WIXIW è il titolo palindromo del sesto album dei Liars, nonchè una sgangherata onomatopea per "Wish you".
Nella passione per questo tipo di giochini e per la grafica enigmatica degli album c'è tutta l'anima dei Liars, e questo vale sia in positivo che in negativo.
Del loro essere sommario delle influenze alternative più disparate, una sorta di sussidiario delle tendenze sonore più estreme dagli anni '70 ad oggi, avevo già detto all'epoca dell'uscita del precedente Sisterworld.
Non starò dunque a dilungarmi ancora sulla sensazione di "bello ma inutile", la evolvo però in "non male ma dimenticabile", nel senso che anche questo disco non riesce in alcun modo a piantarsi nella mia memoria, e quindi non riesce a farsi riascoltare (un paradosso solo apparente).
Eppure l'ho acquistato perchè era stato messo come sottofondo in un negozio di dischi, e mi son detto: "bello questo, cos'è?", insomma non l'ho ascoltato solo perchè erano i Liars, è stata proprio la musica in se' a colpirmi, un evento non molto frequente soprattutto di questi tempi. Solo che poi l'ho portato a casa, l'ho sentito un paio di volte, e ancora mi fa quell'effetto sfuggente, di musica rarefatta, che come il vapore vedi per qualche istante ma poi ti sfugge tra le dita e in un attimo non c'è più.
Lo fanno apposta? Sono troppo scarsi per fare musica più consistente? O sono talmente geniali che riescono a incarnare alla perfezione lo spirito di un'epoca impersonale, imitativa, senz'anima?
Sui Liars ho solo domande, insomma, e forse il senso della band è proprio questo, a partire dal nome: essere ingannevolmente evocativa, inafferrabile e forse anche disonesta.
Aggiungo solo due annotazioni: la prima è che WIXIW, dal punto di vista musicale, è probabilmente il loro lavoro più accessibile; la seconda, che si notato numerosi rimandi al repertorio dei Radiohead, al punto in cui in un paio di brani vengono imitati con una spudoratezza quasi imbarazzante, che solo Angus Andrew e soci possono permettersi.
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2 settembre 2012
25 maggio 2010
Sisterworld: Liars vs Liars
Gli anni zero in musica sono stati l'apoteosi dell'imitazione e del crossover selvaggio, una diffusa orgia citazionista in cui ogni genere, sotto-genere e sotto-sotto-genere è stato via via accoppiato con tutti gli altri.Una sorta di ricerca della pietra filosofale, nata in parte dalla difficoltà di produrre vere novità in campo musicale, in parte dal genuino desiderio di sperimentare accostamenti ancora inediti.
Dove si pongano i Liars in questo panorama è tema discusso e ancora piuttosto dubbio: geniali innovatori, volgari imbroglioni o semplicemente continuatori di tradizioni illustri? Non lo so, o comunque non intendo scervellarmi. Quello che posso dire è che questi qua son capaci di tirare fuori belle idee e qualche pezzo veramente inquietante - spesso accompagnati da ottimi video - sembrano sinceramente schizzati e comunque sanno far parlare di se', ma sulla lunga distanza dell'album non mi convincono troppo.
Questo quinto album Sisterworld è di qualità discreta, con momenti decisamente interessanti alternati al altri un po' noiosetti, ma il problema è che non mi resta in mente in alcun modo, neppure al quarto ascolto. Peccato, perchè le buone premesse ci sono tutte, e i riferimenti, come già detto, coltissimi (a chi? non spetta a me svelarlo, per quello c'è Wikipedia).
Nota di merito per l'eccelso packaging ideato dalla Mute, e per l'interessante CD di remix (uno per ciascun brano presente nell'album) allegato alla prima stampa. Con nomi illustrissimi: Alan Vega, Carter Tutti, Thom Yorke, Kazu Makino, Boyd Rice...
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