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7 novembre 2010

Joy Division plus minus

E' in arrivo l'ennesima operazione di vampirizzazione del nome Joy Division: la Rhino ha annunciato l'imminente pubblicazione di un lussuoso boxset che in 10 vinili da 7" raccoglie tutti i singoli pubblicati dalla band, oltre ad altri che sono stati praticamente "immaginati" per l'occasione ma che nella realtà storica non furono mai pianificati ne' pubblicati dalla Factory.

Ora, senza nulla togliere alla bellezza dell'oggetto in se', e senza voler sminuire la passione dei collezionisti che si sentiranno vibrare qualcosa dentro e non resisteranno all'acquisto di cotanta roba, sono veramente basito dal livello al quale si possa giungere pur di continuare a far quattrini senza sforzo. La tracklist è di soli 20 brani totali, nessun inedito è stato aggiunto (anche perchè di veramente inedito non resta praticamente nulla) , e l'unica cosa interessante (il nuovo artwork originale di Peter Saville) è disponibile solo nella edizione "Deluxe" limitata (e ovviamente già esaurita prima ancora di venire messa in vendita).

Se veramente amate la musica dei Joy Division, e desiderate ascoltare qualcosa che non avete mai ascoltato prima, puntate il vostro browser su questo indirizzo. Troverete pane per i vostri denti, garantito.

18 maggio 2010

Trent'anni fa


La mattina del 18 maggio 1980 Deborah Curtis trovò il marito Ian impiccato nella cucina della loro casa di Macclesfield. Ian doveva ancora compiere 24 anni, ma lasciava un testamento musicale di valore incalcolabile. La sua influenza sulle generazioni future è enorme. Trent'anni dopo, non voglio stare a ragionare su un suicidio le cui motivazioni restano dopo tutto non acclarate. Ci sono libri da leggere, film da vedere. Quello che conta è la musica dei Joy Division.

Visto che questo blog deve parlare di dischi, può darsi che vi interessi sapere che questo cofanetto è un oggetto necessario. Se non lo possedete, potreste comprarlo oggi.

28 giugno 2009

24 Hour Party People, il DVD

Ce n'è voluto di tempo, ma alla fine il DVD di 24 Hour Party People, film girato nell'ormai lontano 2002, è apparso nei negozi italiani.

Si tratta di una pellicola strana, una biografia/documentario che con una miscela di fatti veri, aneddoti mai verificati e invenzione pura, riporta alla vita la Manchester musicale che ha ruotato attorno alla Factory di Tony Wilson tra il 1976 e il 1997.

In qualche modo, il regista Michael Winterbottom è riuscito nel difficile intento di narrare la storia della Factory senza abusare di toni apologistici ma anche senza scantonare nella banale collezione di aneddoti scanzonati.

Il mondo di Wilson, di Martin Hannett, dei Joy Division, degli A Certain Ratio e degli Happy Mondays (per citare solo pochi dei nomi coinvolti) si materializza sullo schermo in una allucinazione che riesce ad assumere a tratti i contorni del vero, vincendo nella sfida di trasmettere lo spirito di un'epoca che, pur essendo ormai definitivamente tramontata, ha influenzato tutta la musica a venire e i comportamenti di milioni di giovani in tutto il mondo.

Centro di tutto, Manchester, città industriale che, in grave declino economico, sociale e architettonico, partorisce nel brodo primordiale del post punk un manipolo di musicisti, produttori e importanti figure di contorno che traghetteranno la discografia e la vita notturna, nel bene e nel male, dall'epoca del punk a quella del rave.

Il film è anche una sorta di biografia di Wilson - straordinariamente interpretato da uno Steve Coogan in gran forma - sebbene sia proprio Wilson nel film a dire ad un certo punto: "Questo non è un film su di me. [...] Sono un personaggio secondario nella sua stessa storia. Questo è un film che parla di musica, e della gente che ha fatto la musica: Ian Curtis, Shaun Ryder e Martin Hannett". Per inciso, anche Wilson morirà pochi anni dopo l'uscita del film.

Oggi me lo sono riguardato doppiato in italiano, il che nulla ha aggiunto all'originale (qualsiasi doppiaggio, anche il migliore, non può che sottrarre), ma è stata comunque un'occasione per rituffarmi nella narrazione di un incredibile sogno, quello nel quale Wilson generò un'etichetta indipendente della quale poteva serenamente dire (parlando a Roger Aimes della London Records, che proponeva di acquistare la Factory): "La Factory Records in realtà non è una società. Noi siamo un esperimento sulla natura umana. Stai forse erroneamente pensando che dobbiamo avere un contratto con le nostre band, che abbiamo una sorta di contratto. Ecco, però ti dico che ho paura che... penso che non sia così. Perchè vedi, questo è l'unico tipo di contratto con cui qui alla Factory Records regoliamo i rapporti con le nostre band." Nel dir questo, Wilson porge allo sbigottito Aimes un foglio che sta appeso alla parete dell'ufficio, dal quale quest'ultimo legge: "Gli artisti sono proprietari del proprio lavoro, l'etichetta non possiede niente, le nostre band sono libere di fotterci".

Amen.

18 ottobre 2007

No Control

Ok. Sono un vecchio romantico, e questo a volte causa dei problemi.
Quando ho scoperto che non c'era ormai alcuna speranza di vedere nelle sale italiane il film di Anton Corbijn sulla vita di Ian Curtis (causa l'assoluta miopia dei distributori nostrani) ho ceduto alla tentazione ed ho comprato il CD con la colonna sonora del film.
Mi sono detto: "non posso accettare di restare completamente escluso da un evento come questo": attendevo il film da almeno un anno.

Già amareggiato dalla mancata uscita del film, è stato ancora più triste scoprire che questa colonna sonora è un mezzo pacco. Almeno per me.

In realtà la qualità del disco, in assoluto, potrebbe dirsi eccellente: il 70% dei pezzi è costituito da capolavori, e del restante 30% almeno la metà è piuttosto interessante.
Peccato però che di nuovo non ci sia praticamente nulla, mentre si era parlato di interessanti inediti dei New Order, recuperati addirittura da vecchie registrazioni dei Joy Division mai completate.

L'album, tra i brani già noti e ampiamente pubblicati, annovera tre canzoni dei Joy Division (Dead Souls, Love Will Tear Us Apart e Atmosphere), What Goes On dei Velvet Underground, la bellissima versione originale di Sister Midnight di Iggy Pop, 2HB dei Roxy Music, Drive In Saturday e Warszawa di Mr. Bowie, Autobahn dei Kraftwerk, She Was Naked dei Supersisters, e le versioni live di Boredom dei Buzzcocks e di Problems dei Sex Pistols. Una parata di classici, naturalmente. Mal assortita però dall'assenza di un vero filo conduttore musicale.

Veniamo allora agli inediti. Evidently Chickentown di John Cooper Clarke è solo un breve testo parlato utilizzato come intro per una nota esibizione televisiva dei Joy Division. I tre brani dei New Order (Exit, Hypnosis e Get Out) rappresentano la delusione più cocente: avrebbero dovuto essere il vero motivo per acquistare il CD, si rivelano invece tre brevi e insignificanti bozzetti di scarso valore. La "cast version" di Transmission è talmente simile all'originale da risultare del tutto inutile. Strano a dirsi, a questo punto la palma di brano più interessante dell'album spetta alla cover di Shadowplay realizzata dai Killers, che hanno saputo ricucirsela addosso senza stravolgerla troppo ma al tempo stesso senza clonarla in modo pedissequo.

Conclusione: se non avete gli originali dei JD, così come di Iggy, dei Roxy, di Bowie e dei Kraftwerk, cospargetevi immediatamente il capo di cenere e fiondatevi a comprarli. Di questa raccola fate pure a meno. Se invece avete 13 anni, i vostri idoli sono i Tokio Hotel, e non conoscete neppure uno dei nomi citati, allora potrebbe essere un buon punto di partenza.