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7 aprile 2013

Saint Julian is back (from Cope Island)

Saint Julian è il terzo album solista nella complessa discografia di Julian Cope, e quello che segnò la svolta (provvisoria, col senno di poi) rispetto alle sue prime uscite soliste, marcate da una forte componente psichedelica e surreale, verso una fase più chiaramente pop.

Una scelta sottolineata dal passaggio alla Island Records, nonché dall'immagine sfoggiata da Cope in copertina: capelli corti, abbigliamento curato ed in linea con lo stile mainstream del 1987, fotografia patinata (un confronto con la cover del precedente Fried consente di farsi un'idea).

Da un punto di vista musicale l'album è un passo indietro rispetto all'eclettismo ed al fascino emanato dalle due opere precedenti. La produzione è tesa ad ottenere un suono pulito e potente, con un effetto di spersonalizzazione che mal si adatta al musicista di Liverpool. Anche la scelta dei brani, che in alcuni casi provengono da vecchie sessioni, uno addirittura dall'eopca pre-Teardrop Explodes, contribuisce a rafforzare la sensazione di una mancanza di coesione e di tensione artistica.

Eppure, come affermato dallo stesso Cope, l'album, pur non essendo uno dei suoi migliori, "ha i suoi momenti". Col senno di poi, sarà un buon banco di prova per il successivo Nation Underground, che pur appartenendo dal punto di vista sonoro allo stesso filone, si dimostrerà molto più interessante. E c'è qualche bel brano degno di memoria: i singoli Trampolene e Eve's Volcano, oltre alla stessa title track e ad una rilavorata World Shut Your Mouth.

Assente dai cataloghi da un bel po' di tempo, l'album è stato finalmente ristampato dalla Universal in edizione doppia, recuperando in pratica la Expanded Edition della Island del 2004. Il secondo CD è la riproduzione integrale della compilation The Followers Of Saint Julian edita nel 1997, una raccolta di tutto il materiale realizzato da Cope nel "periodo Saint Julian": recupera 3 EP degli anni 86-87 con tanto di remix, b-sides e una manciata di live.

Per i fan di Cope, una edizione praticamente necessaria. Per gli altri, compratevi prima Peggy Suicide e Jehovahkill, porca miseria. Nota di servizio: il prezzo che vedo in giro è sui 22 euro, e mi pare troppo esoso. Se lo cercate online ve la cavate con 16-17 euro, una cifra molto più sensata per un album che, comunque, ha il suo bravo quarto di secolo di età.

24 aprile 2009

Brain Donor e la saga del druido Cope

Ci sono artisti che seguono percorsi lineari e prevedibili, fatti di uscite più o meno regolari nel solco di un genere consolidato, e ci sono artisti come Julian Cope che, al di fuori di qualsiasi calcolo commerciale, sfornano prodotti di difficile catalogazione e decisamente coraggiosi sia a proprio nome che sotto gli pseudonimi più improbabili.

Brain Donor è un "power trio" messo in piedi da Cope agli inizi del decennio, un originalissimo assalto sonoro che mescola elementi di punk, metal, psichedelia, la cui principale ispirazione è il sound dei primi Stooges abbinato ad un furore iconoclasta che si fonda sul rifiuto della tradizione ecclesiastica in favore di una spiritualità druidica.

Difficile recensire un disco come questo. Se il primo capitolo della saga (Love Peace & Fuck) poteva ancora essere ascoltato come un album di rock'n roll - primigenio, rozzo e istintivo, ma pur sempre rock'n roll - già al secondo disco (Drain'd Boner) si era in presenza di una sorta di jam session allucinata, difficile da prendere davvero sul serio, a meno di essere davvero in acido su una scogliera irlandese deserta.

Wasted Fuzz Excessive vuole andare oltre, e lo dichiara sin dal titolo. A seconda dei gusti, e della giornata, potrà sembrare un capolavoro o un ammasso insensato di note buttate lì a caso pur di fare rumore. Eppure, provate a resistere fino al nono minuto della traccia di apertura Gates Of Skagerrak, e ditemi se quell'incredibile cambio improvviso di ambiente non valeva l'ascolto di questo disco oscuro, difficile e un po' arrogante.