Potrebbe sembrare un'operazione un po' triste e il segno di una raggiunta stanchezza compositiva: il recupero di brani inediti risalenti al proprio primissimo periodo (che per gli Wire significa fine anni '70), mai incisi in studio ma ripescati da vecchi nastri e riproposti oggi in nuove registrazioni.
Questo è quanto propone il nuovo album dei Wire, e temevo in effetti di trovarmi ad ascoltare una fotocopia sbiadita dell'originale, come spesso accade quando una band di vecchie glorie si cimenta col vecchio repertorio.
E invece. Invece il terzetto di superstiti della formazione che aveva dato vita ormai dieci anni fa all'acclamato album del ritorno Send (il cantante Colin Newman, il bassista Graham Lewis e il batterista Robert Grey), affiancati dal chitarrista Matthew Simms (che sostituisce il dimissionario Bruce Gilbert) si riappropria di quei bozzetti e li rielabora in maniera vitale e niente affatto auto-celebrativa, dando vita ad un disco che riflette, certamente, la storia del gruppo, ma si inserisce anche perfettamente nella sequenza di uscite recenti, diventando forse anche una pietra angolare per la prossima produzione.
Il confronto con alcune versioni di queste stesse canzoni, rintracciabili nel live Document And Eyewitness dell'81 (attenzione: i titoli dei brani non corrispondono a quelli usati adesso...) renderà chiaro quanto quelle composizioni siano state utilizzate solo come base di partenza per un'altra cosa, ossia un album vivo e vegeto che non puzza di muffa nemmeno un po'.
Non è forse il più bel disco della band, ma questo è un altro discorso. Per la prima volta è la durata, che rasenta l'ora per 14 tracce, a penalizzare un po' l'opera: l'esclusione di qualche brano a favore della sintesi avrebbe forse aiutato il risultato finale a passare da buono ad eccellente.
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10 marzo 2013
16 dicembre 2012
Cosette in arrivo nel 2013 (Wire, Nick Cave, Killing Joke)
Change Becomes Us è il titolo scelto dagli Wire per il loro quarto album dopo la reunion del 2003. La band ha dichiarato che il lavoro per il nuovo disco "è iniziato come una esplorazione di materiale mai registrato, scritto originariamente nel periodo 1979-80". L'uscita è prevista per il 25 marzo 2013 e sarà, come ormai consuetudine, per l'etichetta Pink Flag, di proprietà del gruppo.
La band si compone attualmente dei membri storici Colin Newman, Graham Lewis e Robert Grey, con l'aggiunta del nuovo chitarrista Matt Simms.
Il disco, che propone 13 brani, è già disponibile come pre-ordine, e a seconda della scelta dell'acquirente può essere accompagnato da una T-shirt, da una copia del volume "Read & Burn: A Book About Wire" di Wilson Neate, oppure, ad un prezzo ovviamente molto superiore, da una chitarra Eastwood Airline Seafoam di proprietà di Colin Newman.
È stato anche annunciato che la "Legal Bootleg Series", lanciata nel 2010, vedrà un secondo set di album live registrati tra il 1978 e il 2011. La lista include West Runton Pavillion (1978), Amsterdam – Roxy Music Tour (1979), Berlin (1979) Amsterdam (1987), Metropol, Vienna (1987), Mean Fiddler (1990), The Garage (2000), Scala (2008), German Tour (2009) e European Tour (2011).
Dopo varie speculazioni sulla possibilità che la band fosse ancora attiva, Nick Cave & The Bad Seeds hanno annunciato l'uscita del loro 15° album di studio per il 18 febbraio 2013. Il disco conterrà 9 brani ed avrà per titolo Push the Sky Away.
Nick Cave ha scritto sul sito dei Bad Seeds che il nuovo album "suona semplicemente nuovo, ma sapete, nuovo in quel modo vecchia scuola".
Il disco è stato registrato in un edificio del 19° secolo nel sud della Francia, col produttore Nick Launay. Il primo singolo, We No Who U R, non mi sembra aver risentito molto favorevolmente della location, suona infatti scialbo e piatto come nessun brano dei Bad Seeds a mia memoria.
Per quelli interessati alla faccenda dei formati (una follia dell'industria discografica che spero abbia presto fine) vi informo che anche quest'album si può pre-ordinare come standard CD, come vinile, come set CD/DVD, come box set deluxe (che include il vinile, il CD, il DVD, due singoli in 7" e una riproduzione in 120 pagine dei quaderni usati da Nick Cave durante la lavorazione dell'album).
Il 2013 vedrà il 35° anniversario dei Killing Joke, i quali hanno deciso di festeggiare a modo loro, ossia tirando fuori una raccolta di singoli che più completa non si può.
The Singles Collection: 1979-2012 uscirà il 15 aprile e sarà disponibile sia come edizione in 3CD (33 singoli nei primi due, e un terzo album di rarità), sia come edizione monstre da 34 CD, per il costo di circa 350€.
Se i vostri occhi reggono il listone di quanto incluso nella deluxe edition, ve lo propongo qui di seguito per intero. Non sto a soffermarmi su materiale quali libretto, poster ed altre amenità che saranno sicuramente in abbondanza.
CD 1
1. “Nervous System”
2. “Turn To Red”
CD 2
1. “War Dance”
2. “Pssyche”
CD 3
1. “Requiem”
2. “Change”
CD 4
1. “Follow The Leaders”
2. “Tension”
CD 5
1. “Empire Song”
2. “Brilliant”
CD 6
1. “”Chop-Chop”
2. “Good Samaritan”
CD 7
1. “Birds of A Feather”
2. “Flock The BSide”
CD 8
1. “Let’s All Go (To The Fire Dances)”
2. “Dominator”
CD 9
1. “Me Or You?”
2. “Wilful Days”
CD 10
1. “Eighties”
2. “Eighties” (Coming Mix)
CD 11
1. “A New Day”
2. “Dance Day”
CD 12
1. “Love Like Blood”
2. “Blue Feather” (Version)
CD 13
1. “Kings And Queens”
2. “The Madding Crowd (Remixed By Killing Joke)
CD 14
1. “Adorations”
2. “Exile”
CD 15
1. “Sanity”
2. “Goodbye To The Village”
CD 16
1. “America”
2. “Jihad”
CD 17
1. “My Love Of This Land”
2. “Darkness Before Dawn”
CD 18
1. “The Beautiful Dead”
CD 19
1. “Money Is Not Our God”
2. “North Of the Border”
CD 20
1. “Exorcism” (Live In King’s Chamber Cairo, Aug 1993 Mix)
2. “Whiteout” (The Intellect Is Ugly Remix) (Mandragora Edit)
CD 21
1. “Millennium” (Cybersank Edit)
2. “Millennium” (Cybersank Extended Remix)
CD 22
1. “Pandemonium” (Cybersank Edit)
2. “Pandemonium” (Cybersank Extended Remix)
CD 23
1. “Jana”
2. “Jana” (Dragonfly Mix)
CD 24
1. “Democracy” (Album Mix)
2. “Mass”
CD 25
1. “Loose Cannon”
2. “Wardance” (Ultimate Version)
CD 26
1. “Seeing Red” (edit)
2. “Seeing Red” (Jagz Kooner Remix w/vox)
CD 27
1. “Hosannas From The Basements Of Hell” (Radio Edit)
2. “Afterburner” (Alternative Version)
CD 28
1. “In Excelsis”
2. “Kali Yuga”
CD 29
1. “European Super State” (edit)
2. “European Super State” (Youth Remix)
CD 30
1. “Fresh Fever”
CD 31
1. “Ghosts of Ladbroke Grove”
2. “Ghosts of Ladbroke Grove” (Dub)
CD 32
1. “In Cythera” (Edit)
2. “Penny Drops”
CD 33
1. “Corporate Elect”
2. “New Uprising”
3. “In Cythera” (Bloody Beetroots Remix)
CD 34: RARITIES DISC
1. ‘Transient Place’
From ‘Freispiel: The Soundtrack’.
2. ‘Zennon’
B-side of ‘Loose Cannon’ single.
3. ‘Drug’
From the ‘Mortal Kombat’ soundtrack.
4. ‘Hollywood Babylon’ (longer intro mix)
From the ‘Showgirls’ soundtrack.
5. ‘Our Last Goodbye’
From the ‘Free The Memphis 3’ album.
6. ‘Sixth +Sun’
Unreleased track from the ‘Absolute Dissent’ sessions.
7. ‘Wardance’ (Naval Mix).
8. ‘Requiem’ (Acapella Mix).
9. ‘Pandemonium’ (Aotearoa Mix)
Full-length.
10. ‘Four Stations Of The Sun’
Studio version
11. ’Feast Of Fools’ (rough mix)
Unreleased track from the ‘Absolute Dissent’ sessions.
12. ‘iBuy’ – with Tim Burgess.
Track for Classic Rock collaborations CD.
13. ‘Timewave’ (rough mix)
Unreleased track from the ‘Absolute Dissent’ sessions.
14. Jaz & Youth Shamanic Ritual Live in the King’s Chamber Giza Pyramid
(Pre-recording vocals for 3.Pandemonium).
15. ‘Ravings of Jaz’
(A conversation on philosophy between Youth & Jaz circa 2003).
16. ‘Intellect’ (feat. Aboud Abdel Al)
Track from ‘Democracy’ (previously unreleased version featuring this celebrated violin player).
14 gennaio 2011
Wire, sempre più grandi
Parlare dei Wire è difficile perchè si tende facilmente all'iperbole. Eviterò allora di ricordare che si tratta di uno dei nomi fondamentali del post-punk e di un gruppo che ha avuto una enorme influenza su tutto l'indie degli ultimi trent'anni. Ok.Red Barked Tree è il dodicesimo album della band, il terzo dal ritorno alle scene avvenuto nel 2003 con l'acclamatissimo Send.
Rispetto a Object47 il disco non rappresenta un grande cambio di percorso, pertanto non c'è molto da aggiungere a quanto avevo detto nell'occasione dell'uscita dell'album precedente.
C'è da registrare l'uscita di Bruce Gilbert, il chitarrista storico che è stato sostituito da Robert Grey. Restano ai loro posti invece gli altri tre membri originari: Colin Newman, voce e chitarra, Graham Lewis, voce e basso, Robert Gotobed, batteria.
L'album infila 11 brani che alternano ricerca, potenza, eleganza, psichedelia, graffi e carezze, nel più puro stile Wire, e lo fa senza cadute di stile e senza perdere mai la tensione. Si ascoltino anche le sole Two Minutes, Moreover e la title track conclusiva, e si avrà la precisa idea di cosa potrebbe e dovrebbe essere la musica oggi, e che invece non è, se non fosse per questi giovanissimi vecchietti.
1. Please Take
2. Now Was
3. Adapt
4. Two Minutes
5. Clay
6. Bad Worn Thing
7. Moreover
8. A Flat Tent
9. Smash
10. Down To This
11. Red Barked Trees
24 luglio 2008
47th object on the Wire
I Wire non sono certo i primi a intitolare un album facendo riferimento a quale posto questo occupa cronologicamente nella propria discografia.
E' però probabile che siano i primi a utilizzare un numero d'ordine che include tutte le precedenti uscite della band, e non solamente gli album.
Ecco dunque che quest'ultimo disco è l'oggetto numero 47 nella discografia del gruppo britannico - e se lo dicono loro, che certamente hanno avuto modo di tenere il conto, sarà certamente vero.
A 5 anni dal ritorno in grande stile di Send, e dopo un EP che li trovava di nuovo in splendida forma, il gruppo inglese si ripropone con un nuovo lavoro che modifica ancora la formula e si muove su coordinate che si allontanano significativamente dal predecessore.
I primi tre brani di Object 47 riportano infatti alla mente le cose più felici del periodo anni '80, tralasciando l'aggressività e l'attitudine più combattiva che Send trasudava da tutti i pori. One Of Us è un upbeat pop-rock veloce e accattivante; Circumspect, in concordanza col titolo, è un brano più lento ed enigmatico, ma che conferma un ruolo privilegiato per la melodia e per le soluzioni semplici ed immediate; Mekon Headman è un leggiadro brano pop che nasconde qualche insidia solo nel ritornello, sbarazzino ma di sottile inquietudine. Attenzione: la leggerezza di queste canzoni è solo apparente, e lo si percepisce sempre più chiaramente ad ascolti ripetuti, ma non può non imporsi all'attenzione dell'ascoltatore l'estrema orecchiabilità delle linee melodiche tracciate dai Wire in questi brani iniziali e in tutto l'album.A 5 anni dal ritorno in grande stile di Send, e dopo un EP che li trovava di nuovo in splendida forma, il gruppo inglese si ripropone con un nuovo lavoro che modifica ancora la formula e si muove su coordinate che si allontanano significativamente dal predecessore.
Perspex Icon è il primo squarcio di nervosismo, con suoni di chitarra molto più taglienti ed un'attitudine punk che si riaffaccia in modo evidente. Il pezzo però è ancora pop, con Newman impeganto in una linea vocale che si stampa in testa rapidamente. Four Long Years ci regala una linea di basso che non potrà che far felice qualsiasi amante degli anni '80, alla quale si sovrappone qualche tocco di chitarra appena accennata ed un imperioso loop di batteria robotica. Kraut pop punk allo stato puro. Hard Currency avrebbe potuto essere uno dei pezzi più lenti di Send: la chitarra seghetta implacabile l'anima che il giro di basso cerca invano di cullare, mentre stacchetti nevrastenici di batteria e sfondi noise incupiscono l'orizzonte. Uno dei pezzi migliori dell'album, degno del primo disco solista di Newman.
Patient Flees sgombra le nubi del brano precedente e si schiude su territori molto morbidi. Il giro di chitarra su cui posa il brano ricorda una vecchia canzone degli Hooverphonic. Are You Ready? potrebbe benissimo uscire diritta diritta da Pink Flag: un perfetto brano punk pop, diritto e spigoloso allo stesso tempo, con una linea ritmica che viaggia spedita, interrotta solo da aperture melodiche inaspettate. Il disco si chiude con All Fours, un brano che sfodera il cantato più nevrotico di Colin Newman e un solo di chitarra molto "sonico", lasciando l'ascoltatore in sospeso e la strada aperta a qualsiasi tipo di seguito.
Object 47 è un disco che potrebbe far storcere il naso a chi aveva amato la "cattiveria" di Send, ma che sarà amato da chi considera i Wire una band che ha sempre sperimentato soluzioni non facili, anche quando ha preso qualche scivolone. Cosa che stavolta decisamente non ha fatto, con buona pace dei detrattori.
13 maggio 2008
Wire: nuovo album + live (gratis) a Torino
Object 47, il nuovo album dei Wire, sarà disponibile il 7 luglio di quest'anno.Nell'attesa di poterlo ascoltare - e confesso una certa trepidazione, vista la sorprendente freschezza del recente EP Read & Burn 3 - vi segnalo che quelli che vengono considerati i padri della new wave suoneranno l'11 luglio al Traffic Torino Free Festival, una manifestazione che si ripete con successo ormai da qualche anno e che si contraddistingue per l'assoluta gratuità della proposta.
Sul sito ufficiale del Festival, al momento in cui scrivo, c'è ancora il programma dell'anno scorso, ma per la data dell'11 luglio 2008 pare certa la partecipazione dei Wire e dei Sex Pistols come headliner.
I Sex Pistols dal vivo, tolto il piacere di rivedere Johnny Rotten, mi interessano fino a un certo punto: è pur sempre una band che rifà se' stessa in modo meramente autocelebrativo (museo del punk, insomma) . Il gruppo di Colin Newman, Graham Lewis e Robert Grey è invece quanto di più vitale si possa immaginare, e assistere ad una esibizione in coincidenza dell'uscita di un nuovo album sarà certamente una bella esperienza. Mi accadde la stessa cosa nel 2003 all'uscita di Send, e mi ritenni decisamente fortunato.
1 febbraio 2008
I prediletti di gennaio 2008
Giusto per tenere un diario delle mie preferenze musicali, inauguro una piccola "fave-list" dei dischi che ho ascoltato, riascoltato, scoperto, approfondito nel mese di gennaio 2008. Forse diventerà un appuntamento abituale, forse no.01. Gravenhurst Fires In Distant Buildings (2005)
La scoperta dell'ultimo The Western Lands mi ha portato a recuperare anche i lavori precedenti. Fires In Distant Buildings è un bellissimo disco che mescola folk acustico catartico e incursioni elettriche ansiogene.
02. Wovenhand Mosaic (2006)
Siamo anche qui in territori post-folk, con una predominanza di colori tetri e atmosfere plumbee. Il progetto di David Eugene Edwards, al terzo capitolo con quest'album, è come una cavalcata all'inferno alla ricerca di persone perdute.
03. Autonervous Autonervous (2006)
C'erano una volta i Malaria!, gruppo al femminile attivo in Germania negli anni '80. Di quel collettivo faceva parte Bettina Köster. Dal sodalizio di quest'ultima con la più giovane Jessie Evans nasce quest'album, fatto di elettronica anarchica punteggiata dal sax, con un gusto inconfondibilmente berlinese.
04. Gudrun Gut I Put A Record On (2007)
Nelle Malaria! di Bettina Köster c'era anche Gudrun Gut, oggi a capo della piccola etichetta Monika Enterprises. Questo suo esordio solista sfugge ad ogni classificazione. Musica da club, heartbeat, sperimentazione, minimalismo.
05. Franco Battiato Fetus (1972)
Una robetta fresca fresca, riascoltato in un rigurgito di revivalismo. Molto più attuale di quanto ci si aspetterebbe, e più vicino al Battiato di oggi rispetto agli altri lavori degli anni '70.
06. Big Black Pigpile (1992)
"One, two... fuck you!". Il live del gruppo di Steve Albini si può vivere sia come una compilation che come una riprova della vera sostanza espressa dai Big Black. I brani spesso scheletrici e disarticolati, ritrovano incredibile vitalità nelle versioni dal vivo.
07. The Cure Kiss Me Kiss Me Kiss Me (1987)
Negli anni questo disco non ha mai smesso di esercitare la sua fascinazione su di me. Psichedelia oscura e pop luccicante che, piuttosto che fondersi, si alternano da un brano all'altro. A perfect record.
08. Einstürzende Neubauten Alles Wieder Offen (2007)
L'inaspettata evoluzione della combriccola di rumoristi capitanata da Blixa Bargeld. Dopo un paio di album dedicati al silenzio ed alla quiete, una funambolica riscoperta del futurismo.
09. Diamanda Galas & John Paul Jones The Sporting Life (1994)
Il più "facile" tra i dischi dell'incredibile cantante di origine greca, in cui la potenza e l'istrionismo vocale di Diamanda vengono supportati dall'intelligenza ritmica dell'ex bassista dei Led Zeppelin. Una chicca.
10. Wire Read & Burn 03 (2007)
Mi stancherò di ascoltare questo EP? Mah.
4 brani per 25 minuti di delizia.
30 dicembre 2007
read and burn and read and burn and read and burn
E tre.I Wire hanno fatto apparire nei negozi la terza reificazione del progetto denominato "read and burn", avviato nel 2002 con i capitoli 01 e 02 (quest'ultimo acquistabile solo dal sito della band per breve periodo, e quindi oramai molto raro).
Dando per scontato che tutte le uscite dei Wire meritano l'immediato acquisto, e ricordato ai più disattenti che stiamo parlando di uno dei gruppi più importanti del punk e della prima new wave, arrivo subito al punto: questo EP rappresenta ancora una volta una gradita sorpresa da parte dello storico quartetto londinese.
E' una sorpresa innanzi tutto dal punto di vista discografico: dopo i due ep di ritorno e l'ottimo album (Send) uscito nel 2003, era lecito aspettarsi qualcosa di diverso da un "read and burn 3".
E poi dal punto di vista musicale, in quanto i Wire, pur restando su livelli eccellenti, non proseguono la strada intrapresa con le opere subito precedenti. I quattro brani che compongono il nuovo ep, accantonando momentaneamente le distorsioni e l'elettronica più acida sfoggiate in Send, si imbarcano infatti in una sorta di gioco dei ricordi, mescolando rimandi alle diverse passate stagioni del gruppo.
Così 23 Years Too Late, posta in apertura, con un ritornello veloce ed una strofa tagliente, potrebbe essere uscita diritta diritta da Chairs Missing, se non fosse per i 10 minuti di durata e per la struttura che ricorda i Wire più recenti.
E pure Our Times potrebbe provenire dal passato più illustre della band, se non si sentisse l'influenza dei lavori solisti e paralleli di Colin Newman.
No Warning Given invece porta alla mente il periodo più elettronico e spesso (a mio modo di vedere) ingiustamente sottovalutato, quello di lavori come The Ideal Copy o A Bell is a Cup.
Desert Driving chiude creando una tensione che non sfocia mai e lasciando col desiderio di sentire altro.
More, please.
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