Visualizzazione post con etichetta Einstürzende Neubauten. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Einstürzende Neubauten. Mostra tutti i post

31 ottobre 2012

Einstürzende Live 90: Rockpalast

Veloce nota di servizio: è in arrivo tra pochi giorni (uscita prevista il 12 novembre) una edizione in CD e DVD del concerto tenuto dagli Einstürzende Neubauten, nel lontano 1990, per lo show TV della televisione tedesca Rockpalast.

Oggetto in questi 22 anni di bootleg e uscite non ufficiali di vario genere, lo show comprende 16 brani ed è uno dei favoriti della band industriale germanica.

Pare tra l'altro che non si tratti dell'unica uscita live all'orizzonte per i Neubauten. Sarebbe infatti in cantiere, come annunciato dalla band in un'e-mail ai fans, un altro DVD con concerti dall'ultimo tour, il 3 Decades Tour.

Per quest'ultimo non ci sono ancora dettagli disponibili, mentre per il Live At Rockpalast 1990 trovate la scaletta qui di seguito.

1. Prolog
2. Feurio
3. Der Tod ist ein Dandy
4. Sehnsucht
5. Armenia
6. Yu Güng
7. Zerstörte Zellen
8. Trinklied
9. Ich bin’s
10. Stuhl in der Hölle
11. Der Kuß
12. Haus der Lüge
13. Kein Bestandteil sein
14. Zeichnungen des Patienten O.T.
15. Sand
16. Ich bin das letzte Biest am Himmel

8 dicembre 2010

Strategies Against Architecture IV

Il primo Strategies Against Architecture fu dato alle stampe dagli Einstürzende Neubauten nel 1984, come raccolta di B-sides e live tracks rimaste a margine della discografia del primo periodo della band.

I due capitoli successivi, del 1991 e del 2001, hanno trasformato la serie in una restrospettiva antologica che copre di volta in volta i periodi intercorsi tra una raccolta e l'altra, affiancando live e B-sides ai brani più significativi tratti dagli album di studio. Non proprio un "best of", ma piuttosto una carrellata che può fungere anche da introduzione al lavoro più regolare della band.

Questo quarto elemento delle "strategie contro l'architettura" (un nome che si riallaccia a quello della band, che in italiano suonerebbe come "nuovi edifici che collassano") si inserisce in questo solco, proponendo brani che seguono il percorso del gruppo berlinese nel periodo 2002-2010, tra versioni di studio, mix alternativi, versioni pubblicate solo sui singoli e così via.

La doppia raccolta esce per la Mute Records, nonostante la band abbia sciolto il contratto con l'etichetta dopo l'uscita di Silence is Sexy: forse un obbligo contrattuale li obbliga a questa scelta, o forse la strada dell'indipendenza è difficile da seguire per questo tipo di uscita, come se le compilation fossero un oggetto più facile da gestire per una label più strutturata come può essere la Mute.

I due CD coprono un periodo che è stato molto travagliato per il gruppo, alla ricerca nell'ultimo decennio della propria nuova identità, fatta di riflessività e sperimentazioni sonore sempre più lontane dal chiassoso rumorismo industriale che l'ha resa famosa negli anni '80. Ne esce un affresco complesso, anche un po' schizofrenico, non sempre a fuoco ma ciò nonostante interessantissimo. Blixa Bargeld e soci hanno tentato strade nuove, a volte coraggiose, che li hanno un po' allontanati dal loro pubblico e che faticano ormai ad essere imbrigliate sotto una etichetta di genere.

Per gli amanti della band si tratta come al solito di una occasione per mettere le mani su tracce altrimenti difficili da reperire; per tutti gli altri può essere un'esperienza rivelatoria, sebbene l'ascolto risulti a tratti difficoltoso, anche per la mancanza di coesione di cui soffre un po' la materia proposta.

In ogni caso, va apprezzato il coraggio del collettivo ma anche la sontuosa edizione, caratteristica alla quale la Mute ci ha un po' abituato ma che non si può fare a meno di ritrovare sempre con piacere.

24 maggio 2008

Jewels from paper

I "gioielli" raccolti in questo nuovo CD del gruppo industriale tedesco, altro non sono che il risultato di una serie di sessioni realizzate tra il 2006 e il 2007 e i cui risultati erano stati già resi disponibili come download per gli iscritti al sito ufficiale della band.

Materiale che proviene dunque da un percorso parallelo a quello che ha portato, mediante sedute di tipo più tradizionale, alla pubblicazione del recente ed acclamato Alles Wieder Offen.
E la differenza tra i due lavori si sente eccome, il che giustifica ampiamente la pubblicazione di un nuovo disco così a ridosso del precedente.

I 15 brani sono stati infatti composti in un modo estremamente particolare anche per i Neubauten. E' stato utilizzato un gruppo di carte, sviluppate da Blixa Bargeld ed utilizzate anche nel recente tour, sulle quali sono riportate delle indicazioni, di carattere non sempre strettamente musicale. In base a queste indicazioni i musicisti devono improvvisare le proprie parti.
Ogni membro del gruppo ha estratto almeno due carte per ogni composizione, con combinazioni spesso di ardua interpretazione. Nel libretto del CD sono riportate le carte estratte per ogni brano.
Un esempio: per la traccia Hawcubite, Blixa Bargeld ha estratto le carte "a high note", "to repeat", "to sing"; Alexander Hacke la combinazione "song", "eigthth", "in the centre"; N.U.Unruh ha avuto da fare con "scream", "loop", "to cut", "not at the beginning"; Jochen Arbeit si è cimentato con "voices", "less", "not played"; Rudolf Moser ha dovuto cavarsela con "not", "even more", "even earlier".

Quello alla base di Jewels è dunque un giochino, o un esperimento se si vuole usare un termine più nobile, ma un giochino che può portare a risultati estremamente interessanti se a praticarlo non sono gli ultimi arrivati, ma persone abituate da anni a trattare con materiali sonori irrituali ed originali.

E infatti l'album ha un'aura particolare, decisamente meno orecchiabile e più sperimentale rispetto alle pubblicazioni più recenti della band, ma anche stranamente accattivante, in quanto la necessità di esprimersi con improvvisazioni "guidate" ha costretto i cinque musicisti ad esprimersi in modo personale e spontaneo, con soluzioni astratte ma anche sorprendentemente efficaci.
Lungi dal riportare al primo periodo della band, in quanto manca della furia espressiva che era caratteristica peculiare dell'epoca, Jewels si pone però come contraltare alla composizione meditata che contraddistingue gli E.N. del terzo millennio. Un vero gioiello preziosissimo, dunque, per chi segue il gruppo ma anche per tutti gli amanti della musica industriale e dell'intelligenza artistica.

Da citare infine il bellissimo volumetto rilegato, un vero e proprio libro, che costituisce la confezione dell'album, contenente una lunga introduzione di Blixa Bargeld, spiegazioni dettagliate per ogni brano, testi in tedesco con traduzioni in inglese, fotografie.
Ulteriore bonus presente sul CD, un filmato Quick Time di circa 40 minuti, che testimonia la gestazione di alcuni brani. Mancano purtroppo i sottotitoli in inglese che avrebbero facilitato la fruizione... ma questo è decisamente un cercare il pelo nell'uovo.

18 aprile 2008

Sorprendenti Neubauten

E' passata più di una settimana dal concerto degli Einstürzende Neubaten a Milano. Probabilmente sono fuori tempo massimo per una vera e propria recensione, ma non potevo trascurare di dedicarvi almeno qualche riga.

Giornata piovosa e freddina per essere il 10 aprile. Sono entrato all'Alcatraz piuttosto umido, e un po' cupo.

Niente gruppo spalla, ne' preamboli di alcun tipo: il concerto si è aperto con l'ingresso di Blixa sul palco. Scaletta completamente basata sui brani più recenti. Niente ma proprio niente è stato riproposto dal primo periodo. Divertente l'episodio in cui Blixa, rispondendo ad un fan che, per richiederne l'esecuzione, gridava "Meine Seele brennt!" (un vecchio brano nello stile più rumorista della band) ha risposto "Meine auch!" ("La mia anima arde!" - "Anche la mia!").

I pezzi dell'ultimo Alles Wieder Offen hanno dal vivo una resa eccellente: Die Wellen, Let's Do It A Dada, Weil Weil Weil, tanto per citare qualche titolo, sono tra le esecuzioni migliori della serata. Un po' stancante ho trovato soltanto la successione a metà serata di alcuni dei brani più "tranquilli", molto belli se presi da soli ma durante i quali ho faticato a tenere viva l'attenzione.

Fantastica in ogni momento l'esperienza "fisica" fornita dal gruppo. Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, è stato del tutto evidente che tutti i suoni presentati dagli Einstürzende Neubaten nelle loro composizioni provengono dalla percussione o dal trattamento di oggetti reali. Una festa per gli occhi e per le orecchie, costantemente sollecitati e incuriositi da ciò che accade sul palco.

Tutti i componenti sono apparsi in grandissima forma, in particolare Blixa, anche ben disposto alla battuta ed alla risata. Alexander Hache, ormai simile più a Lemmy dei Motorhead che a se' stesso, ha stupito tutti suonando il basso con pose da metallaro e a torso nudo (con esibizione di "panza" e tatuaggi).
Strano il momento di tensione tra Unruh e Blixa, quando quest'ultimo ha redarguito il primo per il rumore prodotto raccogliendo gli oggetti metallici appena fatti cadere sul palco. Una tensione che si è smorzata solo dopo un certo tempo.

Bellissima l'idea realizzata in coda al concerto, quando il gruppo ha eseguito un brano improvvisato, nel quale ogni musicista ha dovuto seguire le direttive trovate su carte pescate a caso da una sacca. Se qualcuno conosce le Strategie oblique di Brian Eno, noterà che si trattava di qualcosa di molto simile.
La musica nata "a braccio" dall'esperimento non aveva nulla da invidiare a brani più "composti" e meditati, dimostrazione questa di esperienza e versatilità. Peccato che sul CD della serata, venduto dopo il concerto, mancassero proprio gli ultimi tre brani.

Una serata che è stata capace di riappacifarmi per un paio d'ore con il mondo, mostrando quanto un manipolo di musicisti, avanguardisti e illuminati, possa ancora divertirsi e far godere gli spettatori con uno spettacolo di altissima qualità.

1 febbraio 2008

I prediletti di gennaio 2008

Giusto per tenere un diario delle mie preferenze musicali, inauguro una piccola "fave-list" dei dischi che ho ascoltato, riascoltato, scoperto, approfondito nel mese di gennaio 2008. Forse diventerà un appuntamento abituale, forse no.

01. Gravenhurst Fires In Distant Buildings (2005)
La scoperta dell'ultimo The Western Lands mi ha portato a recuperare anche i lavori precedenti. Fires In Distant Buildings è un bellissimo disco che mescola folk acustico catartico e incursioni elettriche ansiogene.

02. Wovenhand Mosaic (2006)
Siamo anche qui in territori post-folk, con una predominanza di colori tetri e atmosfere plumbee. Il progetto di David Eugene Edwards, al terzo capitolo con quest'album, è come una cavalcata all'inferno alla ricerca di persone perdute.

03. Autonervous Autonervous (2006)
C'erano una volta i Malaria!, gruppo al femminile attivo in Germania negli anni '80. Di quel collettivo faceva parte Bettina Köster. Dal sodalizio di quest'ultima con la più giovane Jessie Evans nasce quest'album, fatto di elettronica anarchica punteggiata dal sax, con un gusto inconfondibilmente berlinese.

04. Gudrun Gut I Put A Record On (2007)
Nelle Malaria! di Bettina Köster c'era anche Gudrun Gut, oggi a capo della piccola etichetta Monika Enterprises. Questo suo esordio solista sfugge ad ogni classificazione. Musica da club, heartbeat, sperimentazione, minimalismo.

05. Franco Battiato Fetus (1972)
Una robetta fresca fresca, riascoltato in un rigurgito di revivalismo. Molto più attuale di quanto ci si aspetterebbe, e più vicino al Battiato di oggi rispetto agli altri lavori degli anni '70.

06. Big Black Pigpile (1992)
"One, two... fuck you!". Il live del gruppo di Steve Albini si può vivere sia come una compilation che come una riprova della vera sostanza espressa dai Big Black. I brani spesso scheletrici e disarticolati, ritrovano incredibile vitalità nelle versioni dal vivo.

07. The Cure Kiss Me Kiss Me Kiss Me (1987)
Negli anni questo disco non ha mai smesso di esercitare la sua fascinazione su di me. Psichedelia oscura e pop luccicante che, piuttosto che fondersi, si alternano da un brano all'altro. A perfect record.

08. Einstürzende Neubauten Alles Wieder Offen (2007)
L'inaspettata evoluzione della combriccola di rumoristi capitanata da Blixa Bargeld. Dopo un paio di album dedicati al silenzio ed alla quiete, una funambolica riscoperta del futurismo.

09. Diamanda Galas & John Paul Jones The Sporting Life (1994)
Il più "facile" tra i dischi dell'incredibile cantante di origine greca, in cui la potenza e l'istrionismo vocale di Diamanda vengono supportati dall'intelligenza ritmica dell'ex bassista dei Led Zeppelin. Una chicca.

10. Wire Read & Burn 03 (2007)
Mi stancherò di ascoltare questo EP? Mah.
4 brani per 25 minuti di delizia.