Visualizzazione post con etichetta Parov Stelar. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parov Stelar. Mostra tutti i post

12 ottobre 2009

Parov Stelar in Coco

Di Parov Stelar vi avevo già parlato ai tempi dell'uscita del terzo album Shine.

Nei due anni trascorsi dall'uscita di quel CD, il musicista austriaco non dev'essere stato con le mani in mano, visto che stavolta il materiale proposto è davvero tanto: Coco è un album doppio, che raccoglie 26 tracce per oltre 100 minuti di musica.

Molto è cambiato nello sviluppo musicale del progetto - dietro il quale si cela nient'altro che Marcus Füreder, fondatore della Etage Noir - anche se il materiale di partenza è sempre lo stesso: una miscela sapiente di jazz, swing ed electro che ammicca agli anni '30, al cinema noir ed alla tradizione della dance austriaca dalle atmosfere più rarefatte e decadenti.

Ciò che distingue in modo deciso questa uscita dalle precedenti è l'innalzamento della media dei bpm delle composizioni. Quest'album è molto più veloce, più ballabile, più radiofonico, a testimonianza del fatto che probabilmente il produttore ha compreso le proprie stesse potenzialità commerciali, ed ha deciso di metterle a frutto.

Ciò nonostante, il risultato è delizioso e non sfigura, per freschezza ed eleganza (due cose difficili da tenere insieme) rispetto ai pur eccellenti primi due album. E così si batte il piede nei pezzi più electro, si sogna su quelli più romanticamente adagiati su splendide voci femminili, si apprezza il sax suadente che appare qua e là, si tollera addirittura il rap non invadente che compare in due brani ben congegnati.

Applausi a Herr Füreder, continui così.

23 ottobre 2007

Splendente Parov

Parov Stelar è l'intrigante pseudonimo utilizzato dal DJ e produttore Marcus Füreder (nonchè grande capo dell'etichetta Etage Noir Recordings) per la pubblicazione dei suoi lavori come musicista.
Un paio d'anni fa era stato proprio il moniker ad incuriorismi, imbattutomi per caso nella copertina del suo secondo album, Seven and Storm. Quel disco, ascoltato in negozio, mi era parso decisamente splendido.
Normalmente non sono particolarmente interessato a cose così house, ma qui si tratta di qualcosa in più. Nei dischi di Parov Stelar si mescolano infatti una straordinaria fascinazione per il jazz ed una il solida cultura elettronica, giocando sui punti di incontro naturali tra la scuola house austriaca e il piùclassico intrettenimento jazz da club: una certa propensione ai toni languidi ed all'oscurità, accenni malinconici sapientemente calcati, una ideale collocazione nella fumosa ambientazione da banco bar all'ora di chiusura, con in mano l'ultimo bicchiere.

Rough Cuts, primo album del 2004, poneva già in evidenza le ottime potenzialità dell'artista austriaco, capace di sfruttare al meglio le splendide voci a disposizione e gli ottimi strumentisti che partecipavano all'album. Solo qualche scivolone in alcuni brani un po' troppo leggeri impediva che il disco fosse un capolavoro.

Seven and Storm, del 2005, centrava invece la formula, con atmosfere languide e bilanciamento perfetto tra voci ed elettronica.

Shine, di recentissima pubblicazione, conferma i punti di forza del precedente e spazia un po' di più in ambienti elettronici. Il disco ha un avvio che sa più di radiofonico, con un paio di brani piacevolmente vivaci, per poi tornare ad atmosfere più rarefatte, fino a sfruttare, verso la fine, formule house più tradizionali. Un disco variegato che riesce a portare avanti un discorso che rischiava di appesantirsi dopo la seconda uscita, e invece dà prova dell'assoluta maestrìa di Füreder/Parov.