, parte dell'EP Into Battle, e un paio di versioni dal maxi single Moments in Love. Il disco aveva il suo perchè (tanto è vero che per anni ne ho preferito l'ascolto rispetto all'album per la maggiore ricchezza) ma in nessun modo si poteva considerare l'edizione in CD di Who's Afraid.

E infatti, come le note di copertina del curatore Ian Peel tengono a precisare, questa è la prima vera edizione in CD dell'album (se non altro da parte dell'etichetta d'origine). Come si potrà dedurre dalla tracklist riportata in fondo a questo post, il materiale aggiuntivo è stato per una volta tanto selezionato con cura, e risponde ad un criterio cronologico e filologico molto rigoroso.

Lo stesso Peel aveva curato nei primi mesi di quest'anno la ristampa dell'EP del 1983 Into Battle, riproposto col running order originale, ma con l'aggiunta dell'intera sessione di registrazione successiva della band. La sessione conteneva il materiale grezzo che sarebbe stato poi usato per l'album del 1984 oggetto di questa seconda ristampa definitiva, che dunque non aggiunge altro materiale di studio o versioni alternative, ma due sessioni live per la BBC (sul CD audio), e tutto il materiale video riconducibile all'album (sul DVD).

Questo è un criterio sufficientemente corretto, per il mio approccio sempre più schizzinoso (e sempre più attento alla tasca). A questo punto, sembra scriteriato invece il metodo di selezione usato alcuni anni fa per la compilazione del cofanetto And What Have You Done With My Body, God? contenente una incredibile mole di tracce relativa al periodo ZTT (1983-84) tra versioni alternative, sessioni scartate, prove di studio e così via, ma anche, ad esempio, il medesimo EP Into Battle per intero. Ma vabbè, ormai ce l'ho, me lo tengo. Sarà una sofferenza dura ma necessaria.


Who's Afraid of the Art of Noise reprint tracklist:

CD1 (audio)

Original album:

01 A Time for Fear (Who's Afraid)
02 Beat Box (Diversion One)
03 Snapshot
04 Close (to the Edit)
05 Who's Afraid (of the Art of Noise)
06 Moments in Love
07 Memento0
8 How to Kill0
9 Realisation

Radio 1, November 1984 BBC live session:

10 'too busy talking'
11 Close (to the Edit)
12 'exploring the jungle'
13 Moments in Love
14 'arranged in a circle'
15 Beat Box (Diversion Seven)

Radio 1, March 1985 BBC live session:

16 From Science to Silence
17 Beat Box
18 Moments in Love

CD2 (DVD):

A Feast of Reason -- All Art:

01 'so what happens now?'
02 Beat Box
03 Close (to the Edit) (version one)
04 Closer (to the Edit) (cinema version)
05 Moments in Love
06 Art of Noise (live at The Value of Entertainment, June 1985)
07 Moments in Love (live around the world, Summer 1999)
08 Beat Box and Close (to the Edit) (live at Coexistence, June 2000)

All Noise:

09 When Art of Noise met Kenneth Williams (and Other Commercial Breaks) (Parts 1-9)
10 Close (to the Edit) (version three)
11 Moments in Love (version two)
12 Close (to the Edit) (version two)
13 Beat Box (edit)
14. so what happened next?

7 novembre 2011

Annunci sparsi per uscite varie in tempi diversi ed eventuali

Leggo in giro di diverse uscite, ristampe, live e robe varie da vecchie glorie degli anni '80. Vi riporto qualcuna delle più interessanti o curiose. Escludo dalla breve carrellata il DVD live dei Talking Heads, che dovrebbe essere appena arrivato nei negozi e che prevedo di recensire appena me lo sarò goduto, nelle prossime settimane.

Si parte con Siouxsie & The Banshees, gloriosa band che ha attraversato gli anni '80 e '90 e sulla quale è ormai calato un sipario che, a quanto pare dalle recenti dichiarazioni degli ex membri, sarebbe definitivo. Il bassista Steven Severin - del quale si vocifera anche che possa stare meditando un ritorno dei Glove assieme al socio Robert Smith, ma questa è un'altra storia - ha annunciato un progetto titanico: un mega box set da 20 dischi che dovrebbe includere tutti gli 11 album in studio, più la raccolta completa dei singoli, varie registrazioni live (non quelle della BBC, per le quali esiste già un box in 2CD e 2 DVD) e varie apparizioni televisive, incluso un DVD con l'intera performance del 1981 alla televisione tedesca (della formazione con John McGeoch), e forse anche l'apparizione della band all'Almost Acoustic Christmas, trasmessa dalla KROQ del 1991. Severin dice che questo "va inteso come il box 'completo'. [...] Se avrai questo più 'At the BBC' più 'Downside Up' avrai TUTTO tranne i video, che presumo vedranno infine la luce come set separato." La prospettiva è interessante, ma non so quanto sarà appetibile il prezzo di un simile "mostro" per chi ha già acquistato prima la vecchia edizione in CD dei dischi in studio, e poi le ristampe di qualche anno fa. Sarebbe gradita la disponibilità separata delle registrazioni finora inedite.

Visto che ho nominato il vecchio zio Bob, faccio un salto dalle parti dei Cure. Si sono perse le tracce del cosiddetto "dark album" che avrebbe dovuto emergere dai pezzi registrati e non inclusi in 4:13 Dream. Robert Smith ha detto che ha assolutamente intenzione di far uscire quelle canzoni, ma che il progetto non è attualmente argomento di discussione nella band. Il che si può anche capire, visto che il chitarrista Porl Thompson ha di nuovo lasciato il gruppo, mentre vi è rientrato il tastierista Roger O'Donnell. A proposito, alzi la mano chi è riuscito a star dietro alla lineup dei Cure negli ultimi 10 anni. Comunque, la notizia è che è stata annunciata l'uscita di un live in 2 CD, contenente l'intera setlist della serata registrata al Bestival dello scorso settembre. La formazione è, appunto, quella successiva all'uscita di Thompson ed al ritorno di O'Donnell. Smith ha anche annunciato di avere intenzione di realizzare una edizione in DVD di Reflections, il concerto all'Opera House di quest'anno, nel quale sono stati eseguiti Three Imaginary Boys, Seventeen Seconds e Faith, oltre a diversi altri brani dell'epoca, con diversi ex-membri sul palco (tra cui Laurence Tolhurst), ma lo stesso Bobby suppone "che il Live in Paris 2008 possa batterlo sul tempo", riferendosi probabilmente ad un concerto dei Cure al Palais Omnisport de Paris-Bercy il 12 marzo 2008.

Annunciato a più riprese, potrebbe essere finalmente in arrivo l'EP dei Dalis Car, registrato da Peter Murphy e Mick Karn nei giorni precedenti alla prematura scomparsa del bassista, avvenuta nel gennaio di quest'anno dopo una lunga e impietosa malattia. L'ex leader dei Bauhaus ha fatto sapere che l'EP - composto da quanto si è potuto utilizzare delle registrazioni, che avrebbero dovuto dar vita ad un intero album - è pronto, artwork incluso, e che è stato consegnato da tempo alla famiglia di Karn, la quale ne disporrà come meglio crede. Anticipato già come imminente per l'ottobre del 2011, potrebbe in realtà vedere la luce in dicembre. Murphy nel frattempo si prepara ad un ulteriore tour promozionale per il suo ultimo album, e ha ribadito che non è prevista alcuna riunione dei Bauhaus, con buona pace dei fan. A quanto pare, l'alchimia tra l'ex vampiro e i restanti membri è finita per sempre. Come lo stesso cantante ha fatto notare, i Bauhaus si sono sciolti nel 1983, mentre Daniel Ash, David J e Kevin Haskins sono rimasti assieme come Love & Rockets fino all'altro ieri. Anche David J, per inciso, ha un nuovo album solista in uscita.

In arrivo anche il prossimo disco di studio dei Killing Joke, il secondo con la formazione originale riunitasi nel 2010 per Absolute Dissent. La band ha annunciato di aver già inciso 26 pezzi e di stare lavorando alla selezione del materiale da includere nell'album, che vedrà la luce nel 2012.
Per non mettere mai fine alla incredibile successione di live e ristampe, sulla quale vi do' ogni tanto un aggiornamento, la band ha annunciato anche l'uscita nel prossimo gennaio di Down By the River, un live registrato il primo aprile del 2011 a Londra. Il concerto sarebbe stato ripreso sotto la direzione del chitarrista Geordie, all'insaputa degli altri membri del gruppo. Come d'obbligo di questi tempi, l'uscita sarà in diversi formati, tra cui il download digitale, la classica versione 2CD/1DVD, un doppio vinile e varie altre. Considerato il numero di supporti in mio possesso col marchio JD, ci penserò un attimo. Devo dire però che la band è più in forma che mai, ripongo dunque ottime aspettative sul nuovo disco di studio. Farovvi sapere.

3 novembre 2011

Peel Sessions, le storia infinita

La EMI ha annunciato la pubblicazione di una nuova serie che raccoglierà una selezione delle mitiche sessioni di John Peel per la Radio 1 della BBC.
Il primo volume, in 2 CD, è già bello e pronto, e ve ne riporto la tracklist in fondo a questo post.

Assodato che ogni uscita che riporti alla luce questo materiale è sempre bene accetta, il meccanismo mi lascia alquanto perplesso.
Ricordo benissimo che le Peel Sessions vennero inizialmente pubblicate dalla Strange Fruit Records - etichetta fondata dallo stesso Peel per questo scopo - in una serie di Ep che raccoglievano, in modo organico, le sessioni dei gruppi che via via si sono alternati negli studi della BBC.

In quella forma si aveva la possibilità di mettere assieme una collezione completa e cronologicamente sensata, consentendo ai fan delle band di mettere le mani sul materiale che desideravano ascoltare. Con una logica simile, sono uscite poi via via negli anni delle raccolte monografiche per alcuni gruppi, a volte con l'aggiunta di altre sessioni per la BBC, vedi ad esempio le ottime uscite dedicate a Siouxsie and the Banshees, ai Killing Joke, ai Cocteau Twins. Monumentale l'uscita dei Fall, in 6 CD.

Ora è invalso invece questo sistema del calderone misto, con una traccia per gruppo. Nulla da ridire, anzi in alcuni casi c'è l'occasione di mettere le mani su incisioni altrimenti di difficile reperibilità. Ma che fine hanno fatto le altre registrazioni? Di questo passo nella mia collezione avrò decine di tracce duplicate e un caos poco sensato. Un esempio su tutti: che fine hanno fatto le sessioni dei Cure? Avevo questo vinile che all'epoca è stato consumato dalla puntina del giradischi. Ora devo accontentarmi di qualche copia digitale contrabbandondata tramite i p2p. Mah.

Tracklist: Movement: BBC Radio 1 Peel Sessions 1977–1979

Disc 1
1. The Jam, “In the City” (4/26/1977)
2. Buzzcocks, “What Do I Get?” (9/7/1977)
3. Generation X, “Youth Youth Youth” (12/4/1977)
4. The Stranglers, “No More Heroes” (8/30/1977)
5. The Adverts, “Gary Gilmour’s Eyes” (4/25/1977)
6. The Slits, “Love and Romance” (9/19/1977)
7. XTC, “Science Friction” (6/20/1977)
8. Dr. Feelgood, “She’s a Wind Up” (9/20/1977)
9. Tom Robinson Band, “Don’t Take No for an Answer” (11/1/1977)
10. Ian Dury & The Blockheads, “Sex, Drugs & Rock ‘n’ Roll” (11/30/1977)
11. Adam and The Ants, “Deutscher Girls” (1/23/1978)
12. Siouxsie & The Banshees, “Hong Kong Garden” (2/6/1978)
13. The Only Ones, “Another Girl Another Planet” (4/5/1978)
14. The Undertones, “Get Over You” (10/1/1978)
15. The Rezillos, “Top of the Pops” (5/31/1978)
16. The Flys, “Love and a Molotov Cocktail” (3/15/1978)
17. The Members, “Sound of the Suburbs” (1/17/1979)
18. Stiff Little Fingers, “Alternative Ulster” (9/12/1978)
19. The Skids, “The Saints Are Coming” (8/29/1978)
20. The Angelic Upstarts, “We Are the People” (10/24/1978)
21. The Ruts, “Sus” (5/21/1979)
22. 999, “Homocide” (10/25/1978)
23. John Cooper Clarke, “Reader’s Wives” (10/3/1978)

Disc 2
1. Penetration, “Movement” (2/28/1979)
2. Monochrome Set, “Goodbye Joe/Strange Boutique” (8/21/1979)
3. Wire, “The Other Window” (9/11/1979)
4. Magazine, “The Light Pours Out of Me” (2/14/1978)
5. Joy Division, “Transmission” (1/31/1979)
6. Killing Joke, “Wardance” (10/17/1979)
7. The Human League, “Being Boiled” (8/8/1978)
8. Orchestral Manoeuvres in the Dark, “Messages” (8/20/1979)
9. The Psychedelic Furs, “Sister Europe” (7/25/1979)
10. Simple Minds, “Premonition” (12/19/1979)
11. Public Image Ltd., “Poptones” (12/10/1979)
12. Steel Pulse, “Jah Pikney (Rock Against Racism)” (4/4/1978)
13. Aswad, “It’s Not Our Wish” (10/10/1978)
14. UB40, “Food for Thought” (12/12/1979)
15. The Specials, “Gangsters” (5/23/1979)
16. Madness, “The Prince” (8/14/1979)
17. The Selecter, “Street Feeling” (10/9/1979)
18. The Beat, “Ranking Full Stop” (10/24/1979)

1 novembre 2011

U2: la crisi e la peppa

Per l'immancabile edizione del ventennale, della quale tutti noi sentivamo l'insopportabile mancanza (?), gli U2 hanno pensato bene di dare in pasto ai propri fan ben 6 versioni di Achtung Baby, il loro album del 1991, controverso a suo tempo per le scelte stilistiche, ma non per questo di minor successo rispetto alle precedenti uscite della band.

Potrete dunque scegliere la banale versione Digital (solo download, beati voi se vi soddisfa), l'immancabile Vinyl Box, la normalissima Standard (per capirci, solo il CD, e scommetto che sarà arduo scovare le differenze con l'originale), e poi via con le versioni d'eccellenza: Deluxe, Super Deluxe e, udite udite, Uber Deluxe. Quest'ultima contiene 6 CD, 4 DVD, 2 LP e 5 vinili 7 pollici (potete ammirarne la magnifica opulenza qui di fianco).

Quanto costa questo prodigio? Non ve lo dico per pudore: cliccate qui e lo scoprirete da soli. Ora, non mi piacciono i moralismi e penso che se qualcuno ha proprio voglia di spendere quella cifra per cotanta paccottiglia, ne è liberissimo. Sono il primo che sperpera denaro per i dischi e non posso scagliare alcuna pietra addosso a chicchessia. Però un sonoro e poco reverente "e la peppa!" me lo consentirete, soprattutto di questi tempi.

Coda acidognola: ho pensato molto nei giorni scorsi a quanto si possa stare rivoltando nella tomba Kurt Cobain per le varie edizioni del ventennale di Nevermind. Ma ve lo vedete voi, da vivo, a supportare l'edizione in 4CD+DVD o in quadruplo vinile? A Bono, evidentemente, la cosa non deve fare alcun effetto.