Della ristampa di A Secret Wish vi avevo parlato un paio d'anni fa, vi rimando dunque a quella pagina per storia e considerazioni sui Propaganda e la loro storia con la ZTT.
Stavolta si parla invece di Wishful Thinking, il disco di versioni remix che venne pubblicato nel 1985, pochi mesi dopo l'uscita di quel primo e unico album della band.
Si trattava di un'operazione tipicamente "ZTT anni '80": l'album fu assemblato con cura meticolosa, e realizzato decostruendo, ricostruendo, remixando e ricompilando le canzoni del disco di inediti, dando vita insomma ad un'opera a se' stante. Non esattamente la stessa cosa che limitarsi a mettere in fila le versioni alternative già prodotte per i singoli a 7" e 12", come divenne prassi comune per i "remix album", moda passeggera ma gloriosa (uno degli ultimi avvistati fu negli anni '90 quello delle versioni dub di Protection dei Massive Attack) di cui d'altronde proprio questo è uno dei primissimi esempi.
Sebbene fosse andato incontro ad un fallimento comerciale, il disco è rimasto nel cuore dei fan della band di Claudia Brücken e Susanne Freytag, forse anche per la scarsità d'altro materiale. Non aveva però conosciuto fino ad ora alcuna particolare riedizione, se non l'abituale successione di ristampe in CD per la Island, la Universal, la Repertoire e la stessa ZTT.
Viene rispolverato solo adesso e riceve l'aggiunta di diverse bonus nell'ambito della Element Series della ZTT, che ha già visto ristampe ampliate degli stessi Propaganda, degli Art Of Noise, dei Frankie Goes To Hollywood.
L'operazione è un po' controversa. Il merito principale è quello di portare alla luce due versioni di p:Machinery con la chitarra di John McGeoch, registrata in uno degli infiniti esperimenti dell'etichetta ma mai aggiunta alle versioni date alle stampe all'epoca. Per il resto, il materiale addizionato è di non eccezionale interesse, e poco aggiunge di nuovo. Vero che il collezionista apprezza questo ed altro, ma fa un po' strano osservare che dopo la ristampa in 2 CD di A Secret Wish, e questa edizione ampliata di Wishful Thinking, non si sia ancora trovato posto per il 7" mix di Jewel!
Comunque, se non ce l'avete già in edizione normale, è l'occasione buona per portarlo a casa, considerata anche la saggia politica di prezzi bassi tenuta dall'etichetta per la Element Series.
Disturbdances
1 Abuse 3:30
2 Machined 6:54
3 Laughed!8:54
4 Loving 0:47
5 Jewelled 7:44
6 Loved 6:43
7 Abuse 4:18
8 Thought 2:38
Deviations
9 Strength To Dream (Outtake 04.02.84) 2:29
10 p:Machinery (The Beta Wraparound) 10:47
11 The Murder Of Love (Murderous Instrumental) 4:29
12 Dr Mabuse (Outtake 24.04.85) 5:41
13 Frozen Faces (A Secret Sense Of Rhythm) 5:09
14 p:Machinery (The Voiceless Beta Wraparound Edit) 4:25
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24 giugno 2012
8 novembre 2011
Who's Afraid of the Art of Noise Reprints?
Non so esattamente quando sia uscita questa ristampa del classico album degli Art of Noise, io l'ho vista solo da pochi giorni e nonostante abbia tentato di resistere, alla fine l'ho presa.Non mi metto a raccontarvi quanto Who's Afraid of the Art of Noise abbia rivoluzionato la storia del pop. Chi ha conosciuto quei tempi, ricorderà benissimo la sensazione di straniante novità che emergeva dai solchi del vinile, e il sentimento che niente sarebbe più stato come prima.
La storia della band, del membro fondatore Trevor Horn e della sua etichetta discografica, meriterebbe un intero volume. Cerco dunque di evitare. Le note di copertina di questa riedizione mi hanno però portato a ripercorrere la storia discografica dell'album e a fare alcune considerazioni sulle ristampe, i bonus, gli inediti (e tutto quanto).
L'album fu originariamente pubblicato dalla ZTT in vinile e cassetta (con 3 diverse cover per diversi mercati) in epoca pre Compact Disc nel 1984. Fu poi brutalmente ristampato su CD nel 1986, per la Island, senza alcuna modifica alle tracce e un artwork impoverito (il retro era costituito dalla stampa della tracklist su uno sfondo anonimo, comune a tutte le uscite Island).
In casa ZTT lo smembramento del gruppo originale (che continuerà a pubblicare con lo stesso nome, ma per un'altra etichetta) porterà alla pubblicazione, curata da Trevor Horn, di una edizione antologica in CD intitolata Daft, contenente tutte le tracce dell'album, parte dell'EP Into Battle, e un paio di versioni dal maxi single Moments in Love. Il disco aveva il suo perchè (tanto è vero che per anni ne ho preferito l'ascolto rispetto all'album per la maggiore ricchezza) ma in nessun modo si poteva considerare l'edizione in CD di Who's Afraid.
E infatti, come le note di copertina del curatore Ian Peel tengono a precisare, questa è la prima vera edizione in CD dell'album (se non altro da parte dell'etichetta d'origine). Come si potrà dedurre dalla tracklist riportata in fondo a questo post, il materiale aggiuntivo è stato per una volta tanto selezionato con cura, e risponde ad un criterio cronologico e filologico molto rigoroso.
Lo stesso Peel aveva curato nei primi mesi di quest'anno la ristampa dell'EP del 1983 Into Battle, riproposto col running order originale, ma con l'aggiunta dell'intera sessione di registrazione successiva della band. La sessione conteneva il materiale grezzo che sarebbe stato poi usato per l'album del 1984 oggetto di questa seconda ristampa definitiva, che dunque non aggiunge altro materiale di studio o versioni alternative, ma due sessioni live per la BBC (sul CD audio), e tutto il materiale video riconducibile all'album (sul DVD).
Questo è un criterio sufficientemente corretto, per il mio approccio sempre più schizzinoso (e sempre più attento alla tasca). A questo punto, sembra scriteriato invece il metodo di selezione usato alcuni anni fa per la compilazione del cofanetto And What Have You Done With My Body, God? contenente una incredibile mole di tracce relativa al periodo ZTT (1983-84) tra versioni alternative, sessioni scartate, prove di studio e così via, ma anche, ad esempio, il medesimo EP Into Battle per intero. Ma vabbè, ormai ce l'ho, me lo tengo. Sarà una sofferenza dura ma necessaria.
Who's Afraid of the Art of Noise reprint tracklist:
CD1 (audio)
Original album:
01 A Time for Fear (Who's Afraid)
02 Beat Box (Diversion One)
03 Snapshot
04 Close (to the Edit)
05 Who's Afraid (of the Art of Noise)
06 Moments in Love
07 Memento0
8 How to Kill0
9 Realisation
Radio 1, November 1984 BBC live session:
10 'too busy talking'
11 Close (to the Edit)
12 'exploring the jungle'
13 Moments in Love
14 'arranged in a circle'
15 Beat Box (Diversion Seven)
Radio 1, March 1985 BBC live session:
16 From Science to Silence
17 Beat Box
18 Moments in Love
CD2 (DVD):
A Feast of Reason -- All Art:
01 'so what happens now?'
02 Beat Box
03 Close (to the Edit) (version one)
04 Closer (to the Edit) (cinema version)
05 Moments in Love
06 Art of Noise (live at The Value of Entertainment, June 1985)
07 Moments in Love (live around the world, Summer 1999)
08 Beat Box and Close (to the Edit) (live at Coexistence, June 2000)
All Noise:
09 When Art of Noise met Kenneth Williams (and Other Commercial Breaks) (Parts 1-9)
10 Close (to the Edit) (version three)
11 Moments in Love (version two)
12 Close (to the Edit) (version two)
13 Beat Box (edit)
14. so what happened next?
5 dicembre 2010
The Influence of the AoN
"The Art of Noise is paranoid" (dal testo di Something Always Happens).La storia della mia passione smodata per gli AoN inizia da qualche parte tra il 1985 e il 1986, a casa di un amico che aveva appena scoperto il maxi single di Moments in Love, e subito a seguire l'album Who's Afraid (of the Art of Noise)?
Ripercorrere in poche righe la storia di questo progetto ambizioso e a tratti incredibile è difficile, perchè al di là dei dati biografici è necessario ricostruire il "prima" e il "dopo" AoN, una differenza che per i più giovani può essere arduo afferrare.
Negli anni '70 la musica elettronica era dominata dall'influenza di Kraftwerk e Tangerine Dream. Era il dominio assoluto dei sintetizzatori, dei beat minimali e dei primi sequencer, una mescolanza di fantascienza e atmosfere cosmiche, qualcosa che aveva a che fare con i viaggi nello spazio ed una visione del futuro tra utopia e distopia: Asimov ma anche l'incubo atomico tradotti su vinile.
Nei primi '80 il pop assimilò queste tendenze fondendole con la tradizione punk, dando vita al "synth pop": semplici melodie di sintetizzatore sovrapposte a fragili schemi basso/batteria/chitarra. Una formula dotata di grande fascino ma velocemente abusata, tanto che tra il 1980 e il 1983 si era già trascinata sul declivio di un declino imminente.
Ma nei primi anni '80 una dirompente innovazione tecnica si stava affacciando nel mondo della musica: il campionamento. Era una tecnologia costosissima e ancora dai grandi limiti. Pochi poterono iniziare a sperimentarla, ed erano in genere personaggi già dentro l'establishment musicale e con una certa disponibilità di mezzi. Uno tra questi fu ad esempio Peter Gabriel, che iniziò ad utilizzare i campionatori dal terzo album omonimo. Ma si trattava di musica ancora elitaria, molto concettuale, mescolata con influenze world e ancora dallo scarso potenziale pop (fino alla svolta di So, ma quella è già un'altra storia).
Trevor Horn (già produttore e musicista, vedi Buggles e Yes) decise invece di fondare qualcosa di totalmente nuovo. Raggruppati i musicisti Anne Dudley, JJ Jeczalik, Gary Langan e il giornalista musicale Paul Morley, diede vita ad un progetto che mescolava in modo inedito musica classica, influenze futuriste e un utilizzo aggressivo del Fairlight, all'epoca l'unico strumento in grado di gestire il campionamento in modo duttile e potente. Il nome "Art of Noise" fu mutuato dall'opera l'Arte dei rumori di Russolo, mentre l'immagine del gruppo, basata su maschere, sculture e citazioni dal sapore di inizio Novecento, erano opera di Morley, il cui apporto fu fondamentale ma limitato a questo aspetto.
Dopo il primo album le tensioni interne iniziavano già a sgretolare la coesione del gruppo: da un lato Horn e Morley puntavano molto sulla concettualità e sulla non-immagine, dall'altro Dudley, Langan e Jeczalik desideravano uscire allo scoperto come una vera band e ottenere anche riconoscimenti commerciali. La ebbe vinta il secondo gruppo, che mollò la ZTT di Horn e approdò alla China Records, con la quale pubblicò altri tre album prima di sciogliersi nel 1990. Seguì un profluvio di raccolte e collezioni di remix, fino a quando, negli ultimi anni del secolo ci fu una fugace riunione della band (escluso Jeczalik) con un album ispirato all'opera di Debussy.
L'importanza degli AoN potrebbe essere misurata sul numero di campionamenti che hanno a loro volta subìto. Il più noto è quello utilizzato dai Prodigy nel singolo Firestarter. Ma la loro influenza sulla musica degli anni '80 e '90 è ben più vasta e diffusa. L'intera scena "big beat" potrebbe essere considerata una rielaborazione di pezzi come Close (to the Edit), mentre l'approccio alla cover come momento di riappropriazione di una melodia in un contesto totalmente differente (Peter Gunn, Kiss) è una eredità ancora evidente nella produzione musicale degli anni '00.
La raccolta Influence appena sbarcata nei negozi non potrebbe dunque avere nome più appropriato.
L'edizione consta di 2 CD. Il primo è una sorta di vero e proprio best of, sebbene si discosti da quello già esistente per due ragioni: la scelta delle versioni che privilegia quelle finora inedite su CD (vedi i casi di Close (to the Edit), Legs, Paranoimia), e l'inserimento di 3 brani dall'ottimo album del 1999, che sebbene evidenzino la grossa frattura con lo stile del passato, dimostrano anche l'enorme potenzialità della nuova incarnazione della band. Il secondo disco consiste di unreleased experiments; contiene solo versioni totalmente inedite e qualche chicca sorprendente (un esempio su tutti: l'intera sequenza delle voci registrate da Camilla dalle quali furono estrapolate risate, "ehi" "yes" e cosa vià). Una vera e propria miniera per gli appassionati di questa band fondamentale per la storia del pop occidentale.
L'Arte è servita.
"The Art of Noise is paranoid. The Art of Noise is weird."
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1 novembre 2010
Ristampe succose dai favolosi anni 80 (parte 4)
Propaganda: ovvero della grandezza e delle miserie della ZTT Records, ovvero dell'irruzione di Düsseldorf nella Londra degli anni '80, ovvero "all that we see or seem is but a dream within a dream", ovvero un solo disco per restare nella storia del pop.In origine c'erano Ralf Dörper (dei Die Krupps), Andreas Thein e Susanne Freytag, che iniziarono a sperimentare un mix di industrial, pop e punk in suolo germanico. Vennero poi, dopo un trasvolo della band a Londra, gli innesti di Michael Mertens e Claudia Brücken. E venne Paul Morley, il giornalista-teorico che aveva fondato la ZTT assieme a Trevor Horn, e che vide nel quintetto (poi quartetto, dopo l'abbandono di Thein) un cavallo di razza sul quale puntare per l'etichetta da poco avviata.
E vennero infine i singoli, una sferzata di innovazione ed originalità nel panorama del pop targato 1984, che viveva un ormai inarrestabile paludamento. Dr. Mabuse, Duel, P-Machinery erano il risultato di un sonoro impatto tra le radici industriali della band e la produzione ipertrofica e levigante della ZTT. L'etichetta fece la fortuna della band ma ne decretò anche la rapida disgregazione, secondo uno schema che si rivelò purtroppo condiviso tra tutti i gruppi che avevano firmato per la label. Alla fine del tour che seguiva la pubblicazione del primo e unico album, il gruppo si incartò in una devastante controversia legale relativa al contratto firmato con Trevor Horn, e finì con lo sciogliersi.
A Secret Wish fu un album travagliato: Horn, all'epoca impegnata nel lancio dei Frankie Goes To Hollywood, non riuscì a produrlo per motivi di tempo, ma la pressione esercitata da Paul Morley (che nel frattempo aveva sposato Claudia Brücken) fece sì che se ne occupasse S. J. Lipson, tecnico di fiducia di Horn e abile manovratore di synth e sequencer (la band ebbe a disposizione il Fairlight degli Art of Noise) oltre che orchestratore delle numerose collaborazioni che arricchirono l'album come era nel più puro stile ZTT (appaiono Steve Howe e David Sylvian tra numerosi altri). Uscito su vinile nel 1985, il disco fu seguito da una edizione in CD che per l'epoca era una cosa decisamente rara. Il metodo della label non consentiva di accettare che l'edizione su compact disc fosse una semplice rimasterizzazione del master originale realizzato per il vinile: l'album fu dunque re-mixato (col risultato che diversi brani ebbero una durata decisamente differente) e masterizzato nuovamente in digitale.
Inutile dire che seguirono diverse versioni dei
singoli, tracce aggiuntive nei maxi-single, oltre ad un intero album di versioni remixate (Wishful Thinking). Si iniziò anche a parlare di misteriose versioni alternative presenti negli archivi della ZTT...Finalmente giunge una mastodontica ristampa in due CD che riporta alla luce questo grande classico riunendo le versioni dell'edizione analogica e quelle dell'edizione digitale, oltre a fornire sul secondo disco una grande quantità di B-sides, remix e soprattutto i 20 minuti di Do Well, prima versione dei pezzi dei Propaganda che all'epoca conobbe una edizione solo su cassetta.
Vi rimando all'apposita pagina su Discogs per tutti i dettagli da maniaci collezionisti.
7 marzo 2010
Ristampe succose dai favolosi anni 80 (parte 1)
Sono passati esattamente 25 anni da quando un caro amico mi regalò Welcome To The Pleasure Dome dei Frankie Goes To Hollywood.Due dischi in vinile, poco più di un'ora di canzoni e un artwork decisamente indimenticabile. Una rivoluzione travolgente, un'iniezione di ammiccamenti sonori e visivi che mi traghettarono nella zona più calda dell'adolescenza e in un mondo di suggestioni musicali fino ad allora sconosciute.
Non accadde solo a me: questo è uno dei dischi più importanti degli anni '80, e lo è per un sacco di incredibili ragioni.
L'album usciva per la ZTT di Trevor Horn, un uomo la cui influenza sarebbe stata enorme sullo sviluppo della musica pop a venire. Horn era autore di un progetto ad amplissimo spettro che, a partire dagli Art Of Noise, e sviluppandosi attraverso diversi artisti sui quali ebbe un controllo più o meno evidente ed invadente (i Propaganda, gli stessi Frankie Goes To Hollywood, gli Yes di Owner Of A Lonely Heart, la Grace Jones di Slave To The Rhythm, e l'elenco è ancora molto lungo), lavorò su diversi aspetti della concezione stessa di mercato musicale. Il campionamento come forma d'arte, la costruzione di una hit pop come mescolanza di influenze diverse e non sempre coerenti, il rapporto tra l'artista e il pubblico come soggetto dell'arte stessa (in senso anche warholiano), l'utilizzo di messaggi dirompenti ed al contempo ambigui per attirare l'attenzione su aspetti più nascosti e più importanti, furono tutti elementi introdotti o comunque potenziati da Trevor Horn e poi assimilati, diffusi, e spesso banalizzati, dall'industria musicale nel decennio successivo e ancora fino ad oggi.
Welcome To The Pleasuredome è la quintessenza di questa alchimia. Partendo da una rock band dalle buone potenzialità ma non eccelsa, dalla quale venne soprattutto estratta l'eccezionale personalità del cantante Holly Johnson, Horn fabbricò un album in cui ogni solco rimandava, tra collaborazioni, riadattamenti, riarrangiamenti, artifici di studio, un caleidoscopio sonoro al quale non eravamo ancora abituati. I brani originali e le diverse cover vennero trattati e modificati con un sapiente - ed all'epoca innovativo - lavoro di studio, fino a diventare altro ed a comporre un'opera che era fuori dal controllo dell'artista stesso. Anzi, l'artista percepito dal pubblico diventava la somma di un numero di fattori enorme - la composizione, gli arrangiatori, lo studio, i sintetizzatori, il produttore, i grafici, i designer, i remix, i registi dei videoclip - fino al punto che i Frankie Goes To Hollywood furono ben altro da se', ma lo furono con una potenza inimmaginabile fino a quel momento.
Consci di questo meccanismo, i cinque del gruppo sentirono il bisogno di ribellarsi e si sfilarono dal meccanismo, pretendendo di registrare il secondo album (Liverpool) come semplice band, svincolandosi dal produttore e confezionando un lavoro molto più onesto e vero, ma decisamente meno affascinante e compiuto, scomparendo subito dopo dalle scene.
La nuova ristampa che oggi celebra i 25 anni dell'album ha diversi meriti. Innanzi tutto, recupera finalmente, ed in modo sontuoso, tutto l'artwork originale. Non solo, ne aggiunge altro, proveniente dalle medesime sessioni di produzione. In secondo luogo, restituisce un audio perfetto ed all'altezza della stampa originale. Infine, acclude un secondo CD infarcito di extended versions e B-sides, qualcuna ancora incredibilmente inedita su CD nonostante l'enorme numero di singoli e raccolte messe sul mercato nel corso di questi 5 lustri.
Frankie says: ... (da completare a vostro piacimento)
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