Superstar della variopinta ed iperattiva scena elettronica degli anni '90, gli Underworld sono in realtà sulla scena dagli anni '80, quando erano cantante e chitarrista dei Freur, enigmatica band che regalò alla scena synth pop un singolo straniante (Doot-Doot) e sparì alla chetichella dopo il secondo album.
Riformatisi come Underworld, pubblicarono alla fine degli anni '80 due dischi di pop-funk-rock molto strambi e sinceramente poco riusciti (laddove i due dischi a nome Freur erano stati due piccole gemme naive).
Chiunque altro avrebbe mollato, viste anche le vendite deludenti, e invece loro tirarono in barca un noto DJ e realizzarono Dubnobasswithmyheadman, ossia uno degli album fondamentali per l'elettronica di tutti i tempi e per gli anni '90 in particolare.
Da allora hanno inanellato una sequenza di ottimi, sebbene rari, album di studio, una hit planetaria nella colonna sonora di Trainspotting, e svariati trionfi ai festival di mezzo mondo, fino a presenziare quest'anno alle cerimonie delle Olimpiadi (il che non rende migliore la loro valutazione come musicisti, ma testimonia il loro peso sulla scena).
Questa raccolta in 3 CD ne celebra la carriera in modo tradizionale sui primi due CD, che snocciolano i loro brani più noti, e con mia immensa gioia aggiungendo un intero CD di inediti, tra i quali molte composizioni che avrebbero ben figurato sugli album ufficiali.
Che volete di più? Va bene, se proprio chiedete di più, è uscito anche A Collection, raccolta condensata in disco singolo ma con 3 brani in più, altrimenti non presenti in altri dischi a nome Underworld, che testimoniano collaborazioni con altri artisti.
Buona notizia: il tutto a prezzo ragionevole, quindi comprate che gli artisti vivono così.
Visualizzazione post con etichetta raccolte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta raccolte. Mostra tutti i post
2 maggio 2012
16 febbraio 2012
New Wave italiana 1980-86
Un animale strano, la New Wave italiana.Il movimento fu da una parte, in modo inevitabile, sofferente dei soliti mali di un'Italia ancora provinciale, esterofila in un senso tristemente passivo, lenta ad assimilare novità, soprattutto ammorbata dall'invincibile tradizionalismo della discografia ufficiale, e ci aggiungerei il tratto spesso dimenticato dell'abitudine, ai tempi ancora ben viva, di convertire tutto in termini di politica (e di opposti estremismi).
Eppure la new wave in Italia fu capace di inventarsi una e mille identità, a volte sorprendentemente originali (pur nel solco di traiettorie tracciate all'estero), grazie quasi soltanto al supporto artigianale di piccole realtà fatte in casa, degne della migliore tradizione imprenditoriale a dimensione familiare del paese. Un paese che, va ricordato, era ancora lontanissimo dal cuore dell'Europa, sia fisicamente che culturalmente, con l'aggravio rispetto ad oggi dell'assenza di mezzi di informazione che potessero aggiornare i giovani vogliosi di fare sugli scenari "alternativi": internet era ancora fantascienza, la stampa musicale era di una ortodossia tombale, le piccole radio private si assumevano dal canto loro tutto il peso di distribuire le novità che non trovavano spazio nei canali nazionali, ma lo facevano con tutti i limiti intrinseci nella difficoltosa reperibiltà del materiale necessario a compiere l'operazione culturale che si prefiggevano (toccava procurarsi i vinili, e come?).
Mentre Londra, Berlino e altre città euroee producevano novità musicali al ritmo di una al minuto, a sud delle Alpi si attendevano i racconti degli amici andati in cerca di avventure fuori dai confini nazionali, e le loro cassettine cariche di meraviglie. Si vedano ad esempio le narrazioni di Zamboni e Ferretti della loro permanenza berlinese pre-CCCP.
Eppure ad ascoltare questa raccolta si scopre che, seppure con un ritardo a volte catastrofico (emblematico che il periodo della nw wave nel titolo sia collocato negli anni 80-86, quando tradizionalmente il movimento si fa risalire al periodo 78-83), le realtà nostrane furono molte, interessanti e spesso di spessore indiscutibile. Qualche nome è noto (Diaframma, Gaznevada, Pankow, Neon), molti erano stati riportati alla memoria di recente dalla Spittle Records (Rinf, Not Moving, State of Art, Jeunesse D'Ivoire,...), altri ancora si erano persi nell'oblio, svantaggiati anche da una storia discografica prossima al nulla.
Per quanto gli appassionati più ferventi possano essere già in possesso di un buon numero di questi brani, tra le 35 tracce di questa raccolta in 2 CD (la cui bella copertina campeggia in cima a questo post) si trovano diversi pezzi davvero introvabili, immagino quindi che l'edizione possa bene accolta sia dal neofita (al quale si aprirà probabilmente un mondo) sia dall'esperto più maniacale.
Etichette:
dischi,
New Wave,
raccolte,
recensioni,
Spittle
Iscriviti a:
Post (Atom)

