Sono stato talmente deluso, ai tempi, dal penultimo Sounds Of the Universe (al quale avevo dedicato una recensione ai limiti del livore), che Delta Machine ero tentato di non ascoltarlo neppure, tanto più che i singoli Heaven e Soothe My Soul non mi avevano detto proprio nulla.
Poi è successo l'inevitabile: ho trovato inaspettatamente il CD in un negozio di Milano con una settimana d'anticipo rispetto alla data di uscita prevista, e mi sono dovuto arrendere all'impulso del vecchio fan che compra compulsivamente anche la merda di Martin Gore inbottigliata.
E ora eccolo qua, pure in edizione doppia. Ok, lo confesso, l'ho ascoltato diverse volte, e sono meno contrariato del previsto. Vero che partendo da aspettative bassissime si rischia l'effetto "meno peggio", ma qualcosa di buono in questo album c'è, e pur tenendo a mente che stiamo parlando forse del secondo meno bel disco di una band storica (SOTU resta per me il peggio del peggio), per lo meno devo riconoscere stavolta un certo impegno nell'evitare di scadere nel ridicolo.
Certo, vorrei sapere come è venuto in mente agli stessi Depeche Mode di dichiarare che questo potesse essere un album tra Violator e Songs of Faith and Devotion, visto che non ha nulla ne' del primo (che annoverava numerosi brani immortali) ne' del secondo (che pur con qualche scivolone compositivo qua e là, sfoggiava sonorità irripetibili).
Non c'è nulla di immortale ne' di irripetibile qui dentro. Anzi, sicuramente ci sono i soliti suoni di batteria bruttini che Ben Hillier sembra prediligere su ogni altra cosa. C'è però finalmente un po' di elettronica cupa e ben programmata, ci sono intrecci tra le voci di Gahan e Gore molto meglio arrangiati che nel passato recente, c'è una coerenza che finalmente concede all'album una personalità, cosa che dopo Exciter era data per dispersa.
Insomma, un ascolto molto gradevole, se non altro. Con meno brani indovinati rispetto a Playing the Angel, ma più equilibrato. Forse anche più mediocre, con alcune canzoni non imprenscindibili, ma senza cadute di stile inaccettabili. E magari col tempo salterà fuori anche qualche brano favorito.
PS: il secondo CD è deboluccio, ma vanta il primo brano scritto a 4 mani da Martin Gore e Dave Gahan. Interessante, considerata la "tensione" che serpeggia tra i due da circa un decennio.
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22 marzo 2013
1 febbraio 2013
Depeche Mode, nuovo singolo, la discussione impazza
Sono stati due giorni di delirio su facebook e gli altri social network: un impazzare di link che avrebbero dovuto puntare al nuovo singolo dei Depeche Mode, Heaven, ma che a cliccarci si rivelavano immancabilmente dei fake o video già rimossi da YouTube o dallo stesso utente.
Poi è apparso da qualche parte un link che se,brava quello giusto, e giù tutti a commentare, con divisione quasi calcistica in due opposte tifoserie: chi si sperticava in commenti entusiastici, chi si ritirava disgustato. Io non mi pronuncio, il video è qui sopra, fate un po' voi. Mi colpisce però la modalità di questo fenomeno, mi riporta indietro di molti anni, quando si attendeva una nuova uscita con una sorta di trepidazione oramai rarissima, che pare riemergere solo per pochi grandi nomi come questo.
Il singolo Heaven viene pubblicato ufficialmente oggi, in due versioni. L'album Delta Machine, prodotto da Ben Hillier (che si è già occupato dei due precedenti) e mixato dal mitico Flood, giungerà nei negozi il 26 marzo, anch'esso in due versioni. Qui sotto le tracklist e le copertine, il cui artwork ha a sua volta scatenato discussioni animate tra approvazioni e stroncature.
“Heaven” CD single
1. “Heaven”
2. “All That’s Mine” (b side bonus track)
“Heaven” maxi single
1. “Heaven”
2. “Heaven” (Owlle Remix)
3. “Heaven” (steps to heaven rmx)
4. “Heaven” (Blawan Remix)
5. “Heaven” (Mathew Dear vs Audion Remix)
Depeche Mode, Delta Machine
1. “Welcome to My World”
2. “Angel”
3. “Heaven”
4. “Secret to the End”
5. “My Little Universe”
6. “Slow”
7. “Broken”
8. “The Child Inside”
9. “Soft Touch/Raw Nerve”
10. “Should Be Higher”
11. “Alone”
12. “Soothe My Soul”
13. “Goodbye”
Bonus disc:
1. “Long Time Lie”
2. “Happens All the Time”
3. “Always”
4. “All That’s Mine”
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23 ottobre 2012
Depeche Mode 2012-2013: new song, new album, new tour
Oggi c'è stata l'attesa conferenza stampa dei Depeche Mode a Parigi, e tra le altre cose (chiacchiere di poca importanza, a dire il vero) è saltato fuori questo video con una canzone nuova, per ora senza nome ma dal possibile titolo Angel of Love.
Il nuovo album del trio anglosassone dovrebbe uscire nella prossima primavera, e a detta di Martin Gore “c'è un po' del feel di Violator su alcune canzoni e un po' del feel di Songs of Faith and Devotion su altre” aggiungendo che a suo modo di vedere si tratterà di “un po' un ibrido di quei due album”.
Sembra però un'affermazione cucinata per tutti quanti si sono lamentati di Sounds Of The Universe. Sentendo il pezzo nuovo, non mi pare ci sia molto da stare allegri, ma magari ci sarà qualche sorpresa - anche se non ci spero più molto.
Dopotutto, non si può essere grandi per sempre, e diciamo che anche i grandissimi prima o poi potrebbero chiudere bottega per onore alla gloria passata (una bella colonia estiva permanente per Martin, Dave e Robert Smith... vabbè, lasciamo perdere).
Comunque, è stato annunciato anche un lungo tour mondiale, con due appuntamenti in Italia a luglio 2013. Vi copiaincollo brutalmente tutte le date qui di seguito.
May 7: Hayarkon Park, Tel Aviv, Israel
May 10: Terra Vibe, Athens, Greece
May 12: Georgi Asparuhov Stadium, Sofia, Bulgaria
May 15: National Stadium, Bucharest, Romania
May 17: Kucukciftlik Park, Istanbul, Turkey
May 19: Usce Park, Belgrade, Serbia
May 21: Puskas Ferenc Stadium, Budapest, Hungary
May 23: Hippodrome, Zagreb, Republic of Croatia
May 25: Inter Stadium, Bratislava, Slovakia
May 28: O2 Arena, London, England
June 1: Olympic Stadium, Munich, Germany
June 3: Mercedes-Benz Arena, Stuttgart, Germany
June 5: Commerzbank Arena, Frankfurt, Germany
June 7: Stade De Suisse, Berne, Switzerland
June 9: Olympic Stadium, Berlin, Germany
June 11: Red Bull Arena, Leipzig, Germany
June 13: Parken, Copenhagen, Denmark
June 15: Stade De France, Paris, France
June 17: Imtech Arena, Hamburg, Germany
June 22: Locomotive Stadium, Moscow, Russia
June 24: SKK Arena, St. Petersburg, Russia
June 27: Peace & Love Festival, Borlange, Sweden
June 29: Olympic Stadium, Kiev, Ukraine
July 3: Esprit Arena, Dusseldorf, Germany
July 7: Rock Werchter Festival, Werchter, Belgium
July 11: BBK Festival, Bilbao, Spain
July 13: Optimus Alive Festival, Lisbon, Portugal
July 16: Antic Arina, Nimes, France
July 18: San Siro Stadium, Milan, Italy
July 20: Olympic Stadium, Rome, Italy
July 23: Olympic Stadium, Prague, Czech Republic
July 25: National Stadium, Warsaw, Poland
July 27: Vingis Park, Vilnius, Lithuania
July 29: Minsk Arena, Minsk, Belarus
14 giugno 2011
Depeche Mode Remixes parte 2
Sentivamo il bisogno di una seconda raccoltona di remix dei Depeche Mode? Qualcuno aveva espresso la necessità di altri tre CD di remix vari a così pochi anni di distanza dai 3 precedenti (e quindi con pochissimo materiale davvero nuovo da aggiungere) e con l'inclusione di un intero CD di remix realizzati appositamente (e quindi, per le ragioni che vi spiegherò, non poi così appetibili)?Dopo non lunga meditazione, la risposta onesta non può che essere no, non la sentivamo. E infatti prevedo che non concederò a questo box molto più che un paio di ascolti distratti.
Il problema di fondo è che se è vero che i Depeche Mode sono stati, senz'altro, i più grandi commissionatori di remix degli anni '90, dove con quel "grandi" intendo riferirmi alla qualità dei remix stessi, è anche vero che gli anni '90 sono finiti da un pezzo, e con loro sono finiti sia i grandi dischi dei Depeche Mode (il cui ultimo album degno di nota è Ultra del 1997, dopo si tira a campare) sia il periodo dei grandi remixatori (con buona pace delle pur notevoli eccezioni ancora rimaste in campo).
Il primo box triplo (Remixes 81-04) raccoglieva molte delle gemme disseminate dai DM nell'incredibile numero di maxi single prodotti nella loro carriera fino ad Exciter (l'album del 2001). Questo secondo box ne aggiunge ancora qualcuna, ma non tantissime (l'Anandamidic Mix di Walking In My Shoes; il Pulsating Orbital Vocal Mix di Happiest Girl; lo United Mix di Barrel Of A Gun; il Dan The Automator Mix di Only When I Lose Myself), concentrandosi però per lo più (come è logico) sui rifacimenti dei brani inclusi nei due album usciti nel frattempo. Qualcuno di questi remix è interessante, ma il problema è che sono i pezzi di partenza a non esserlo: canzoni come Suffer Well, John The Revelator, In Chains, Peace (sinceramente, migliorata da questo mix svuotato), Lilian, Corrupt, Fragile Tension, A Pain That I'm Used To, non sono memorabili e non lo diventano nelle versioni rielaborate da chicchessia.
Ciò nonostante, qualche chicca da segnalare c'è: l'interessante remix del 2006 di Everything Counts (Oliver Huntemann And Stephan Bodzin Dub), il Death Mix di Fly On The Windscreen (roba del 1985, finora edito solo sul singolo di It's Called A Heart), il ripescaggio della versione Dub In My Eyes del classico World In My Eyes (uscita nella re-release del 2006).
Discorso a parte per il terzo CD. Composto solo da versioni appositamente realizzate per questo box, è stato molto pubblicizzato grazie a due "ritorni": l'Alan Wilder Remix di In Chains e il Clark Remix di Freestate. Nessuno dei due rifacimenti mi emoziona, sarà anche perchè si tratta di due pezzi che trovo davvero bruttini di per se', anche sotto la media degli ultimi anni. Per il resto, il disco contiene cose non disprezzabili ma di nessun valore "storico", e con questa affermazione intendo che un remix che esce nel momento di pubblicazione del singolo, che viene trasmesso in radio, che viene ballato in discoteca, che viene ascoltato in cameretta da chi ha comprato il maxi single (quando c'erano, ahimè), assume un qualche alone di interesse se riascoltato negli anni successivi: nostalgia, fascinazione per un'epoca, riscoperta dei suoni di un periodo. Ma remixare nel 2011 un brano del 1982 (o del 1993, o del 2001) mi sembra un'operazione fredda, meccanica e puramente commerciale, francamente destituita da ogni senso.
[1-Disc version]
1. Dream On - Bushwacka Tough Guy Mix Edit (2001)
2. Personal Jesus - The Stargate Mix (2011)
3. Suffer Well - M83 Remix (2006)
4. John The Revelator - UNKLE Reconstruction (2006)
5. In Chains - Tigerskin's No Sleep Remix Edit (2011)
6. Peace - SixToes Remix (2009)
7. Tora! Tora! Tora! - Karlsson And Winnberg (from Miike Snow) Remix (2011)
8. Never Let Me Down Again - Eric Prydz Remix (2011)
9. I Want It All - Roland M.Dill Remix (2011)
10. Wrong - Trentemøller Remix (2009)
11. Puppets - Röyksopp Remix (2011)
12. Everything Counts - Oliver Huntemann And Stephan Bodzin Dub (2006)
13. A Pain That I'm Used To - Jacques Lu Cont Remix (2005)
[3-Disc version]
Disc 1:
1. Dream On - Bushwacka Tough Guy Mix (2001)
2. Suffer Well - M83 Remix (2006)
3. John The Revelator - UNKLE Reconstruction (2006)
4. In Chains - Tigerskin's No Sleep Remix (2011)
5. Peace - SixToes Remix (2009)
6. Lilian - Chab Vocal Remix Edit (2006)
7. Never Let Me Down Again - Digitalism Remix (2006)
8. Corrupt - Efdemin Remix (2009)
9. Everything Counts - Oliver Huntemann And Stephan Bodzin Dub (2006)
10. Happiest Girl - The Pulsating Orbital Vocal Mix (1990)
11. Walking In My Shoes - Anandamidic Mix (1993)
12. Personal Jesus - The Stargate Mix (2011)
13. Slowblow - Darren Price Mix (1997)
Disc 2:
1. Wrong - Trentemøller Club Remix (2009)
2. World In My Eyes - Dub In My Eyes (1990)
3. Fragile Tension - Peter Bjorn and John Remix (2009)
4. Strangelove - Tim Simenon/Mark Saunders Remix (1988)
5. A Pain That I'm Used To - Jacques Lu Cont Remix (2005)
6. The Darkest Star - Monolake Remix (2006)
7. I Feel You - Helmet At The Helm Mix (1993)
8. Higher Love - Adrenaline Mix Edit (2004)
9. Fly On The Windscreen - Death Mix (1985)
10. Barrel Of A Gun - United Mix (1997)
11. Only When I Lose Myself - Dan The Automator Mix (1998)
12. Ghost - Le Weekend Remix (2009)
Disc 3:
1. Personal Jesus - Alex Metric Remix Edit (2011)
2. Never Let Me Down Again - Eric Prydz Remix (2011)
3. Behind The Wheel - Vince Clarke Remix (2011)
4. Leave In Silence - Claro Intelecto 'The Last Time' Remix (2011)
5. In Chains - Alan Wilder Remix (2011)
6. When The Body Speaks - Karlsson And Winnberg Remix (2011)
7. Puppets - Röyksopp Remix (2011)
8. Tora! Tora! Tora! - Karlsson And Winnberg (from Miike Snow) Remix (2011)
9. Freestate - Clark Remix (2011)
10. I Want It All - Roland M. Dill Remix (2011)
11. A Question Of Time - Joebot Presents 'Radio Face' Remix (2011)
12. Personal Jesus - Sie Medway-Smith Remix (2011)
24 aprile 2009
Sounds of the universe
Lo dico con una discreta dose di tristezza: questa è la prima volta che i Depeche Mode riescono a deludermi davvero. Finora avevo digerito tutto, anche le cose più debolucce e meno entusiasmanti.Sarà anche che il singolo Wrong, pur non miracoloso, mi aveva fatto ben sperare.
L'album Sounds of the Universe invece, al di là di qualche sprazzo di vitalità, mi è parso un disco troppo freddo, molto poco ispirato, e decisamente sotto la media del glorioso gruppo britannico, di cui sono un acceso fan sin dagli anni '80 (lo dico perchè si comprenda il tono di questa pagina).
Inizio da quello che già si sa, in quanto detto e ripetuto sia dai Depeche Mode sia da chi ha recensito l'album prima di me: in questo disco ci sono tantissimi suoni vintage (grazie all'uso di una montagna di synth analogici); c'è una registrazione ai limiti del maniacale, che permette di ascoltare i dettagli più infinitesimali; c'è un grandissimo lavoro di arrangiamenti; ci sono anni '80 a vagonate.
Già qui dovrebbe scattare un campanello d'allarme: perchè tanta cura nel riproporre un sound che sa di già sentito? In quale fase della loro carriera i Depeche avevano sentito il bisogno di recuperare qualcosa di vecchio e non di proiettarsi nel futuro? Mai prima d'ora.
Ma potrei soprassedere, anche di buon grado, sull'assenza di una particolare ricerca sonora o della novità a tutti i costi. E' pur sempre una band di quarantacinquenni. Quello che proprio non mi va giù è che molte delle 13 tracce che compongono l'album sono davvero, ma davvero brutte: melodie insipide, stru
tture convenzionali, molte banalità, niente che possa far provare i brividi ai quali invece i nostri ci avevano abituati.Se non fosse per le voci inconfondibili (e sempre splendidamente intrecciate) di Gahan e Gore, quest'album potrebbe essere stato prodotto da una qualsiasi band pop.
Ecco, l'ho detto. Ce l'avevo sullo stomaco da qualche settimana, ma non me la sentivo proprio di metterlo per iscritto. Avevo anche tentato qualche ascolto in più nella speranza di cambiare impressione. Niente da fare. Ora posso riporre il CD in un cassetto e cercare di dimenticarmene.
Visto che, ovviamente, qualcuno non sarà d'accordo, passo ad argomentare traccia per traccia.
1. In Chains
L'album è introdotto da un minuto di rumori di synth - una scelta senz'altro discutibile, visto che già al terzo ascolto la cosa annoia molto - che si risolvono poi in un brano particolarmente pacato e basato su layer di tastiera decisamente minimali. Va sottolineata la buona prova vocale di Dave Gahan. Si notano molto le percussioni cromatiche utilizzate un po' alla Construction Time Again. Martin Gore non resiste alla tentazione di inserire una chitarra wah molto invadente anche se efficace.
2. Hole to Feed
Il primo dei tre pezzi firmati da Gahan (tutti gli altri sono, come al solito, opera di Gore) e il meno riuscito dei tre. Si tratta di un pezzo piuttosto energico, che prò pare uno scarto di registrazione di Hourglass (l'ultimo album solista del cantante). Quando le voci dei due si intrecciano, si prova qualche brivido, ma per il resto la canzone scorre via senza lasciare traccia: ripetitiva e poco incisiva, non è neppure supportata da un buon testo. Pessima la scelta, che si protrae per tutto il disco, di suoni di batteria scarni e "piccoli", veramente svilenti in un pezzo come questo.
3. Wrong
La canzone che mi aveva fatto ben sperare, ed è la migliore traccia in quanto a suoni e originalità. Il brano ha una struttura atipica, fatta di una sorta di strofa/ritornello ripetuti numerose volte. Unico esempio nel disco di un lavoro di armonizzazione non banale e dai risvolti inquietanti - mentre nelle altre tracce si respira una sorta di piatta serenità consonante.
Wrong suona come un corpo estraneo in Sounds Of The Universe, una scelta strana visto che si tratta, dopotutto, del primo singolo.
4. Fragile Tension
Qui si scade nel kitsch. La base è banale synth pop d'annata messo insieme con dei "suonini" dimenticabili. Melodismo d'accatto e composizione di Gore decisamente sotto la media. L'uso della chitarra distorta, in netto contrasto con il resto del brano, dona una certa personalità ma non riesce ad amalgamarsi col resto, col risultato che chi gradisce il pezzo resta certo infastidito dalla chitarra.
5. Little Soul
Ancora le percussioni cromatiche old style per un pezzo molto "positivo", cantato da Dave con un intimismo inusuale. Nell'album c'è di peggio, ma comunque questa canzone non convince, soprattutto laddove alcuni stacchi percussivi spezzano la già fragile atmosfera del brano.
6. In Sympathy
Un giro di basso synth distorto introduce la strofa di questa canzone particolarmente dimessa e che proprio non riesco a mandar giù. Il ritornello che entra poco dopo è banale, troppo radiofonico e sentito mille volte. La cosa più triste è che Gahan sembra quasi cantare il pezzo controvoglia, una delle sue intepretazioni meno memorabili di sempre. Per giunta, la canzone si trascina a lungo, con effetti di gran noia, fino ad un finale rumorista privo di senso.
7. Peace
Sarebbe molto bello l'intro con giochino ritmico tra basso e batteria, non fosse che subito dopo entra un ritornello troppo ammiccante e "carino" perchè non lo consideri uno dei più brutti della storia della band. Un pezzo che ricorda in modo imbarazzante le peggiori cose del duo Jon & Vangelis, in cui il barocchismo dei synth sostiene pessime melodie ed effettini per adolescenti. Nell'incidere il pezzo, il senso del ridicolo è stato lasciato fuori dalla porta dello studio. E pensare che sarà il secondo singolo.
8. Come Back
Incredibile a dirsi, l'album si risolleva col secondo brano di Gahan. Lo spunto alla Personal Jesus è fin troppo evidente, ma almeno qui ci sono una canzone e un interprete che mette tutto se' stesso nell'interpretarla.
9. Spacewalker
Uno strumentale talmente inutile che non se ne comprende la presenza. Con un senso della melodia che fa molto cinema italiano anni '70 e ricorda le cose peggiori dell'ultimo disco solista di Martin Gore.
10. Perfect
Un altro brutto pezzo pop. Ha gli stessi difetti dei precedenti, quindi passo oltre.
11. Miles Away/The Truth Is
Ancora un pezzo di Gahan e ancora una volta una delle cose meno indecenti. Qui si salvano, oltre alla voce, anche i suoni non banali e il convincente arrangiamento. Peccato solo per il titolo che pare buttato lì.
12. Jezebel
Unico pezzo cantato da Gore, anche se è un peccato che abbia scelto una delle sue ballate più insignificanti per ritagliarsi uno spazietto. La voce è sempre la sua, ma ci sono spazi siderali da cose come Somebody o One Caress, per citarne solo un paio.
13. Corrupt
Un onesto brano di chiusura, dotato di suoni taglienti e sorretto da un buon lavoro di Gahan. Fosse stato questo il livello medio del disco, avrebbe almeno strappato una sufficienza, cosa che a suo tempo era riuscita anche al criticatissimo Exciter.
26 febbraio 2009
Depeche Mode: Wrong
Finalmente possiamo ammirare il video di Wrong, primo singolo estratto dal prossimo album dei Depeche Mode in uscita ad aprile, Songs Of The Universe. Il video (rubo gli aggettivi usati da un amico, che condivido) è disturbante, inquietante, affascinante, ed ha il grande merito di generare un impatto molto forte grazie a soluzioni piuttosto semplici. Il contrario della moda imperante, che vuole l'uso di effetti speciali e coreografie carissime per risultati alquanto scialbi.
Tra l'altro, si tratta del primo video dei DM che mi lascia abbastanza soddisfatto da quando non se ne occupa più Anton Corbijn, anche se il regista Patrick Daughters non riesce ad eguagliare la genialità del fotografo olandese e pesca un po' troppo nello stile dell'horror contemporaneo.
Il brano, dal canto suo, è oscuro, decisamente elettronico, antemico, non molto orecchiabile per essere un singolo (molto meno, ad esempio, di Precious, primo estratto dal precedente Playing The Angel) e basa tutto il suo appeal sulla ossessiva ripetizione del titolo. Provate a canticchiarlo dopo il primo ascolto: riuscite a dire solo "Wrong", no?
Comunque, niente male davvero, anche se, naturalmente, non sento alcun "ritorno alle origini", come molti avevano detto. Il che va benissimo: per fortuna, nessun album dei Depeche è mai assomigliato al precedente. Tra qualche ascolto, sarà classico Depeche Mode e basta.
Già che c'ero, vi introduco anche ad una bella performance dello stesso brano eseguita dal vivo agli Echo Awards di Berlino.
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14 febbraio 2009
In arrivo Depeche Mode, Prodigy e Massive Attack
Negli ultimi giorni, da queste parti, l'inverno inizia a cedere terreno a qualche timido raggio di sole. Non che il sole di Milano scaldi particolarmente, ma per molti tanto basta per iniziare a pensare alla primavera.
Primavera che significa anche uscite discografiche imminenti.
Sto dunque scavando in rete per farmi un'idea di cosa posso aspettarmi da tre grossi nomi come Depeche Mode, Prodigy e Massive Attack.
Negli ultimi mesi i Depeche hanno lavorato in studio al nuovo album, che sarà distribuito ad aprile col titolo ormai certo di Sounds of the Universe. Qualche estratto video della lavorazione in studio è testimoniato sul canale YouTube dedicato della band.
Fonti piuttosto attendibili (vedi il sito del fan club italiano) parlano di un album piuttosto diverso dal precedente Playing The Angel: si tratterebbe di un lavoro più elettronico e maggiormente vicino al vecchio suono del gruppo. Il che non vuol dire un granchè: innanzi tutto perchè il "vecchio suono" potrebbe essere quello di Some Great Reward ma anche quello di Violator (che non sono proprio uguali) e poi perchè si tratta più o meno delle stesse cose che si erano dette per Playing The Angel (che invece a conti fatti non ricordava nulla della disografia degli anni '80 e nemmeno di quella dei '90). Infine, il fatto che il produttore sia lo stesso dell'album precedente, non va certo a suffragare l'ipotesi di un grande cambiamento.
Questa recensione sembra però confermare i buoni auspici. Vedremo.
L'attesa, al momento, è concentrata sul singolo Wrong, che dovrebbe essere presentato in anteprima in una trasmissione tedesca nel prossimo weekend.
Per i Prodigy la grande notizia è che, dopo l'album del 2004 Always Outnumbered, Never Outgunned, nel quale appariva il solo Liam Howlett, torneranno a breve con la formazione originale. Si tratta dunque della prima uscita discografica firmata dalla band che licenziò l'incredibile successo di The Fat Of The Land nell'ormai lontano 1997.
Non so, in realtà, se si tratti di una buona nuova. Il nuovo singolo Omen, il cui video è disponibile sul canale YouTube del gruppo, mi ha infatti lasciato piuttosto indifferente: sembra più che altro uno scarto di registrazione di Music For The Jilted Generation. Non posso che sperare che le altre tracce non vi somiglino troppo. Il timore è che, nel tentativo di rinverdire i propri fasti, la band abbia preferito riciclare la propria vecchia formula anzichè esplorare nuovi territori.
Il titolo del nuovo disco sarà Invaders Must Die e l'uscita è prevista per il 2 marzo.
Anche per i Massive Attack c'è aria di reunion, sebbene parziale: a Robert Del Naja si è infatti nuovamente affiancato Grant Marshall, anche se pare che i due abbiano lavorato separatamente alla realizzazione dell'imminente nuovo album.
Al momento non ci sono anticipazioni audio delle tracce registrate per il nuovo lavoro, ed anche per il titolo si brancola nel buio: doveva essere Weather Underground ma è poi stato definitivamente scartato. All'album si dà per ora il titolo di lavorazione "LP5".
Il sito della band, molto impegnato politicamente sul fronte dei diritti umani e della libertà dei popoli, è però decisamente meno ricco di notizie sul versante musicale e discografico, pertanto al momento c'è davvero poco di concreto da scoprire sul nuovo disco.
Le speculazioni per ora si sono concentrate sulle partecipazioni vocali, che come nella tradizione della band potrebbero comprendere vecchie e nuove collaborazioni. Di certo si sa solo che alle voci di Del Naja e di Marshall si aggiungerà certamente, come in passato, quella di Horace Andy.
Notizie mai confermate hanno parlato anche della possibile presenza di Stephanie Dosen, di Yolanda dei Phantom Limb, di Guy Garvey degli Elbow, di Damon Albarn e di Elizabeth Fraser. A questi si sono aggiunti diversi nomi più fantasiosi e meno probabili, tra i quali Tom Waits, David Bowie e Patti Smith.
Per saperne di più toccherà attendere ancora un po', ma non posso nascondere di aspettarmi ancora molto dalla band di Bristol, nonostante la mezza delusione di 100th Window (la colonna sonora di Danny The Dog era, appunto, solo una colonna sonora, per cui non la metto in conto).
A risentirci per aggiornamenti!
Primavera che significa anche uscite discografiche imminenti.
Sto dunque scavando in rete per farmi un'idea di cosa posso aspettarmi da tre grossi nomi come Depeche Mode, Prodigy e Massive Attack.
Negli ultimi mesi i Depeche hanno lavorato in studio al nuovo album, che sarà distribuito ad aprile col titolo ormai certo di Sounds of the Universe. Qualche estratto video della lavorazione in studio è testimoniato sul canale YouTube dedicato della band.Fonti piuttosto attendibili (vedi il sito del fan club italiano) parlano di un album piuttosto diverso dal precedente Playing The Angel: si tratterebbe di un lavoro più elettronico e maggiormente vicino al vecchio suono del gruppo. Il che non vuol dire un granchè: innanzi tutto perchè il "vecchio suono" potrebbe essere quello di Some Great Reward ma anche quello di Violator (che non sono proprio uguali) e poi perchè si tratta più o meno delle stesse cose che si erano dette per Playing The Angel (che invece a conti fatti non ricordava nulla della disografia degli anni '80 e nemmeno di quella dei '90). Infine, il fatto che il produttore sia lo stesso dell'album precedente, non va certo a suffragare l'ipotesi di un grande cambiamento.
Questa recensione sembra però confermare i buoni auspici. Vedremo.
L'attesa, al momento, è concentrata sul singolo Wrong, che dovrebbe essere presentato in anteprima in una trasmissione tedesca nel prossimo weekend.
Per i Prodigy la grande notizia è che, dopo l'album del 2004 Always Outnumbered, Never Outgunned, nel quale appariva il solo Liam Howlett, torneranno a breve con la formazione originale. Si tratta dunque della prima uscita discografica firmata dalla band che licenziò l'incredibile successo di The Fat Of The Land nell'ormai lontano 1997.Non so, in realtà, se si tratti di una buona nuova. Il nuovo singolo Omen, il cui video è disponibile sul canale YouTube del gruppo, mi ha infatti lasciato piuttosto indifferente: sembra più che altro uno scarto di registrazione di Music For The Jilted Generation. Non posso che sperare che le altre tracce non vi somiglino troppo. Il timore è che, nel tentativo di rinverdire i propri fasti, la band abbia preferito riciclare la propria vecchia formula anzichè esplorare nuovi territori.
Il titolo del nuovo disco sarà Invaders Must Die e l'uscita è prevista per il 2 marzo.
Anche per i Massive Attack c'è aria di reunion, sebbene parziale: a Robert Del Naja si è infatti nuovamente affiancato Grant Marshall, anche se pare che i due abbiano lavorato separatamente alla realizzazione dell'imminente nuovo album.Al momento non ci sono anticipazioni audio delle tracce registrate per il nuovo lavoro, ed anche per il titolo si brancola nel buio: doveva essere Weather Underground ma è poi stato definitivamente scartato. All'album si dà per ora il titolo di lavorazione "LP5".
Il sito della band, molto impegnato politicamente sul fronte dei diritti umani e della libertà dei popoli, è però decisamente meno ricco di notizie sul versante musicale e discografico, pertanto al momento c'è davvero poco di concreto da scoprire sul nuovo disco.
Le speculazioni per ora si sono concentrate sulle partecipazioni vocali, che come nella tradizione della band potrebbero comprendere vecchie e nuove collaborazioni. Di certo si sa solo che alle voci di Del Naja e di Marshall si aggiungerà certamente, come in passato, quella di Horace Andy.
Notizie mai confermate hanno parlato anche della possibile presenza di Stephanie Dosen, di Yolanda dei Phantom Limb, di Guy Garvey degli Elbow, di Damon Albarn e di Elizabeth Fraser. A questi si sono aggiunti diversi nomi più fantasiosi e meno probabili, tra i quali Tom Waits, David Bowie e Patti Smith.
Per saperne di più toccherà attendere ancora un po', ma non posso nascondere di aspettarmi ancora molto dalla band di Bristol, nonostante la mezza delusione di 100th Window (la colonna sonora di Danny The Dog era, appunto, solo una colonna sonora, per cui non la metto in conto).
A risentirci per aggiornamenti!
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