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8 gennaio 2012

E i negozi di dischi chiudono

Sarà anche un po' colpa della crisi generale, ma la tendenza del settore è chiara ed ha origini diverse, che risalgono alla diffusione della musica in rete a partire dalla fine del secolo scorso. La vendita dei dischi è in contrazione ormai da anni, e tra gli effetti diretti c'è che il numero di negozi che chiudono aumenta ogni giorno.

A prescindere dall'analisi della questione (che potrebbe coinvolgere riflessioni sull'inarrestabilità degli effetti delle tecnologie, sulle tendenze suicide di un'industria vanamente protezionista, sui comportamenti irrazionali di un pubblico che pur di risparmiare dalle proprie tasche, accetta il rischio di uccidere l'oggetto stesso del proprio fanatismo), vorrei parlare qui del momento di tristezza che è connaturato alla sparizione di luoghi di aggregazione come erano e ancora sono i negozi di dischi.

L'occasione mi viene - purtroppo - dalla chiusura di uno dei miei punti di riferimento a Milano: il negozio Markuee sul naviglio pavese. nonostante l'attività fosse basata principalmente sull'ordine di dischi tramite il sito web, il negozio è stato fino alla fine di dicembre 2011 il luogo preferenziale per il ritiro del materiale arrivato, e uno storico luogo di incontro da parte degli appassionati di musica che arrivavano da Milano ma anche da tutta la Lombardia (non era raro imbattersi in personaggi giunti dalla provincia o da fuori provincia per il "ritiro" periodico e per una scorsa agli scaffali).

Ora il negozio, strozzato dalle spese e dalle scarse vendite, chiude e lascia il posto alla sola vendita online, seguendo la sorte che era già toccata da tempo al secondo punto vendita a Pavia. Resta la possibilità di acquistare online e di avvantaggiarsi di prezzi spesso concorrenziali (ooops, mi è scappato lo spottino, ma se cercate nel sito soprattutto cose un po' "difficili" vedrete che non mento), ma finisce il rapporto con il gestore del negozio e con gli altri clienti. Soprattutto svanisce quella passeggiata rituale che riempiva spesso - nel mio caso - i pomeriggi del sabato.

Ok, adesso: non amo le nostalgie in generale, spesso si tratta solo di incapacità di accogliere il nuovo. Ma qui il fatto è che per gli appassionati di musica Milano sta diventando un deserto. Parlando di musica live, hanno chiuso via via il Musicdrome, lo storico Rainbow (mutato in condominio), il parimenti storico Rolling Stone (idem). Altri locali hanno fatto la stessa fine oppure sono stati mutati in disco-pub, insomma hanno perso la loro vocazione alla musica live. Il risultato è che la concentrazione dei locali dedicati alla musica klive si sposta sempre più in periferia: chi volesse andare a godersi un po' di musica dal vivo con i mezzi pubblici o con qualche colpo di pedali dovrà rassegnarsi a lasciar perdere.

Ma piano piano anche i grandi concerti stanno lasciando la città, che tra limiti di volume a San Siro e zero appoggio alle realtà medio-piccole, sta cedendo al Veneto la palma di regione preferita nel Nord Italia per l'organizzazione di molti eventi. L'organizzazione di macchinate è ormai necessaria per andarsi a vedere i grandi nomi.

Dei negozi di dischi ho già detto: escluse le grandi catene come FNAC, Mondadori e via dicendo, a resistere aperti a Milano restano ormai in pochi: Buscemi, Dischi Volanti, il Discomane, Mariposa, Psycho, Metropolis, SoundCave... e forse un altro paio, con i quali mi scuso per la mancata citazione. Insomma, a prescindere dal destino dell'industria discografica: dove ce ne andremo a condividere emozioni, passioni, fissazioni, idiosincrasie varie? Dobbiamo rassegnarci a far tutto davanti ad un monitor? Spero proprio di no, ma nel dirlo mi sento farmi irrimediabilmente vecchio e fuori moda.

7 novembre 2010

Joy Division plus minus

E' in arrivo l'ennesima operazione di vampirizzazione del nome Joy Division: la Rhino ha annunciato l'imminente pubblicazione di un lussuoso boxset che in 10 vinili da 7" raccoglie tutti i singoli pubblicati dalla band, oltre ad altri che sono stati praticamente "immaginati" per l'occasione ma che nella realtà storica non furono mai pianificati ne' pubblicati dalla Factory.

Ora, senza nulla togliere alla bellezza dell'oggetto in se', e senza voler sminuire la passione dei collezionisti che si sentiranno vibrare qualcosa dentro e non resisteranno all'acquisto di cotanta roba, sono veramente basito dal livello al quale si possa giungere pur di continuare a far quattrini senza sforzo. La tracklist è di soli 20 brani totali, nessun inedito è stato aggiunto (anche perchè di veramente inedito non resta praticamente nulla) , e l'unica cosa interessante (il nuovo artwork originale di Peter Saville) è disponibile solo nella edizione "Deluxe" limitata (e ovviamente già esaurita prima ancora di venire messa in vendita).

Se veramente amate la musica dei Joy Division, e desiderate ascoltare qualcosa che non avete mai ascoltato prima, puntate il vostro browser su questo indirizzo. Troverete pane per i vostri denti, garantito.

11 febbraio 2010

Paranoia in hi-fi

Per il proprio trentennale i Nurse With Wound hanno pensato ad una celebrazione particolarissima e di rara intelligenza.

Paranoia in hi-fi è una sorta di sampler della band, ma ben lungi dall'essere un banale best of, consta in pratica di una sola lunghissima traccia che senza soluzione di continuità snocciola un'intera carriera missata in un solo disco.

L'aspetto rivoluzionario dell'operazione sta nel prezzo di 99 pence proposto per il mercato inglese *, meno dei costi di produzione e distribuzione, e nel fatto che l'album non può essere acquistato online. Una provocazione che vuole costringere il pubblico ad andare fisicamente nei negozi di dischi, in assoluta contro-tendenza in un mondo che ci vuole tutti seduti in casa davanti al computer.

"This CD confirms what all Nurse With Wound followers have known for many years, and will open the ears for new listeners to the fact that Nurse With Wound have always been an outstandingly innovative and ceaselessly creative force. Never staying still NWW are unpredictable, disconcerting, humorous and always original. With a flagrant disregard and disinterest in musical styles, cliques or fashions the uniquely independent and autonomous NWW have made over 50 albums with no regard and no interest in their critical or commercial reception. Mixing the sublime with the ridiculous Steven Stapleton and NWW uncompromisingly carve their own distinct style that has a musical language and visual landscape entirely of its own. Drawing inspiration from far flung corners including DaDa, Perez Prado, Surrealism, Krautrock and whole cascade of other ideas NWW have created a diverse back catalogue of material from ambient classics (Soliloquy for Lillith) to the disturbed (Homotopy to Marie) and many other easy listening nightmares. NWW is an idyllic and fascinating tropical island way out there on a limb, the visitors who make it to their shores seldom ever want to leave. Paranoia in Hi-Fi covers almost all of NWW's wild and eclectic sinister whimsy and shows that in Steven Stapleton's world everything is possible...possible, possible."

* In Italia il prezzo si attesta attorno ai 5 euro, a causa dei costi di importazione.

23 marzo 2009

Muziic: rivoluzione o solita vecchia storia?

La notizia sta rimbalzando di sito in sito, ormai da qualche settimana. Ha fatto anche una veloce apparizione nelle grandi testate giornalistiche, ma poi è tornata nel limbo delle rivoluzioni annunciate, quelle di cui molto spesso - non sempre - non si sente parlare più.

Si tratta di Muziic, una ideuzza semplice semplice ma che ha del geniale. In poche parole, si tratta di un player (in stile Winamp, per capirci), che anzichè riprodurre musica dal PC, si connette a YouTube e va a pescare tra i video caricati la musica che l'utente sta cercando. Esempio stupido: ho voglia di sentire qualche canzone degli U2 , apro Muziic, digito "U2" e mi vengono presentati i risultati. Ne scelgo uno, clicco e il brano parte. Posso ascoltare solo l'audio o vedere in piccolo anche il video, ma naturalmente l'idea si fonda sull'ascolto della sola musica, altrimenti è meglio aprirsi YouTube.

Semplice semplice, dicevo. In effetti poco cambia nella sostanza ("cerco in YouTube e ascolto" è uguale a "cerco in Muziic e ascolto") ma cambia sottilmente il concetto: Muziic somiglia molto più ad una radio che ad un sito internet. Posso mettere il player in sottofondo con la mia playlist senza aprire il browser e senza caricare contenuti, commenti, pubblicità. Un sistema che, tra l'altro, si affida al più grande archivio musicale di internet. YouTube ospita non solo video "ufficiali" ma tonnellate di contenuti rari: live, spezzoni televisivi, filmati amatoriali.

Insomma, il classico uovo di Colombo che in rete ha già reso miliardari alcuni ex nerd. Ora però, per decretarne obiettivamente il successo, bisognerà vedere se l'idea riuscitrà ad attecchire in modo stabile tra gli utenti e se YouTube (che poi è Google) non lo stroncherà sul nascere.

Cosa venga in tasca agli artisti, non l'ho ancora capito. Immagino, come al solito, nulla.

25 ottobre 2008

La musica ora si compra in francobolli

E prima o poi doveva accadere: ecco qui l'ultima genialata partorita dai cervelloni delle quattro grandi major discografiche (Emi, Sony BMG, Universal e Warner).

Soppiantato il vinile (anche se sta vivendo una sorta di revival, ma questo è un altro discorso), dichiarato prematuramente morto il compact disc, si passa finalmente ad un supporto che più impersonale e deprimente non si può: una bella schedina di memoria, più piccola di un francobollo.

Quello che mi infastidisce di questa scelta commerciale non è semplicemente l'estrema miniaturizzazione del supporto, ne' la sua portabilità. La musica a passeggio, che ti segue ovunque tu sia, è stata una meravigliosa rivoluzione, iniziata negli anni '80 con l'audiocassetta ed il walkman, e probabilmente ha contribuito da un lato ad avvicinare molti alla musica, e dall'altro ad imporla come esperienza totalizzante, che era possibile portare fuori dal salotto di casa e condurre ovunque con se'.

Non ho avuto nulla contro il lettore CD portatile, ne' contro l'mp3 player. Quello però che non capisco, e che credo sia dovuto alla semplice cecità dell'industria, è la scelta di annichilire il prodotto-musica in un formato che svilisce l'oggetto e dunque l'acquisto. E' come se i discografici ammettessero, esattamente come un qualsiasi downloader pirata tredicenne, che del prodotto discografico non gliene importa nulla, che per loro è importante solo qualche bit di dati in un supporto.

Questo mi pare un errore capitale. Per decenni l'acquisto di un album è stato l'acquisto di un oggetto fisico, dalle caratteristiche, se mi è permesso l'accostamento, organolettiche ben riconoscibili. Il vinile era un prodotto che odorava di carta, inchiostro e colla, e somigliava ad un libro nei gesti tipici dell'aprirlo e leggerlo. Sapeva poi di quella strana cosa che era, appunto, il vinile: un materiale plastico ma caldo, elettrico, che attraeva pezzetti di carta e di polvere, un oggetto che bisognava curare e saper trattare. L'acquisto di reificava in una cosa tangibile e che aveva una propria vita.

Già il passaggio al compact disc rovinò parte di questa esperienza. La copertina mutava da poster a cartolina, perdendo molto del proprio impatto. Il disco, come oggetto, dava minor calore e svelava in modo più evidente la propria natura sintetica. Era però possibile creare libretti ben fatti, personali, stampare la superficie del CD in modo da renderlo un oggetto unico e riconoscibile.
Soprattutto, fu il miglioramento tecnico (che è indubbio, e chi sostiene il contrario è vittima di una leggenda metropolitana) a convincermi che il passaggio era accettabile. Il compact disc, per me e per milioni di appassionati sul pianeta, è divenuto da allora oggetto dell'esperienza musicale, qualcosa che si acquistava in cambio del proprio denaro, e che si poteva poi toccare, sfogliare, annusare.

Cosa resta di tutto questo in una scheda di memoria? Il dato tecnico è sconfortante: la qualità della musica nel nuovo formato MicroSD altro non è che il solito mp3, un formato che, da chiunque abbia un paio di orecchie funzionanti ed un cervello allenato, non può che essere considerato meno che soddisfacente. Ma la scelta del formato è obbligata: bisogna consentire all'utente la possibilità di trasferire la musica direttamente sul proprio lettore.
Le chedine costano la bellezza di 15 dollari: quasi quanto un CD, per una qualità incomparabilmente inferiore. Ma non bastava allora continuare a vendere mp3 online, come già si fa?

Resta il dubbio della copertina. In effetti pare ci sia, ma ancora non ho capito che formato abbia, se sia un semplice fogliettino o se sia possibile realizzare un vero e proprio libretto.

Quello che invece ho capito in modo chiaro, è che l'industria non vede l'ora di sbarazzarsi del passato, ma purtroppo senza avere un'idea per il futuro.

20 ottobre 2008

Featured Artists Coalition: una rivoluzione?

Bryan Ferry, Craig David, David Gilmour, Gang of Four, Howard Jones, Iron Maiden, Kaiser Chiefs, Peter Hammill, Radiohead, Richard Ashcroft, Robbie Williams, Soul II Soul, The Futureheads, The Verve, Travis...

Cosa accomuna tutti questi artisti, oltre al fatto di essere inglesi e di essere tutti più o meno noti al pubblico?

Da qualche settimana, il fatto di avere fatto fronte comune e di avere fondato una associazione: la Featured Artists Coalition. L'obiettivo è quello di ottenere un maggiore controllo sulla propria musica e di avere, al contrario di quanto gli offrono gli attuali contratti, una certa voce in capitolo per ciò che riguarda le strategie di marketing sui prodotti che portano impresso il proprio nome.

Le istanze avanzate non sono di poco conto, e vanno in una direzione finora mai imboccata dal mercato della musica: portare l'artista al centro della propria attività commerciale, e restituire alle etichette il ruolo di tramite rispetto al pubblico, e non, come attualmente avviene, di regista unico delle attività di produzione e commercializzazione della musica.

Gli artisti, forti anche di alcune esperienze indipendenti che hanno riscosso un discreto successo (Radiohead, Marillion, Nine Inch Nails sono solo alcuni esempi), chiedono innanzi tutto di mantenere i diritti sulle proprie produzioni, i quali verrebbero soltanto affittati alle etichette discografiche. E vogliono inoltre poter controllare, molto più di quanto non gli sia concesso attualmente, la forma in cui la musica viene venduta.

Il manifesto pubblicato sul sito dell'associazione entra nei dettagli ed elenca sei punti che dovranno essere rispettati perchè si possa ottenere un accordo. La parola ora va alle major, che potranno scegliere di ignorare la questione o di scendere a patti nel nome di una possibile collaborazione.

15 ottobre 2008

Edizioni "speciali"... ma per chi?

Aumenta, da qualche anno a questa parte, il numero degli album che vengono pubblicati anche in versione "special edition". Ma quante volte queste edizioni sono davvero "special"?

Me lo domando spesso, e in genere mi rispondo che spendere di più - anche 10 euro in più - per avere qualche bonus risicata è un bel modo di farsi prendere per il sedere, e di conseguenza porto alla cassa la versione normale.

A volte però si verifica un fenomeno che definire orrendo è poco: l'edizione normale sparisce dagli scaffali (magari va "out of print" e scivola nel limbo) mentre si trova ovunque la sola versione "special". La quale costa magari una cifra assurda, bloccando ogni fremito di concupiscenza nei confronti dell'agognato titolo.

Faccio un esempio. Sto cercando di completare, con molta circospezione (leggi: cercando di non spendere un capitale) la discografia degli Opeth.
In questo senso, è stata benvenuta l'edizione giapponese in mini-cofanetto che ha raggruppato i primi tre album. Scovata in giro a meno di 30 euro: un affare.
Anche per i successivi Blackwater Park, Deliverance e Damnation ho avuto una certa fortuna: si trovano in giro a prezzo speciale da qualche tempo, e cercando con un minimo di pazienza li ho portati via a 6.90 ciascuno.

Il discorso si è complicato con Still Life. Pubblicato prima come disco singolo, e poi in edizione doppia, è ormai praticamente introvabile nella prima versione. Pare si riesca solo ad ordinarlo; proverò.
Il problema dell'edizione "speciale" è che non offre praticamente nulla per un prezzo più che doppio: contiene una inutile (almeno a mio modo di vedere) versione in audio 5.1 dell'intero album, più un brano dal vivo. Un po' poco per giusticare la differenza di prezzo, non credete?
Analogo discorso per il ben più recente Ghost Reveries: sparito il CD regolare, mentre ho difficoltosamente rintracciato un negozio che ha in scaffale la versione doppia, con DVD 5.1. Naturalmente resterà dov'è. Anche perchè avere una edizione cartonata larga due centimetri, cje ti prende via spazio inutilemente, mi dà anche un po' di fastidio. E poi un disco con un aspetto speciale deve anche esserlo. E' una questione etica, mi viene da dire.
Ma il bello è che sta seguendo la stessa sorte addirittura il recentissimo Watershed (2007), del quale ormai si trova solo la versione doppia. Fortuna che l'ho arraffato nel breve periodo in cui è stato disponibile in special price a 9.90, prima di dileguarsi.

Sembra strano che in un periodo in cui le vendite di dischi crollano vertiginosamente, il mercato risponda con una politica che, in sostanza, alza i prezzi anche sui titoli usciti da qualche anno. Evidentemente in qualche super ufficio ai piani alti di qualche mega grattacielo, qualche super manager pensa di poter salvare la baracca (e la preziosa sedia in pelle umana sulla quale tiene posato il prezioso deretano), continuando a spremere quei pochi appassionati che ancora spendono parte del proprio introito (parte sempre più esigua, ahimè) per qualche CD.
Mi sa che hanno sbagliato i calcoli.

25 settembre 2008

Marillion via P2P

I Marillion sono abituati a stupire con scelte strategiche inusuali.

Già nel 1999 imboccarono una strada rivoluzionaria, producendo l'album marillion.com soltanto grazie all'apporto sostanziale ricevuto dai propri fan attraverso il sito ufficiale. L'album in quella occasione inaugurò il distacco dall'etichetta discografica e dimostrò che un gruppo poteva auto-prodursi contando soltando sui propri sostenitori: una concezione decisamente pionieristica, soprattutto se si tiene conto che nel 1999 non si parlava di vendita online ne' di nulla di simile. Gli Einsturzende Neubauten, ad esempio, intraprenderanno una strada analoga soltanto diversi anni dopo.

A distanza di nove anni da quell'esperimento, la band di Steve Hogarth ha deciso stavolta di fare un passo ancora più estremo, e di distribuire il quindicesimo album, Happiness Is The Road, direttamente attraverso il circuito P2P, in modo assolutamente libero e gratuito. Viene così violato un tabù che vede nel peer to peer il nemico assoluto.

I Marillion spiegano sul loro sito il meccanismo che c'è dietro questa scelta. Innanzi tutto va detto che il disco verrà distribuito anche in forma tradizionale, per tutti quelli che desiderano possederlo in CD - ed è stato infatti già pre-ordinalto da numerosi fans. La versione messa a disposizione dalla band attraverso i canali peer to peer utilizza invece la tecnologia Music Glue.

Grazie a questo sistema, quando un utente del P2P scaricherà una delle canzoni dell'album, sul suo PC apparirà una finestra interattiva con un messaggio della band, che fornirà informazioni sull'album, notizie sul gruppo e sul prossimo tour, e rimandando anche alla possibilità di acquistare merchandise da marillion.com. L'ascolto della traccia sarà consentito tramite questa finestra, ma verrà fornita l'opzione di inscriversi alla mailing list, il che garantirà anche l'accesso ad una versione DRM-free del brano.

La soluzione appare un po' complessa ma va nella direzione di avvicinarsi al mondo dei downloader, con il tentativo di sensibilizzare questi ultimi sulla necessità per un gruppo musicale di ottenere un sostegno economico dai propri ascoltatori, affinchè possa proseguire nell'attività e sopravvivere.

I Marillion nel proprio comunicato condannano l'uso selvaggio del peer to peer, ma contemporaneamente sottolineano l'aspetto, evidentemente ignorato dalle etichette, che il fenomeno ha ormai raggiunto un'espansione tale da non poter essere combattuto a colpi di denunce. Una strada che finora non ha portato alcun risultato, se non quello di aumentare la distanza tra utenti e produttori di musica.

La scelta ha generato qualche malumore tra i fans che hanno pre-ordinato l'album, ma è bene argomentata dal gruppo ed appare ancora una volta intelligente e lungimirante. Chissà quando i grandi gruppi industriali che tengono in mano il mercato della musica riusciranno ad avere delle idee della stessa portata.

14 settembre 2008

Pioggia di singoli per i Cure (con scaramanzia)

Per l'ormai imminente uscita del loro nuovo album i Cure hanno seguito una strategia quanto meno inusuale.

Sono due gli aspetti interessanti, al di là della musica (di cui parlerò più in là): uno, di carattere più mondano, è legato alla cadenza delle uscite, che pare legata a questioni squisitamente scaramantiche; il secondo è più sostanziale e denota una strategia commerciale piuttosto originale e, per i tempi, del tutto contro corrente.

Esaurisco brevemente il primo aspetto: l'album sarà il tredicesimo della carriera di Robert Smith & Co.
Come tradizione ormai dal 1992, giunge a 4 anni dal precedente (nel '92 usci Wish, nel '96 fu la volta di Wild Mood Swings, nel 2000 di Bloodflowers, mentre The Cure risale al 2004). A rimarcare il numero 13, è stato deciso che 4:13 Dream (titolo che dopo vari tentennamenti pare definitivo) uscisse il 13 settembre, preceduto da 4 singoli, le cui date di uscita sono state fissate per il 13 maggio, 13 giugno, 13 luglio e 13 agosto. Slittata poi l'uscita dell'album al 28 ottobre, la data del 13 settembre è stata coperta dall'uscita dell'Ep Hypnagogic States, che contiene remix dei 4 brani già pubblicati come singoli.

Il piano ha creato non poche difficoltà al gruppo, con uscite che in realtà sono state piuttosto casuali nei diversi paesi, ed hanno fatto saltare il giochetto del 13. Ma in questo non mi addentro.

Più interessante è la scelta di pubblicare ben 4 singoli da un album non ancora uscito, ed in un'epoca in cui l'industria punta sempre meno sulla vendita del CD come oggetto fisico. A complicare le cose, l'idea di configurare questi 4 singoli in un formato che si potrebbe definire "nostalgico": i brani per ogni CD infatti sono stati solo 2, come se fossero i due lati di un 45 giri in vinile, con il "lato A" tratto dall'album in arrivo (seppure in versione editata apposta per il singolo) e il "lato B" inedito.
Questo tipo di uscita solletica sicuramente il collezionista (che è portato ad acquistare i 4 singoli per accaparrarsi i 4 inediti) ma va contro la strategia corrente di trasformare ogni singolo in una specie di EP: negli ultimi anni i singoli sono in genere arricchiti da versioni remix, inediti, live, video e chi più ne ha più ne metta.

Qui va apprezzata, semmai, la "purezza" di un'operazione che rimette la canzone al centro del prodotto, pur chiedendo un certo esborso all'appassionato - e rischiando, dall'altro lato, di vedere una pioggia di resi delle copie potenzialmente invendute. Ci vuole, insomma, un certo coraggio, anche pensando che le recenti scelte di altri grandi nomi (vedi Radiohead e NIN, solo per citarne alcuni) sono di segno opposto: download gratuiti, vendita solo su internet.
Per ora pare che i Cure ci abbiano azzeccato: i singoli sono nelle classifiche di vendita e sembrano aver incontrato un discreto consenso.

...E la musica? Attendo l'uscita dell'album, poi ne riparliamo.

29 marzo 2008

Phenomenal dissatisfaction

Oh dolore, oh tormento!

Se c'è una cosa che non tollero è la consapevolezza di non poter riacquistare in CD un disco che ho posseduto in altra forma e che non ho più.

Oggi mi è tornata alla mente una triste realtà: la colonna sonora di Phenomena non è mai stata pubblicata in CD nella forma in cui era apparsa in vinile quando il film approdò nelle sale (1985).
Esiste, si, una bella edizione che raccoglie tutto il lavoro originale dei Goblin, ma non è ancora stata ristampata (e dubito lo sarà mai) la cosiddetta "original soundtrack", che comprendeva tutti i brani che invece appaiono nella pellicola.

Si tratta di un album che per molti, all'epoca, ha avuto funzione di formazione. Io lo possedevo in cassetta e ricordo benissimo di averlo ascoltato decine e decine di volte assieme a mio fratello. La scelta dei brani era decisamente atipica, e per tanti ragazzini (noi avevamo rispettivamente 13 e 11 anni) si trattò del primo approccio al metal. Erano presenti infatti un pezzo (addirittura) dei Megadeth e uno (fantastico) degli Iron Maiden, oltre a due canzoni del sempre morboso Andy Sex Gang (dei Sex Gang Children).

Questa era la scaletta completa:

01. Phenomena (Claudio Simonetti)
02. Flash Of The Blade (Iron Maiden)
03. Jennifer (Goblin)
04. Locomotive (Motorhead)
05. You Don't Know Me (Andy Sex Gang)
06. Jennifer's Frien (Goblin)
07. The Maggots (Simon Boswell)
08. The Naked And The Dead (Andy Sex Gang)

In particolare, ricordo che l'attacco di Flash Of The Blade dopo l'inquietante brano di Simonetti è qualcosa che mi ha cambiato la vita.
Un sentito fanculo alle logiche editoriali e di mercato che mi impediscono di entrare in un negozio e fare mia una copia di questo fantastico album così com'era.

5 marzo 2008

NIN in formati multipli. e liberi.

Era un po' che mi domandavo chi sarebbe stato il primo a seguire l'esempio dei Radiohead di alcuni mesi or sono.
Ecco la risposta: i Nine Inch Nails qualche giorno fa hanno messo in vendita il loro nuovo album utilizzando una formula simile, per molti versi, a quella utilizzata per In Rainbows.

Ghosts I-IV è un lungo lavoro che contiene 36 tracce strumentali. Trent Reznor ha dichiarato di averne coltivato l'idea per anni, fino a quando non ha trovato il momento giusto per realizzarlo.

L'album può essere ordinato in una miriade di formati differenti, dal download alla confezione extra lusso, tramite un mini-sito appositamente realizzato.

Le analogie tra l'operazione dei Radiohead e questa dei NIN sono tante: nessun appoggio da parte delle case discografiche, possibilità di acquistare l'album anche in versione "normale" (in doppio CD) per chi lo desidera, disponibilità di una o più versioni speciali per collezionisti.

Si nota però anche qualche importante differenza. La più evidente consiste nel fatto che l'album non può essere scaricato completamente in forma gratuita. In tale modalità sono infatti disponibili solo 9 delle 36 tracce complessive. Per avere tutti i brani in formato digitale bisogna sborsare la somma di 5 dollari. I prezzi seguono poi un andamento esponenziale: 10 dollari (decisamente un "prezzo politico") sono richiesti per la versione in doppio CD con box e libretto di 16 pagine, della quale non si sa se sarà mai disponibile in negozio; 75 dollari per la "deluxe edition", che comprende 2 CD audio, 1 DVD con le tracce in diversi formati digitali e 1 disco Blu-Ray con l'album in alta definizione (96 kHz /24 bit); si arriva infine all'allucinante "ultra deluxe limited edition" da 300 dollari, che propone tutto quanto incluso nella deluxe £semplice", oltre a 4 dischi in vinile e ad un assortimento di ulteriori meraviglie per maniaci. Quest'ultima edizione, tirata in soli 2500 esemplari, è andata esaurita in un tempo ridicolmente breve.

E' evidente che la mancata disponibilità dell'album in versione totalmente gratuita è solo apparente: non passerà molto tempo prima che si possa scaricare dal circuito P2P (anzi, probabilmente già si può), e scommetto quello che volete che a Trent Reznor e soci la cosa non dà alcuna noia.

Una ulteriore innovazione introdotta con questa uscita è rappresentata dal fatto che i brani sono stati rilasciati con licenza Creative Commons. Ciò porterà alla diretta conseguenza che chiunque potrà modificare e redistribuire i brani a piacimento.

A prescindere dai dettagli, il modello che si sta imponendo è chiaro: lasciare che le canzoni trovino una diffusione sostanzialmente libera, e guadagnare sulle edizioni di lusso, riducendo il rischio con la formula della prenotazione online. Dato per scontato che impedire le diffusione pirata di file in formato digitale è impossibile, e appurato che le case discografiche sono troppo miopi per prenderne semplicemente atto, e smetterla di trattare i propri potenziali clienti come nemici, sono gli artisti a prendere il toro per le corna ed a proporre l'unica soluzione possibile ed efficiente. Basta una calcolatrice per rendersi conto che i NIN con l'edizione super mega lusso hanno già racimolato la bellezza di 750.000 dollari, una somma che non penso non sia sufficiente a coprire i costi dell'album. Aggiungete i proventi delle altre edizioni e vedrete che, se anche decine di milioni di utenti nel mondo scaricheranno l'album "aggratis", a perderci sarà solo la faccia dei discografici e non le tasche degli artisti.
In questo caso, mi pare che la furbata sia doppia: l'album, che non ho ascoltato, è un po' "fuori serie" (trattandosi di un doppio strumentale) e ben si prestava ad un esperimento in grande stile.

Rinnovo soltanto il dubbio che espressi al tempo di In Rainbows: potrebbe la stessa strategia avere successo per un gruppo alle prime armi? Il buon senso, e l'esperienza, suggeriscono di no. Bisognerà pertanto che qualcuno elabori nuovi mezzi di diffusione per portare al grande pubblico la nuova musica.
Finalmente comunque qualcosa si muove, ed è molto bello che siano gli artisti ad essere gli unici protagonisti di questa rivoluzione.

28 novembre 2007

Orrore: pubblicità nei DVD


La fantastica notizia è apparsa oggi sui quotidiani online (vedi ad esempio il Corriere): un brevetto depositato da IBM consentirà di inserire pubblicità nei DVD. Detto così, sembra la scoperta dell'acqua calda: già oggi, volendo, è possibile inserire spot pubblicitari all'interno di un filmato. La novità sta nel fatto che il nuovo sistema consentirà di rendere, per così dire, obbligatoria la visione dello spot, impedendo di saltarlo o di andare avanti veloce durante la riproduzione.
Vi si sta accapponando la pelle, vero?
Il fatto che l'idea sia di proporre questi DVD "farciti" a prezzi inferiori rispetto a quelli "puliti" non mi rende meno disgustato. Io certo non comprerei una cosa simile neppure per 2 euro.

Dice l'articolo del Corriere che "l'idea è addirittura quella di rendere gradualizzabile la pubblicità all'interno del dvd. Così se acquisto un disco con più spot lo pagherò meno di uno con meno spot mentre all'aumentare della pubblicità aumenteranno anche i guadagni per il produttore del film."
Fortuna che all'IBM c'è gente che si scervella per produrre invenzioni come questa. Il futuro dell'umanità è al sicuro.

1 ottobre 2007

Radiohead? For download only

La buona notizia è che il nuovo album dei Radiohead è pronto per la pubblicazione. Dell'album si sa che il nome è "In Rainbows" e non molto altro.
L'altra notizia (deciderò poi se definirla cattiva) è che l'album, almeno per ora, non uscirà negli abituali negozi di CD.
Il sito dei Radiohead ci informa infatti che l'album sarà disponibile soltanto in due versioni, entrambe accessibili solo tramite web: download oppure boxset.
L'assoluta novità rispetto ad altre iniziative analoghe è che la versione download non ha un prezzo prefissato: starà a chi scarica decidere quanto pagare per avere In Rainbows sul proprio PC. Questo apre la porta a chi volesse procurarsi l'album a cifre irrisorie o a zero euro, ma consentirà anche a chi apprezzasse molto il gruppo di premiarlo con cifre più alte dei canonici 20 euro.
I Radiohead sono senza contratto discografico dall'uscita di Hail To The Thief e questa mossa sembra un vero e proprio schiaffo all'industria discografica. Neppure Apple si è salvata: il gruppo ha infatti rifiutato anche di mettere in vendita l'album su iTunes.
Insomma, i Radiohead viaggiano assolutamente da soli, ed hanno in un sol colpo scaricato le case discografiche e risolto brillantemente il conflitto con il p2p (perchè scaricare l'album dal mulo quando puoi farlo gratis dal sito ufficiale?).
La versione boxed è tutta un'altra storia: sarà composta di 2 CD, comprendenti anche brani in più rispetto alla versione download, di 2 LP in vinile con gli stessi brani presenti sui CD, e di vario altro materiale (booklet, foto). Anche la versione boxed sarà acquistabile solo dal sito: niente distribuzione nei negozi, almeno per ora. Peccato per il prezzo: 40 sterline, circa 57 euro.

Ora, mi rendo perfettamente conto dei motivi che hanno ispirato l'operazione, e trovo lodevole il tentativo di percorrere strade diverse da quelle tradizionali.
Non capisco però perchè i Radiohead debbano offrirmi solo due soluzioni agli antipodi tra loro: accontentarmi di musica in formato compresso (per quanto a prezzo libero) oppure decidere di spendere un capitale per la versione di lusso. Se tutti seguissero questa via, è ovvio che l'acquisto dell'originale diventerebbe cosa per collezionisti molto danarosi.
Non avrei disprezzato una onesta edizione in doppio CD oppure in doppio vinile, a prezzo dimezzato (20 sterline sarebbe stato ragionevole).

Il problema, dal mio punto di vista, è in ciò che leggo dietro queste scelte. Se accettiamo che sia definitivamente tramontata l'epoca del disco acquistato in negozio (e i segnali sono tanti), si apre uno scenario preoccupante per la diffusione della musica. Quanti artisti potranno sostenere le spese per autoprodursi un album e aspettare che le vendite online rendano un utile vantaggioso? Quanto potrà reggere il modello iTunes? E perchè dovrei adattarmi ad acquistare musica a qualità più bassa di quella del CD?
Non vorrei che dalla crisi dell'industria musicale (che non è crisi economica ma d'identità) ne venisse danneggiata la musica.

Insomma, valuterò poi se questa è, in effetti, una cattiva notizia.

17 settembre 2007

E' morto il CD, viva il CD!

Compact Disc. Ricordo come ieri i giorni in cui lessi per la prima volta di questo strabiliante ritrovato della tecnica moderna. Se non sbaglio si trattava di un roboante articoletto trovato in una copia del Reader's Digest che girava per casa. Ero piuttosto piccolo, ma mi colpì molto la vantata indistruttibilità del supporto (si narrava di prove di resistenza mitologiche, quali il lancio dalla cima dell'Empire State Building) e la possibilità di abolire la separazione tra lato A e lato B. All'epoca ascoltavo solo classica, e soffrivo di cose tremende quali la divisione in due parti del terzo movimento della nona di Beethoven, necessaria sul vinile per farci stare l'intera sinfonia. Non mi sorprese scoprire che la durata di 74 minuti era stata suggerita da Karajan proprio pensando alla nona.

A distanza di più di vent'anni, mi trovo mio malgrado ad iniziare a scorgere in giro i segni di un prossimo pensionamento del compact disc. L'"era digitale" conteneva in se' stessa i germi di ciò che sarebbe poi accaduto: napster, il p2p, la vendita di musica online, l'iPod. Tutto sembra congiurare contro questo inutile pezzo di plastica che ha accompagnato la mia generazione (e qualche altra) nel mondo della discografia.

Scriveva Steve Albini nel 1987 sull'edizione in CD di una raccolta dei Big Black ("Eight Track Tape"): "[...] Don't worry about their longevity, as Philips will pronounce them obsolete when the next phase of the market squeezing technology bonanza begins". Questo nel libretto. Sul CD invece è stampato quanto segue: "When, in five years, this remarkable achievement in the advancement of fidelity is obsolete and unplayable on any 'modern equipment', remember: in 1971, the 8-track tape was the state of the art".

Quando, nei giorni scorsi, mi sono messo alla ricerca di un nuovo Discman, o lettore portatile che dir si voglia, ed ho scoperto che quasi nessun negozio di elettrodomestici ne vende più, a favore di banchi e banchi di lettori mp3 ed iPod, queste parole mi sono sembrate di grande saggezza.

Albini aveva sbagliato solo nella previsione limitata a cinque anni, ma questo è giustificabile con il malumore del momento, che doveva somigliare tanto a quello che mi ha assalito quando la consapevolezza mi ha raggiunto.
Cosa ne farò di migliaia di compact disc che mi riempiono la stanza? Li convertirò in mp3? E' fantastico osservare quanto lo standard per l'audio, invece di migliorare, peggiori. Il discorso è molto lungo, lo approfondirò un'altra volta.
Per ora metto su i Big Black.