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7 novembre 2011

Annunci sparsi per uscite varie in tempi diversi ed eventuali

Leggo in giro di diverse uscite, ristampe, live e robe varie da vecchie glorie degli anni '80. Vi riporto qualcuna delle più interessanti o curiose. Escludo dalla breve carrellata il DVD live dei Talking Heads, che dovrebbe essere appena arrivato nei negozi e che prevedo di recensire appena me lo sarò goduto, nelle prossime settimane.

Si parte con Siouxsie & The Banshees, gloriosa band che ha attraversato gli anni '80 e '90 e sulla quale è ormai calato un sipario che, a quanto pare dalle recenti dichiarazioni degli ex membri, sarebbe definitivo. Il bassista Steven Severin - del quale si vocifera anche che possa stare meditando un ritorno dei Glove assieme al socio Robert Smith, ma questa è un'altra storia - ha annunciato un progetto titanico: un mega box set da 20 dischi che dovrebbe includere tutti gli 11 album in studio, più la raccolta completa dei singoli, varie registrazioni live (non quelle della BBC, per le quali esiste già un box in 2CD e 2 DVD) e varie apparizioni televisive, incluso un DVD con l'intera performance del 1981 alla televisione tedesca (della formazione con John McGeoch), e forse anche l'apparizione della band all'Almost Acoustic Christmas, trasmessa dalla KROQ del 1991. Severin dice che questo "va inteso come il box 'completo'. [...] Se avrai questo più 'At the BBC' più 'Downside Up' avrai TUTTO tranne i video, che presumo vedranno infine la luce come set separato." La prospettiva è interessante, ma non so quanto sarà appetibile il prezzo di un simile "mostro" per chi ha già acquistato prima la vecchia edizione in CD dei dischi in studio, e poi le ristampe di qualche anno fa. Sarebbe gradita la disponibilità separata delle registrazioni finora inedite.

Visto che ho nominato il vecchio zio Bob, faccio un salto dalle parti dei Cure. Si sono perse le tracce del cosiddetto "dark album" che avrebbe dovuto emergere dai pezzi registrati e non inclusi in 4:13 Dream. Robert Smith ha detto che ha assolutamente intenzione di far uscire quelle canzoni, ma che il progetto non è attualmente argomento di discussione nella band. Il che si può anche capire, visto che il chitarrista Porl Thompson ha di nuovo lasciato il gruppo, mentre vi è rientrato il tastierista Roger O'Donnell. A proposito, alzi la mano chi è riuscito a star dietro alla lineup dei Cure negli ultimi 10 anni. Comunque, la notizia è che è stata annunciata l'uscita di un live in 2 CD, contenente l'intera setlist della serata registrata al Bestival dello scorso settembre. La formazione è, appunto, quella successiva all'uscita di Thompson ed al ritorno di O'Donnell. Smith ha anche annunciato di avere intenzione di realizzare una edizione in DVD di Reflections, il concerto all'Opera House di quest'anno, nel quale sono stati eseguiti Three Imaginary Boys, Seventeen Seconds e Faith, oltre a diversi altri brani dell'epoca, con diversi ex-membri sul palco (tra cui Laurence Tolhurst), ma lo stesso Bobby suppone "che il Live in Paris 2008 possa batterlo sul tempo", riferendosi probabilmente ad un concerto dei Cure al Palais Omnisport de Paris-Bercy il 12 marzo 2008.

Annunciato a più riprese, potrebbe essere finalmente in arrivo l'EP dei Dalis Car, registrato da Peter Murphy e Mick Karn nei giorni precedenti alla prematura scomparsa del bassista, avvenuta nel gennaio di quest'anno dopo una lunga e impietosa malattia. L'ex leader dei Bauhaus ha fatto sapere che l'EP - composto da quanto si è potuto utilizzare delle registrazioni, che avrebbero dovuto dar vita ad un intero album - è pronto, artwork incluso, e che è stato consegnato da tempo alla famiglia di Karn, la quale ne disporrà come meglio crede. Anticipato già come imminente per l'ottobre del 2011, potrebbe in realtà vedere la luce in dicembre. Murphy nel frattempo si prepara ad un ulteriore tour promozionale per il suo ultimo album, e ha ribadito che non è prevista alcuna riunione dei Bauhaus, con buona pace dei fan. A quanto pare, l'alchimia tra l'ex vampiro e i restanti membri è finita per sempre. Come lo stesso cantante ha fatto notare, i Bauhaus si sono sciolti nel 1983, mentre Daniel Ash, David J e Kevin Haskins sono rimasti assieme come Love & Rockets fino all'altro ieri. Anche David J, per inciso, ha un nuovo album solista in uscita.

In arrivo anche il prossimo disco di studio dei Killing Joke, il secondo con la formazione originale riunitasi nel 2010 per Absolute Dissent. La band ha annunciato di aver già inciso 26 pezzi e di stare lavorando alla selezione del materiale da includere nell'album, che vedrà la luce nel 2012.
Per non mettere mai fine alla incredibile successione di live e ristampe, sulla quale vi do' ogni tanto un aggiornamento, la band ha annunciato anche l'uscita nel prossimo gennaio di Down By the River, un live registrato il primo aprile del 2011 a Londra. Il concerto sarebbe stato ripreso sotto la direzione del chitarrista Geordie, all'insaputa degli altri membri del gruppo. Come d'obbligo di questi tempi, l'uscita sarà in diversi formati, tra cui il download digitale, la classica versione 2CD/1DVD, un doppio vinile e varie altre. Considerato il numero di supporti in mio possesso col marchio JD, ci penserò un attimo. Devo dire però che la band è più in forma che mai, ripongo dunque ottime aspettative sul nuovo disco di studio. Farovvi sapere.

8 ottobre 2009

Torna Disintegration in edizione eccessiva

Robert Smith in persona ha annunciato che il programma di ristampa della discografia integrale dei Cure riprenderà nel 2010 con la pubblicazione di Disintegration in una faraonica edizione tripla.

E quasi mi sorprende che l'ormai pingue ma sempre amatissimo leader della band inglese sia riuscito ancora una volta ad assemblare una uscita che offre, nonostante la riproposizione in gran parte di materiale arcinoto, validi motivi per l'acquisto. Lo dico nonostante sia facile prevedere che sarà caratterizzata da un prezzo non certo abbordabile.

A questo punto lascio parlare direttamente la scaletta dei tre dischi, che dice tutto quanto c'è da dire.

Aggiungo però le ulteriori ghiottissime notizie: nello stesso comunicato Mr Smith annuncia che nello stesso anno potrebbero vedere la luce Mixed Up 2, un nuovo box set con tutti i brani dei Cure alla BBC, e gli attesissimi Cure in Orange e Show finalmente in DVD.
Iniziate a risparmiare...

CD1: Disintegration

01. Plainsong
02. Pictures Of You
03. Closedown
04. Lovesong
05. Last Dance
06. Lullaby
07. Fascination Street
08. Prayers For Rain
09. The Same Deep Water As You
10. Disintegration
11. Homesick
12. Untitled

CD2: Rarities (1988 - 1989)

01. Prayers For Rain (RS home demo - instrumental - 04/88)
02. Pictures Of You (RS home demo - instrumental - 04/88)
03. Fascination Street (RS home demo - instrumental - 04/88)
04. Homesick (band rehearsal - instrumental - 06/88)
05. Fear Of Ghosts (band rehearsal - instrumental - 06/88)
06. Noheart (band rehearsal - instrumental - 06/88) *
07. Esten (band demo - instrumental - 09/88) *
08. Closedown (band demo - instrumental - 09/88)
09. Lovesong (band demo - instrumental - 09/88)
10. 2Late (alt version - band demo - instrumental - 09/88)
11. The Same Deep Water As You (band demo - instrumental - 09/88)
12. Disintegration (band demo - instrumental - 09/88)
13. Untitled (alt version - studio rough - instrumental - 11/88)
14. Babble (alt version - studio rough - instrumental - 11/88)
15. Plainsong (studio rough - guide vocal - 11/88)
16. Last Dance (studio rough - guide vocal - 11/88)
17. Lullaby (studio rough - guide vocal - 11/88)
18. Out Of Mind (studio rough - guide vocal - 11/88)
19. Delirious Night (rough mix - vocal - 12/88) *
20. Pirate Ships (RS solo - rough mix - vocal - 12/89) *

(* previously unreleased song)

CD3: Entreat Plus

Recorded Live at Wembley Arena 1989 - Remixed by RS 2009

01. Plainsong *
02. Pictures Of You
03. Closedown
04. Lovesong *
05. Last Dance
06. Lullaby *
07. Fascination Street
08. Prayers For Rain
09. The Same Deep Water As You *
10. Disintegration
11. Homesick
12. Untitled

(* previously unreleased performance)

10 maggio 2009

Cure DVD: live in Glasgow 1984

Considerata la latitanza di ristampe in DVD dei vecchi titoli dei Cure (penso in particolare al mitico The Cure in Orange, ma anche al footage presente nella vecchia VHS Staring at the sea), risulta davvero benvenuto questo DVD nel quale la BBC rispolvera del materiale d'archivio e lo propone senza tanti fronzoli ma in una edizione più che accettabile.

Il DVD offre 13 canzoni tratte da un'esibizione tenutasi a Glasgow nell'agosto del 1984 e vi aggiunge, in veste di bonus, altre 3 tracce da una ripresa parigina del dicembre 1979.

Il live di Glasgow trova la band di Robert Smith in una delle sue formazioni più effimere in termini di durata: il batterista Andy Anderson e il bassista Phil Thornalley sono infatti due (ottimi) turnisti che fecero parte della band solo durante il tour che seguiva la pubblicazione di The Top. Ironia della sorte, è proprio questa la formazione immortalata anche in quello che per molti anni è stato l'unico live ufficiale dei Cure: Concert.

Sia il video che l'audio sono di qualità discreta, sebbene non eccelsa. Se si pensa che si tratta, dopo tutto, di riprese effettuate per scopo televisivo e con tecnologie non eccellenti, non ci si può lamentare. E' comunque una rara occasione per ammirare Smith, Tolhurst, Thompson e soci in una esibizione storica, che fotografa un particolare momento di transizione del gruppo.

La scaletta comprende numerosi classici (Shake Dog Shake, Primary, The Walk, The Hanging Garden, One Hundred Years, A Forest, Play For Today, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab) e qualche brano più difficilmente eseguito dal vivo negli anni successivi (Piggy In The Mirror, Give Me It, Happy The Man, The Caterpillar).
Apprezzabile la regia, che non risulta troppo statica ma riesce ad essere onestamente didascalica, senza scadere in terrificanti effettacci visivi, che a mio modo di vedere non hanno un gran senso nel documentare un live.

Decisamente interessanti i tre brani del 1979, tra i quali oltre a Three Imaginary Boys e Killing An Arab va segnalata una rarissima versione di A Forest in una forma primordiale che verrà piuttosto stravolta prima dell'inclusione in Seventeen Seconds. Come correttamente annotato dalle scarne ma precise note di copertina, all'epoca il titolo del brano era At Night (nome che toccherà invece ad un'altra traccia del medesimo album), e pur essendo quasi identico musicalmente alla versione più conosciuta, presenta liriche totalmente diverse.
Una chicca che giustifica da sola l'acquisto del DVD, uscito tra l'altro ad un prezzo decisamente contenuto.

28 ottobre 2008

4:13 Dream comes true

E infine eccolo qua, l'album di cui ho parlato e riparlato.
Uscito con un po' di ritardo rispetto alla data inizialmente prevista (che avrebbe dovuto essere il 13 settembre), il nuovo disco dei Cure (tredicesimo della carriera) non fa rimpiangere l'attesa, mostrandosi molto al di sopra delle aspettative e, pur con i limiti di cui parlerò più avanti, riportando i Cure ad un livello di forma che mancava ormai da tre lustri.

Gran parte del merito si deve probabilmente al reintegro dei ranghi dello storico membro Porl Thompson, avvenuto nell'intervallo tra il precedente The Cure ed il nuovo 4:13 Dream, ed al contemporaneo snellimento della formazione che ha perso (per motivi mai chiariti, ma pare per licenziamento in tronco) del chitarrista Perry Bamonte e del tastierista Roger O'Donnell.

A prescindere da valutazioni sul merito dei singoli componenti, passati e presenti, è evidente quanto il sound della band tragga giovamento dal cambio, arricchendosi di tonalità che erano decisamente mancate nell'appiattimento degli ultimi due album.

Ma 4:13 Dream gioca soprattutto la carta del revival, riportando gli orologi dalle parti del 1992, e pescando a man bassa dai luoghi comuni dei Cure di Disintegration e di Wish, ma anche da prima ancora se si considera ad esempio che il brano Sleep When I'm Dead pare provenga dalle session di The Head On The Door (1985). L'operazione, dal punto di vista musicale, funziona: le tredici canzoni convincono per spessore ed interpretazione, il disco scorre via che è un piacere ed offre anche una discreta variazione di stati d'animo (ricordate i selvaggi cambi d'umore del 1996?), sebbene sia stato assemblato con una maggioranza di composizioni upbeat e con diversi potenziali singoli oltre ai quattro già pubblicati.

Per contro, è proprio questo effetto deja-vu a rappresentarne la principale debolezza. I Cure oggi sono un gruppo che torna indietro e non presenta nulla di nuovo, sterzando da una strada che si stava rivelando infruttuosa ma effettuando una inversione ad U che non punta certamente verso il futuro. Sarebbe stato certamente difficile aspettarsi qualcosa di diverso dopo più di trent'anni di carriera; ma Bobby Smith non era quello che aveva dichiarato da qualche parte negli anni '80 che i "dinosauri" erano da disprezzare e che i gruppi dovrebbero sciogliersi al terzo album proprio per evitare la ripetizione? Beh, sicuramente l'età e l'esperienza hanno mutato la sua opinione.

Il set inizia con Underneath The Stars, che riparte dai campanellini che aprivano Disintegration, e riproduce fedelmente il mood di quell'album così amato dai fan. L'atmosfera sognante e le sonorità stratificate del primo brano vengono però subito smentite da The Only One, il primo dei quattro singoli estratti dall'album. Una canzone pop in perfetto stile Smith, che ricorda da vicino lo stile di Wish. Forse non particolarmente brillante, ma finalmente, dopo una infilzata di songoli molto fiacchi negli anni scorsi, ammiccante al punto giusto e con un ritornello che si ficca in testa. The Reasons Why è un bel brano dallo sviluppo tutt'altro che banale, caratterizzato da tante chitarre e dal basso a 6 corde, e da un eccellente chorus che si candida tra le migliori cose del disco. Freakshow è il secondo singolo, una ventata di genio funky che avrebbe potuto comparire nella scaletta di Kiss Me, molto radiofonica e con una frizzante interpretazione vocale. Sirensong è una piccola canzone che riporta subito alla mente le cose migliori di Wild Mood Swings: una chitarra slide e poche note di piano sul tessuto intrecciato dal basso danno vita ad uno dei momenti più esotici del lotto. The Real Snow White è invece la composizione che più si avvicina nello stile all'album precedente, e pur avendo una certa presa non mi pare degna di grande nota. Vanta un ritornello discreto e non molto altro. The Hungry Ghost è di tutt'altra pasta: ha uno sviluppo interessante e si fregia soprattutto di un grande Thompson, soprattutto in veste solista nel finale. Segue Switch, un rock frenetico assimilabile a diverse esperienze precedenti: chitarra wah in puro "stile Porl", grande lavoro di effetti sulla voce. The Perfect Boy, terzo e più debole tra i singoli, ci riporta con i piedi sulla terra: una canzoncina gradevole (sempre al di sopra dei singoli di The Cure) ma nulla di più. La successiva This. Here and now. With You, pur con analoghe caratteristiche pop, si pone ad un livello molto più alto, grazie anche ad un arrangiamento più originale ed all'ottima parte vocale. Sleep When I'm Dead è il quarto singolo e forse il migliore: intro memorabile, strofa scatenata con Gallup preciso come un martello funky e Thompson alla rifinitura, ritornello alla Cure anni '80 che di più non si può. Certamente un regalo per i fan di vecchia data. The Scream sterza infine verso un sound più orientaleggiante ed oscuro, abbandonando le velleità pop e restituendoci i migliori Cure alla The Top, con un crescendo delirante che si sfoga più volte con le urla di uno Smith in gran spolvero. Si chiude con la splendida It's Over, un quattro quarti rock che conserva lo spirito del brano precedente e si inserisce nella tradizione dei finali "alla Cure" (vedi Fight ed End, per citarne solo due).

Il bilancio è di almeno quattro grandi canzoni rock e di un paio di ottimi singoli, con il restante materiale ben sopra la media: niente male, a conti fatti. Chiudo con la speranza che il fantomatico "dark album" - a quanto pare ricavabile dai brani più lenti realizzati nelle sessioni per questo disco, che avrebbero partorito circa ventisei canzoni - veda effettivamente la luce e ci offra un panorama analogo in quanto a qualità e varietà.

12 ottobre 2008

The Cure is alive and well

A volte torna utile possedere un televisore. Molto raramente, in effetti, a meno che non lo si usi come mera appendice per il lettore DVD.

Ieri sera però è stato uno di quei rari casi: MTV, nel marasma di inutilità che trasmette quotidianamente, ha pensato bene di chiamare i Cure come headliner del Coca Cola Live MTV.

E la band di Robert Smith ha deciso di dedicare gran parte dell'esibizione (la prima ora, per la precisione) all'esecuzione integrale del disco terminato da poco e non ancora pubblicato (ma preceduto, come vi ho già raccontato, da ben quattro singoli).

Ciò significa che per molti, come il sottoscritto, è stata una ghiottissima occasione per ascoltare 4:13 Dream prima che venga distribuito nei negozi, seppure eseguito dal vivo e dunque con un sound che potrebbe differire anche sensibilmente da quello fissato nella registrazione. E si è trattato anche di un modo per testare la vitalità della band e la tenuta live della formazione a quattro che ha riunito Roberth Smith e Simon Gallup al membro storico Porl Thompson, oltre all'ormai fidato Jason Cooper dietro le pelli.

Per ciò che riguarda il nuovo album, posso dire che finalmente si è potuto ascoltare qualcosa che avrebbe potuto essere il degno seguito di Wish. Non che nei dischi usciti dopo il 1992 non fossero presenti anche cose dignitose, ma è opinione comune, e la condivido, che per un motivo o per l'altro si sia trattato di lavori non esaltanti. L'ultimo The Cure del 2004 aggiungeva poi ad una certa stanchezza compositiva, una produzione quanto meno discutibile, toccando uno dei punti più bassi nella producione dei nostri.

Nella serata di Roma invece le nuove canzoni sono sembrate solide e in alcuni casi brillanti, vedi l'opener Underneath The Stars, o i due brani di chiusura (The Scream e It's Over), ma pure alcuni tra i singoli (Freakshow o l'eccellente Sleep When I'm Dead).

E' evidente che Porl Thompson abbia riportato unità, dal punto di vista compositivo, ad un ensemble che traeva ormai linfa dal solo Smith o quasi (eccezion fatta per le linee di basso di Gallup). E proprio dal vivo si è potuto osservare quanto sia importante il suo apporto nelle nuove canzoni.

Attendo ora con una certa impazienza l'uscita dell'album in modo da poter apprezzare le versioni registrate in studio. Ed anche, magari, la pubblicazione del famoso "dark album" che pare possa essere realizzato riunendo le canzoni registrate durante le sessioni di 4:13 Dream e scartate per dare all'album un mood meno cupo.

PS: la foto di Simon Gallup, recuperata su Chain Of Flowers, è di Lorenzo C. L'originale è qui.

14 settembre 2008

Pioggia di singoli per i Cure (con scaramanzia)

Per l'ormai imminente uscita del loro nuovo album i Cure hanno seguito una strategia quanto meno inusuale.

Sono due gli aspetti interessanti, al di là della musica (di cui parlerò più in là): uno, di carattere più mondano, è legato alla cadenza delle uscite, che pare legata a questioni squisitamente scaramantiche; il secondo è più sostanziale e denota una strategia commerciale piuttosto originale e, per i tempi, del tutto contro corrente.

Esaurisco brevemente il primo aspetto: l'album sarà il tredicesimo della carriera di Robert Smith & Co.
Come tradizione ormai dal 1992, giunge a 4 anni dal precedente (nel '92 usci Wish, nel '96 fu la volta di Wild Mood Swings, nel 2000 di Bloodflowers, mentre The Cure risale al 2004). A rimarcare il numero 13, è stato deciso che 4:13 Dream (titolo che dopo vari tentennamenti pare definitivo) uscisse il 13 settembre, preceduto da 4 singoli, le cui date di uscita sono state fissate per il 13 maggio, 13 giugno, 13 luglio e 13 agosto. Slittata poi l'uscita dell'album al 28 ottobre, la data del 13 settembre è stata coperta dall'uscita dell'Ep Hypnagogic States, che contiene remix dei 4 brani già pubblicati come singoli.

Il piano ha creato non poche difficoltà al gruppo, con uscite che in realtà sono state piuttosto casuali nei diversi paesi, ed hanno fatto saltare il giochetto del 13. Ma in questo non mi addentro.

Più interessante è la scelta di pubblicare ben 4 singoli da un album non ancora uscito, ed in un'epoca in cui l'industria punta sempre meno sulla vendita del CD come oggetto fisico. A complicare le cose, l'idea di configurare questi 4 singoli in un formato che si potrebbe definire "nostalgico": i brani per ogni CD infatti sono stati solo 2, come se fossero i due lati di un 45 giri in vinile, con il "lato A" tratto dall'album in arrivo (seppure in versione editata apposta per il singolo) e il "lato B" inedito.
Questo tipo di uscita solletica sicuramente il collezionista (che è portato ad acquistare i 4 singoli per accaparrarsi i 4 inediti) ma va contro la strategia corrente di trasformare ogni singolo in una specie di EP: negli ultimi anni i singoli sono in genere arricchiti da versioni remix, inediti, live, video e chi più ne ha più ne metta.

Qui va apprezzata, semmai, la "purezza" di un'operazione che rimette la canzone al centro del prodotto, pur chiedendo un certo esborso all'appassionato - e rischiando, dall'altro lato, di vedere una pioggia di resi delle copie potenzialmente invendute. Ci vuole, insomma, un certo coraggio, anche pensando che le recenti scelte di altri grandi nomi (vedi Radiohead e NIN, solo per citarne alcuni) sono di segno opposto: download gratuiti, vendita solo su internet.
Per ora pare che i Cure ci abbiano azzeccato: i singoli sono nelle classifiche di vendita e sembrano aver incontrato un discreto consenso.

...E la musica? Attendo l'uscita dell'album, poi ne riparliamo.

1 febbraio 2008

I prediletti di gennaio 2008

Giusto per tenere un diario delle mie preferenze musicali, inauguro una piccola "fave-list" dei dischi che ho ascoltato, riascoltato, scoperto, approfondito nel mese di gennaio 2008. Forse diventerà un appuntamento abituale, forse no.

01. Gravenhurst Fires In Distant Buildings (2005)
La scoperta dell'ultimo The Western Lands mi ha portato a recuperare anche i lavori precedenti. Fires In Distant Buildings è un bellissimo disco che mescola folk acustico catartico e incursioni elettriche ansiogene.

02. Wovenhand Mosaic (2006)
Siamo anche qui in territori post-folk, con una predominanza di colori tetri e atmosfere plumbee. Il progetto di David Eugene Edwards, al terzo capitolo con quest'album, è come una cavalcata all'inferno alla ricerca di persone perdute.

03. Autonervous Autonervous (2006)
C'erano una volta i Malaria!, gruppo al femminile attivo in Germania negli anni '80. Di quel collettivo faceva parte Bettina Köster. Dal sodalizio di quest'ultima con la più giovane Jessie Evans nasce quest'album, fatto di elettronica anarchica punteggiata dal sax, con un gusto inconfondibilmente berlinese.

04. Gudrun Gut I Put A Record On (2007)
Nelle Malaria! di Bettina Köster c'era anche Gudrun Gut, oggi a capo della piccola etichetta Monika Enterprises. Questo suo esordio solista sfugge ad ogni classificazione. Musica da club, heartbeat, sperimentazione, minimalismo.

05. Franco Battiato Fetus (1972)
Una robetta fresca fresca, riascoltato in un rigurgito di revivalismo. Molto più attuale di quanto ci si aspetterebbe, e più vicino al Battiato di oggi rispetto agli altri lavori degli anni '70.

06. Big Black Pigpile (1992)
"One, two... fuck you!". Il live del gruppo di Steve Albini si può vivere sia come una compilation che come una riprova della vera sostanza espressa dai Big Black. I brani spesso scheletrici e disarticolati, ritrovano incredibile vitalità nelle versioni dal vivo.

07. The Cure Kiss Me Kiss Me Kiss Me (1987)
Negli anni questo disco non ha mai smesso di esercitare la sua fascinazione su di me. Psichedelia oscura e pop luccicante che, piuttosto che fondersi, si alternano da un brano all'altro. A perfect record.

08. Einstürzende Neubauten Alles Wieder Offen (2007)
L'inaspettata evoluzione della combriccola di rumoristi capitanata da Blixa Bargeld. Dopo un paio di album dedicati al silenzio ed alla quiete, una funambolica riscoperta del futurismo.

09. Diamanda Galas & John Paul Jones The Sporting Life (1994)
Il più "facile" tra i dischi dell'incredibile cantante di origine greca, in cui la potenza e l'istrionismo vocale di Diamanda vengono supportati dall'intelligenza ritmica dell'ex bassista dei Led Zeppelin. Una chicca.

10. Wire Read & Burn 03 (2007)
Mi stancherò di ascoltare questo EP? Mah.
4 brani per 25 minuti di delizia.

6 ottobre 2007

Chi va ancora a vedere i Cure?

Tutti abbiamo avuto un gruppo preferito. Almeno per un po'. Almeno nell'adolescenza.
Uno dei primi dischi che ho acquistato è stato The Head On The Door. Era uscito nel 1985, ma io credo di averlo preso nel 1986. O forse ho comprato prima Standing On The Beach? Mah, comunque era l'86. Sono passati 21 anni e i Cure restano, per questioni di DNA musicale, una delle pietre miliari della mia formazione. Almeno fino a Wish (1992) sono stati anche dei compagni di viaggio affidabili e mai noiosi. Peccato per le delusioni successive: Wild Mood Swings è una raccolta di intuizioni, alcune anche felici, che però non riesce a emozionare ne' a divertire a sufficienza; Bloodflowers è un disco gravemente noioso (mi viene in mente l'aggettivo "senile", che mi pare talmente triste che non so se scriverlo); The Cure mi era parso la pietra tombale su un gruppo che non aveva davvero più nulla da dire. Mi ero consolato con il mirabolante cofanetto della Fiction in 4 CD (un must) e con le riedizioni del vecchio catalogo in doppio CD. Si, mi sono svenato, ma dal mio punto di vista ne era valsa la pena. Tutta un'operazione nostalgia, però, un guardare al passato.
Ora leggo che si annunciano un nuovo album per la primavera del 2008 e un nuovo tour. Peccato, tra l'altro, doverlo scoprire dall'orribile sito ufficiale messo su dalla Geffen.
Il punto è: mi interessa? La formazione promette bene: dopo la cacciata di Roger O' Donnel e di Perry Bamonte, è rientrato Porl Thompson alla chitarra. Non si intravedono tastieristi all'orizzonte. Chissà. Forse Porl riuscirà a raddrizzare la bussola di Robert Smith, ultimamente piuttosto vacillante.
Mentre ci medito, vi segnalo le due date italiane del tour: il 29 febbraio a Roma (Palalottomatica) e il 2 marzo a Milano (Palasharp, ex Mazda Palace). Un pensierino ce lo faccio.